“ A Quentin Tarantino interessa uno a cui stanno tagliando l’orecchio. A Lynch interessa l’orecchio”
(David Foster Wallace)
Osservare il nostro amico Godhard (deriva hardcore del nome del grande regista francese Godard) deporre sulla Plymouth Fury riadattata a tavolo da pranzo una porzione di nachos ed una di fagioli stufati, ammirati nostro malgrado dal cinema privato che ci ospita per una sorta di cena-dibattito sulla funzione del cibo in Quentin Tarantino.
Una luce ad occhio di bue è puntata sulla nostra postazione e il silenzio della sala lascia riecheggiare le parole verso un invisibile pubblico.
“Ecco i nachos che divora Stuntman Mike (Kurt Russell) prima della sua notte omicida in “Grindhouse” e affianco i fagioli stufati che vediamo su “Django Unchained”, scontato omaggio a Corbucci e più in generale agli spaghetti western.”
“Di nuovo il cibo come scintilla da cui deflagra la violenza”.
“Un antipasto al male potremmo dire”.
“Eppure il suo sdoganatissimo amore per i b-movie italiani è uno dei motivi che me lo hanno reso sospetto sin dal principio. Dove inizia la citazione e dove finisce il plagio?”
“Se il plagio è dichiarato diventa citazione. Un’insieme di citazioni fanno un omaggio. Se l’omaggiato è defunto abbiamo un tributo.”
“Si ma qui stiamo parlando d’un intero cinema fatto di citazioni. E non si può fare del cinema col cinema così come non si può fare letteratura con altra letteratura.”
“Ma si può fare teatro col teatro. Si chiama(va) teatro di regia. E comunque quello di cui stai parlando è uno degli aspetti fondamentali del post-modernismo: non inventa niente ma ricicla in collage i frammenti della modernità. Basta pensare a Chuck Palahniuk o David Foster Wallace; in effetti il postmodernismo è un fenomeno essenzialmente americano”.
“Ho sempre pensato che il loro segreto sia quello di sfalsare il montaggio cronologico. Hanno attinto a piene mani dall’intrattenimento ma ne hanno sovvertito la linearità. Come guardare un quiz partendo dalle risposte.”
“Beh, il montaggio schizofrenico è uno dei topos di Tarantino. Ma torniamo al cibo. Nel 1992, dopo l’uscita de “Le Iene”, dichiara: “Adoro andare da McDonald’s negli altri paesi. La differenza? A Parigi non esiste il quarto di libbra perché lì hanno il sistema metrico decimale. Lì c’è le royal con formaggio”. Ti ricorda qualcosa?”
“Certo. Il dialogo fra Samuel Jackson e John Travolta su “Pulp Fiction”. Quando parlano della maionese sulle patatine.”
“Te lo giuro amico, gliel’ho visto fare, le affogano in quella merda gialla”, eh eh.”
Fissare Godhard sparire nei camerini e ricomparire con un McRoyal Deluxe e un titanico bicchiere sormontato di panna.
“Suppongo quello sia il famoso frappè da cinque dollari che ordina Uma e assaggia Vincent.”
“Una mezza specie. Ti sei reso conto che nel criticare il citazionismo di Tarantino noi stiamo facendo la stessa cosa in chiave enogastronomica?”
“Si ma questo non è il “Jack Rabbit Slim” e non vedo bistecche alla Douglas Sirk grondanti sangue servite dai sosia di Buddy Holly e Marilyn Monroe.”
“Almeno quello è un posto reale: al 1435 Flower Street di Los Angeles, oggi parte del Business Center della Walt Disney Company. Sapevi la storia dei “fake brands?”
“Ummh, no”, mugugnare finendo il McRoyal Deluxe, “di che si tratta?”
“Tutti sappiamo della passione di Quentin per il cinema di Sergio Leone e per le musiche di Ennio Morricone, dell’amore per i pulp anni Settanta e per il poliziottesco in genere ma pochi sanno che il regista di Knoxville ha inventato dei veri e propri brand e li ha disseminati nei suoi film come una caccia al tesoro per i fan. Ad esempio il “Teriyaki Donut”, una catena di fast food giapponesi il cui logo è una specie di “maneki neko”, o gatto della fortuna giapponese. Marsellus Wallace sta uscendo da un Teriyiaki quando viene investito da Butch e Jackie Brown si serve da loro all’interno del centro commerciale Del Amo. Per non parlare del G.O Juice, un finto energy drink o delle sigarette Red Apple, l’Akuna Boy Tex Mex Food e soprattutto del Big Kahuna Burger…”
“…dove gli hawaiani fanno gli hamburger.”
“Esattamente. I nostri poliziotteschi anni Settanta avevano Fernet Branca, Marlboro e acqua Pejo, l’universo di Tarantino si arricchisce invece di oggetti di consumo (e relative pubblicità) assolutamente fittizi al punto d’istituire un orizzonte enogastronomico serializzato e grottesco.”
“Forse vuole denunciare, attraverso la metastatica diffusione dei fast food (veri o fasulli) una violenza ormai venduta come oggetto di consumo, né più né meno d’un Big Mac.”
