- 05 giugno 2018, 07:45

Al vivaio regionale "Gambarello" di Chiusa Pesio si producono alberi di castagno e piante sulle quali si innesta il tartufo nero

Il direttore della struttura, Marco Rocca: "Le seconde sono molto richieste nelle zone della bassa Valle Grana e di Montemale, in quanto le condizioni del terreno di quei luoghi si prestano bene al tipo di coltivazione"

Battista Baudino, Giovanna Manassero e Claudia Grosso lavorano le pianticelle su cui si innesta il tartufo nero

“Carlo Alberto” a Fenestrelle, in provincia di Torino; “Fenale” ad Albano Vercellese, in provincia di Vercelli; e “Gambarello” a Chiusa Pesio, in provincia di Cuneo. Sono i tre vivai forestali gestiti dalla Regione Piemonte.

Il “Gambarello”, con 18 ettari di superficie, è il più esteso e anche quello dotato del maggior numero di strutture fisse: due capannoni per la lavorazione e il rimessaggio delle attrezzature; quattro serre; quattro ombrai per le piante e due fabbricati per gli uffici. Nato nel 1911, è diventato regionale negli Anni Settanta, quando l’ex Corpo Forestale dello Stato ha ceduto una parte delle sue attività agli allora nuovi Enti. Il direttore è Marco Rocca.

Nel vivaio si coltivano soprattutto specie forestali, attraverso il percorso completo di filiera: la raccolta dei semi nei boschi di popolamento individuati dalla Regione; la loro lavorazione; la conservazione; l’interramento in primavera; poi, il controllo della crescita dei piccoli alberi, con tutti i trapianti e le cure del caso; e, infine, la vendita. Fanno parte della produzione la classiche piante forestali del Piemonte: frassini, faggi; betulle; tigli, querce e, in misura minore, anche i pini. Inoltre, gli arbusti di accompagnamento che si trovano nei boschi, come il biancospino, lo spincervino e la sanguinella.  

LE SPECIALIZZAZIONI

Accanto alle attività “classiche” ce ne sono un paio più specialistiche. La prima è la cura del castagno. Il “Gambarello”, infatti, dall’inizio degli Anni Duemila è sede del Centro regionale di castanicoltura. “Purtroppo - afferma Rocca - abbiamo dovuto affrontare la malattia del cinipide che uccideva le piante. Adesso, è risolto. Anche nel caso del castagno attuiamo la filiera completa. Nell’attività siamo assistiti dall’Università di Torino, che si attiva sul fronte della ricerca e su nuove applicazioni non ancora diffuse sul nostro territorio”.

Come è strutturato questo settore? “All’interno del vivaio si trova un campo collezione con più di cento varietà di castagno italiane, europee e di altri Continenti. Questa parte occupa un paio di ettari. Inoltre, ci sono gli spazi riservati alle sperimentazioni”.

La seconda attività specialistica è la produzione di piante micorrizate: cioè la simbiosi tra una specie arborea e un fungo, fenomeno molto diffuso in natura. Nel caso del “Gambarello” in una serra si seminano il nocciolo, il carpino nero e la roverella (un tipo di quercia) e in contemporanea le stesse specie vengono inoculate con parti di tartufo nero. “Inseriamo le parti di tartufo nel vaso - sottolinea Rocca - in modo che germoglino insieme alle pianticelle. Se il procedimento è andato a buon fine otteniamo degli alberelli con il tartufo innestato sulle radici. Dopo averli messi a dimora, salvo problemi nella manutenzione della tartufaia, dopo tre-cinque anni inizieranno a produrre il tubero. Si tratta di una lavorazione molto interessante e innovativa”.

C’è richiesta da parte degli operatori del settore? “La domanda di esemplari è crescente nel Cuneese, dove ci sono territori vocati per il tartufo. In particolare, nelle zone della bassa Valle Grana e di Montemale: luoghi ormai famosi e all’avanguardia per questo percorso, in quanto le condizioni del terreno di quei luoghi si prestano bene al tipo di coltivazione”.     

La produzione di piante micorrizate nella serra

Il direttore del vivaio, Marco Rocca, con Battista Baudino

Alessandra Peluttiero e Gian Mario Giraudi alle prese con gli alberelli di castagno

Si lavora alla produzione delle piante di castagno

Sergio Peirone