"Ciao Luca! Questa volta sono io a darti una notizia. La nostra comunicazione via social per adesso si è interrotta. Ma sappi che tu, comunque, sei più presente di sempre! Ce la faremo a continuare il nostro percorso insieme ai tuoi amici. Non mi arrendo.”
Aveva scritto così lo scorso gennaio Cristina Giordana, madre di Luca Borgoni, ragazzo di soli 22 anni tragicamente scomparso un anno fa in un’incidente su Cervino a seguito di una gara di trail. La mamma aveva continuato dopo la morte del figlio a gestire il profilo facebook di Luca, mentenendolo in “vita” tramite i social.
Ma facebook non aveva ammesso deroghe. Come da regolamento, infatti, ha impedito alla madre di scrivere in prima persona al posto del figlio, rendendo il profilo del ragazzo “commemorativo”, come vuole la prassi.
La vicenda aveva fatto il giro della nazione, la madre era stata invitata anche in televisione a parlare di questo conflitto tra il social di Mark Zuckerberg e la gestione di account di persone defunte. Un caso, questo, non isolato. E non solo italiano.
E’ di ieri infatti la notizia di una famiglia tedesca il cui “caso” della morte della figlia era finito in un processo tra il colosso dei social media. La corte di Karlsruhe ha infatti stabilito il diritto ai genitori di gestire il profilo della figlia, morta in un’incidente investita da un treno a Berlino. Dal 2012 chiedono che il profilo della figlia sia visitabile anche per fini investigativi sulla morte della figlia. Ma questo non era stato loro impedito. Non essendo stato designato un “profilo erede” Facebook aveva bloccato di fatto l’accesso alla famiglia divenendo “profilo commemorativo”.
Dopo anni di vicissitudini alla fine la giustizia ha dato ragione alla famiglia di fatto generando un precedente che potrebbe fare scuola in tutta Europa. E in cui potrebbe rientrare anche il caso di Cristina Giordana, madre di Luca Borgoni.
La mamma del giovane 22enne aveva promesso di non arrendersi e forse questa volta anche la giustizia potrebbe essere dalla sua.