Saluzzese - 28 maggio 2018, 10:03

I progetti di Ostana alla Biennale di Architettura di Venezia

Nel padiglione Italia, dedicato all’esposizione “Arcipelago Italia”, incentrata sui percorsi di rinascita e rigenerazione in atto nei paesi delle Alpi e degli Appennini

Immagine Lou Pourtoun

Sabato 26 maggio è stata inaugurata la 16^ Mostra internazionale di Architettura di Venezia, forse la più importante manifestazione mondiale sui temi dell’architettura. Per questa edizione il padiglione Italia è dedicato all’esposizione “Arcipelago Italia”, incentrata sui percorsi di rinascita e rigenerazione in atto nei paesi delle Alpi e degli Appennini. All’inizio del percorso espositivo, si possono osservare i recenti progetti architettonici voluti dall’amministrazione comunale dell’alta valle Po.

L’importante riconoscimento è stato accolto quasi con stupore dal sindaco Giacomo Lombardo e dall’intera comunità: “Ostana è da tempo riconosciuta come un laboratorio di architettura alpina, e più in generale come uno dei principali casi di rigenerazione e ripopolamento della montagna. Essere presenti alla Biennale di Venezia, in mezzo a architetti di fama internazionale, è però ancora un’altra cosa. E’ una cosa che lascia increduli anche noi, e crediamo che possa essere importantissima per il futuro del nostro paese e per tutte le valli occitane”.

I progetti presenti alla Biennale sono tutti di proprietà pubblica, con destinazioni d’uso che vanno dalla cultura, ai servizi, fino al turismo sostenibile: il recente centro culturale LouPourtoun nella frazione di Miribrart, la riplasmazione dell’entrata della borgata capoluogo Villa con una palestra di roccia outdoor e un edificio per manifestazioni pubbliche e servizi, un centro benessere e sportivo, e ancora altre realizzazioni.

Questi progetti nascono dalla collaborazione del comune di Ostana con il Politecnico di Torino, e sono stati realizzati nel corso degli ultimi dieci anni dagli architetti Massimo Crotti, Antonio De Rossi, Marie-Pierre Forsans.

Dice Antonio De Rossi, professore ordinario presso l’ateneo torinese e profondo conoscitore dell’architettura montana: “Una comunità alpina di una cinquantina di abitanti che riesce, in un paese come l’Italia, a portare un ciclo di architetture pubbliche in una delle principali rassegne internazionali di architettura è qualcosa di impossibile e paradossale. A riprova del fatto che oggi innovazione e qualità non sono più prerogativa esclusiva dei centri metropolitani, ma possono prendere corpo anche nelle pieghe delle montagne e delle cosiddette periferie”.

Ma l’avventura di Ostana prosegue, con nuove progettualità architettoniche e di sviluppo locale sempre destinate alla rinascita e al ripopolamento del paese: il recupero di una piccola borgata abbandonata da parte del professore svizzero TobiasLuthe per la creazione del Monviso Institut, destinato a diventare centro formativo sui temi della sostenibilità, e soprattutto il riuso dell’insediamento di Ambornetti, a 1600 metri di quota, voluto dagli imprenditori Carlo Ferraro e Manuel Lai, sempre in collaborazione col Politecnico di Torino, che dovrà trasformarsi in una struttura finalizzata al turismo sostenibile, con soluzioni tecnologiche a carattere fortemente innovativo.

Il cammino del piccolo paese dell’alta valle Po continua.

r.t.