Nel 2017 il DSM, ossia il dipartimento salute mentale dell’ASL CN1, nel Centro dedicato ai DCA, disturbi del comportamento alimentare, situato nella palazzina del Distretto di Cuneo, al piano terra, ha erogato 1044 visite ambulatoriali con 62 prime visite a pazienti provenienti dai territori di Cuneo e valli, Savigliano, Saluzzo, Fossano.
Crescono anche nella nostra provincia, i disturbi legati alla sfera alimentare.
“La lista di attesa per il 2017 era di 12 giorni in media - spiega il dottor Francesco Risso, capo dipartimento di Salute Mentale dell'Asl CN1, nominato anche nella direzione nazionale della Società italiana di Psichiatria (S.I.P.) in rappresentanza del Piemonte -. La fascia di età si colloca sui 17 anni e mezzo. L’obiettivo è quello di realizzare, attraverso relazioni scritte, colloqui telefonici e di persona, tra i terapeuti, un progetto congiunto, in modo da garantire continuità terapeutica per i giovani pazienti e le loro famiglie”.
L’accesso al Centro può avvenire direttamente, previo colloquio telefonico, oppure su invio dei medici di famiglia, medicina generale, Psichiatri dei CSM, Psicologi, Dietologi, Ginecologi, Endocrinologi, Odontoiatri oppure dopo ricovero ospedaliero o da strutture di riabilitazione.
“Un criterio di esclusione dalla presa in carico ambulatoriale - precisa il dottor Risso - è rappresentato da grave compromissione delle condizioni di salute fisica e psichica e quindi deve essere avviato ad un livello di cura più intensivo. Per i casi più complessi è prevista la presa in carico della famiglia da parte di una psicoterapeuta, ossia la dottoressa Daniela Massimo, con sedute psicoeducative”.
Per la presa in carico multidisciplinare il Centro si avvale della collaborazione con la Dietologia dell’ASO S.Croce e Carle e della collaborazione della SSD di Psicologia dell’ASL CN1. In Piemonte i soggetti a rischio di disturbi alimentari sono almeno 700.000. Ogni anno i nuovi casi di Anoressia Nervosa nella nostra Regione sono tra i 180 ed i 360; quelli di Bulimia tra i 360 ed i 550. La prevalenza (numero di soggetti attualmente malati) è di circa 1400 per l’Anoressia e di 5000 per la Bulimia. “In media - prosegue il dottor Risso - i disturbi durano tre –quattro anni, se trattati, mentre la storia naturale senza cure è molto più lunga. In una buona percentuale - 70-80% - si raggiunge la guarigione o un miglioramento stabile. Chi ha sofferto di tali patologie è più soggetto di altri a nuovi episodi, anche dopo anni.
Le famiglie coinvolte in questi disturbi sono almeno 10.000”. I dati epidemiologici più recenti riportano che nei paesi occidentali la prevalenza lifetime dei Disturbi del Comportamento Alimentare (anoressia, bulimia e alcuni tipi di obesità psicogena come i Binge Eating Disorders) nella popolazione generale si attestano attorno al 5% (Lancet Treasure et al. 2010). In particolare, per l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, forme di DCA con maggiore rischio di vita, i dati epidemiologici a livello internazionale indicano, sempre nei Paesi industrializzati, una prevalenza tra le adolescenti e le donne adulte dell’1-3% per la bulimia nervosa e dello 0,5-1% per l’anoressia nervosa, mentre le forme subcliniche, caratterizzate da un minor numero di sintomi rispetto ai due quadri clinici principali, colpiscono il 6-10% dei soggetti di sesso femminile.
Le donne con anoressia in Italia secondo Eurispes (1999) sono circa 25.000; quelle con bulimia circa 100.000. Riguardo le problematiche alimentari è da prendere in considerazione anche l’emergente problema della diffusione del disturbo da alimentazione incontrollata e dell’obesità, che attualmente costituiscono uno dei più grandi problemi di salute pubblica, dato che una persona su tre ne è affetto negli USA (Flegal et al. 2010), una persona su dieci in Piemonte (Sesto rapporto sull’obesità 2006) ed un ragazzo tra i 14 e i 18 anni su dieci è sovrappeso in Piemonte (Abbate Daga et al. 2007).
“L'obesità - conclude il dottor Francesco Risso - è stata considerata troppo spesso solo una malattia medica con origini metaboliche e genetiche, e pensata per essere trattata dalla medicina somatica, includendo il trattamento dietetico, farmacologico o chirurgico ed escludendo quello psichiatrico. E questo è sbagliato”.