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Politica | 18 febbraio 2018, 08:12

Appello ai partiti e ai movimenti politici dalla conferenza permanente delle associazioni, federazioni e reti di volontariato

Riceviamo e pubblichiamo

Appello ai partiti e ai movimenti politici dalla conferenza permanente delle associazioni, federazioni e reti di volontariato

In vista della prossima scadenza elettorale, la Conferenza permanente delle associazioni, federazioni e reti di volontariato (ConVol) invita i partiti e i movimenti politici a una riflessione/confronto sul volontariato organizzato. L’intero settore del non profit è stato riformato nella passata legislatura con la Legge 6 giugno 2016, n. 106 e il D. Lgs. 3 luglio 2017, n. 117.Risulta in tutta evidenza da queste norme lo sforzo del legislatore di provvedere al riordino e alla revisione organica della disciplina speciale e delle altre disposizioni vigenti relative agli enti del terzo settore (ETS).

Apprezzabile, secondo la ConVol, nel decreto è il riconoscimento della figura del volontario e dell’attività volontaria. Condivisibileè la definizione della figura del volontario: “una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ETS, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà”; definizione che, del resto, riprende in sostanza quella della legge 11 agosto 1991, n. 266, ora soppressa.

Un aspetto della Riforma che la ConVol contesta attiene invece alla disciplina del volontariato organizzato. Abrogando la legge quadro del volontariato (L. 266/1991), la Riforma ha finito in effetti per svalorizzare l’azione volontaria prestata all’interno di un’organizzazione. Sono di fatto pressoché annullate, ad esempio, le differenze tra enti del terzo settore che svolgono attività prevalentemente mutualistica ed enti che, come le organizzazioni di volontariato, avevano un presupposto preciso nella finalità solidaristica della loro azione. La specificità delle organizzazioni di volontariato viene meno anche nel Capo V del Codice che riguarda le reti associative. La nuova normativa cade così in un’insanabile contraddizione; da un lato, essa riconosce l’associazionismo, l’attività del volontariato, la cultura e la pratica del dono quali elementi centrali della funzione sociale degli ETS, dall’altro non valorizza altrettanto le organizzazioni tramite le quali il volontario presta la propria attività.

Il volontariato ha una forte vocazione alla democrazia e all’impegno civile, che si realizza in quanto si svolge “in favore della comunità e del bene comune”; in caso contrario, rischia di disperdersi e di frammentarsi in piccole, pur significative, isole di solidarietà tra loro scollegate e pertanto prive di efficacia sociale. D’altro canto, come documentano decine di indagini, la sfida oggi è quella di attivare i cittadini verso forme di partecipazione volontaria più stabili, meno effimere e occasionali, più organizzate, in grado di generare processi virtuosi in termini di partecipazione sociale, attivismo civico, advocacy dei soggetti privi di rappresentanza, reti di solidarietà allargate, per contrastare un crescente deficit di socialità e senso civico, una perniciosa tendenza a isolarsi e a estraniarsi dalla partecipazione sociale e politica. Una sfida che non si affronta con atti spontanei e gratuiti di liberalità e solidarietà, rivolti a singoli individui o limitati a piccoli gruppi.

Serve un catalizzatore, un sostegno, un’organizzazione che abbia come missione principale l’allargamento del bacino sociale; la crescita di quel capitale sociale capace di instaurare ponti e legami a maglie larghe tra i cittadini e tra i cittadini e le istituzioni, per migliorare la qualità della vita collettiva, contenere le forme di disaffiliazione sociale, estendere la partecipazione e creare una società più coesa e civile anche al di là degli spazi strettamente locali; capace, insomma, di “fare società”.

Assistiamo non solo ad un mancato riconoscimento e valorizzazione di aspetti portanti il volontariato organizzato, quali la finalità solidaristica per eccellenza e l’attività, quanto anche alla riduzione del “peso” dei volontari nellaOdV. E’ prevista infatti la possibilità che nelle nuove OdV“il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al 50% del numero dei volontari” introducendo così in modo surrettizio il rischio di uno snaturamento sostanziale delle OdV.

Accanto alla mancata valorizzazione degli elementi sopra richiamati, assistiamo infine anche al mancato riconoscimento della specificità da sempre riconosciuta alleOdV anche nella parte di codice che prevede le cosiddette reti associative.

La ConVol in rappresentanza dei 4.676 gruppi nazionali, regionali, provinciali e locali ad essa affiliati, chiede ai partiti e ai movimenti che partecipano alla competizione elettorale l’impegno a rivedere nella prossima Legislatura il Capo I del Decreto Lgs. 3 luglio 2017, n. 117, che disciplina il volontariato organizzato.



Giorgio Groppo

Presidente Convol

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