“Quando la violenza viene mostrata in modo diretto, senza alcuna traccia d’ironia, si impedisce la catarsi e si vive una sorta d’indigestione. L’utilizzo del pastiche nel cinema di Tarantino diluisce la violenza nel surreale consentendone non solo l’assimilazione ma la digestione. È questa la funzione dell’animazione e del “trunk shot” (le riprese dal basso verso l’alto) ma anche dei “Leone” (“give me a Leone!” grida Quentin all’operatore quando vuole un’inquadratura stretta) per non parlare del massacro di Kill Bill dove a un certo punto si passa al bianco e nero per processare tutto quel sangue ed estetizzare la ferocia dei combattimenti.”
“Non abbiamo parlato dei dialoghi nei film di Tarantino”.
“Nei primi tre film il linguaggio dei suoi protagonisti è fortemente legato a Los Angeles, si tratta d’uno slang che unisce al gangsterese letterario le espressioni gergali afroamericane.”
“Una volta ho sentito un importante critico definirlo “negro onorario”.
“Lo è. Non a caso il suo attore feticcio è Samuel Jackson. Su “The Hateful Eight” scrive: “ i negri sono al sicuro quando i bianchi sono disarmati” e in un’intervista dopo l’uscita del film dichiara: “la bandiera confederata è la svastica degli americani”. Comunque, dopo le prime tre pellicole, la parte letteraria cresce a scapito di quella realista e si assiste a una sorta di “manierismo tarantiniano”.
“Immagino la difficoltà dei traduttori.”
“C’è anche un clamoroso errore di doppiaggio in Kill Bill (volume 1). Mentre la ninfa nipponica Gogo si sta ubriacando le viene chiesto se le piaccia la Ferrari quando è ovvio che non ci si sta riferendo al prestigioso marchio di Maranello ma all’omonimo spumante trentino”.
“Godhard la cena è finita? Andiamo in pace?”
“No. Manca la torta alla crema tanto amata da Calvin Candy su Django e lo strüdel che il temibile colonnello Landa offre alla ragazza in “Bastardi senza gloria”. Anche lì una scena d’una raffinatezza fenomenologica senza eguali. È un altro interrogatorio e Cristoph Waltz, come per l’iniziale bicchiere di latte, decentra il dialogo sulla bontà del dolce da accompagnarsi con caffè ristretto e quando la sua spaventata commensale sta per gustare lo strüdel le intima di aspettare la panna: “Attendez la creme!” erompe come l’ultimo dei golosi ma sul finale ci spegnerà sopra una sigaretta, a dimostrazione che il dolce era solo un modo per confondere la ragazza.”
“Godhard qual è il tuo film tarantiniano preferito?”
“Ezechiele 25:17: “Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare e infine distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.”
“Addirittura a memoria. Dunque “Pulp Fiction”. Ci voleva Tarantino per far recitare un passo della Bibbia a un ex-attore porno”.
“Non è la Bibbia. O meglio non è solo la Bibbia. Si tratta d’un mix fra Ezechiele e il film “Karate Kiba” il cui protagonista, Sonni Chiba, era per Quentin: “il più grande attore che abbia mai lavorato nei film di arti marziali”.
“Dunque di nuovo citazioni. Non se ne esce. Grazie vecchio mio.”
“Ti va di salutarci à la Tarantino?”
“Perché no. Tema?”
“La violenza ovviamente”.
GH: “Allora arrivederci mon cher. Sei sempre un soldatino arrabbiato?”
G: “Sempre”.
GH: “ E cos’è che ti fa incazzare così tanto? Il governo? Lo spread? L’isis?”
G: “No. In realtà le piccole cose.”
GH: “Spiegami. Sono tutto orecchi.”
G: “Hai presente la più brutta giornata della tua vita?”
GH: “Credimi, ce l’ho presente.”
G: “Bene. Ecco, io l’ho vissuta ieri. Se ci fosse un campionato di più brutte giornate del mondo “ieri” arriverebbe seconda, e sai perché?”
GH: “Perché?”
G: “Perché se arrivasse prima non sarebbe la più brutta.”
GH: “Capito. Cosa ti è successo soldatino?”
G: “Intanto ho trovato una multa sul parabrezza perché avevo parcheggiato sul posto dei disabili e questo perché l’altroieri era sabato e vicino casa mia hanno aperto un night così tutti i fine settimana i parcheggi sono pieni di maritini con la fede nel taschino ansiosi di appendere moneta a Ramona e Svetlana ed io, che da onesto puttaniere, i night non li frequento proprio, ho pagato anche per loro. Poi al lavoro il capo ha scambiato le mie palle per un punch ball e infine la mia ruota ha deciso di bucarsi in autostrada e non avevo quella di scorta. Ma sai cos’ho fatto io?”
GH: “Cosa?”
G: “Niente. Più fermo di Gandhi. Mi sudavano i polsi ma niente. Poi sono rientrato a casa e lì è successo il disastro.”
GH: “L’appartamento era in fiamme?”
G: “No.”
GH: “ Allagato?”
G: “ No. Faceva un caldo schifoso così ho attaccato il ventilatore ma nel farlo mi si è rotta la spina.”
GH: “E quindi?”
G: “E quindi ho spaccato tutto.”
GH: “Per una spina? Le cose si rompono soldatino.”
G: “Le cose hanno il diritto di rompersi in qualsiasi momento tranne quando si rompono.”
GH: “Tu hai qualcosina che non va nel melograno, fidati.”
G: “Forse. Ma posso sopportare ogni sciagura tranne le piccole cose. Quelle devono filare a meraviglia. Au revoir vecchio mio.”
GH: “Buonanotte soldatino”.