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Cronaca | 16 agosto 2018, 13:33

"Prendi il bambino e scappa verso la galleria": famiglia di Mondovì sfugge per pochi metri al crollo del ponte Morandi

Alfio Lia, Agnese Masante e il piccolo Andrea, residenti a Carassone, viaggiavano proprio dietro al furgone verde, divenuto l'emblema della tragedia genovese: solo una serie di fortunate coincidenze ha consentito loro di mettersi in salvo

"Prendi il bambino e scappa verso la galleria": famiglia di Mondovì sfugge per pochi metri al crollo del ponte Morandi

Fuori piove a dirotto. Alfio, Agnese e il piccolo Andrea hanno effettuato da poco una sosta di cinque minuti in area di servizio e si stanno recando a visitare l'acquario di Genova a bordo della loro Lancia Musa. Per un giorno hanno lasciato la "loro" Ceriale, che li ospita per le vacanze, per concedersi una gita nella Superba. Nel fine settimana, poi, faranno ritorno a Mondovì, nella loro abitazione ubicata presso il rione Carassone, e riabbracceranno la routine quotidiana, che in questo momento, però, sembra lontana anni luce: quello che conta, oggi, è stare insieme e divertirsi. Davanti a loro viaggia un furgone di colore verde. "Non lo sorpasso - afferma Alfio nell'abitacolo, rivolgendosi alla moglie -, tanto fra soli 4 chilometri c'è l'uscita di Genova Ovest e noi non abbiamo nessuna fretta".

Sono le 11.50 di martedì 14 agosto quando, d'un tratto, lo stesso Alfio si accorge che qualcosa non va: l'asfalto trema furiosamente e il furgone che precede la loro vettura ingrana improvvisamente la retromarcia. Il ponte Morandi, quello che stanno percorrendo, sta crollando. Agnese sposta lo sguardo verso il finestrino e scorge uno dei tiranti precipitare nel vuoto. Un boato intenso, eclatante, paragonabile a un forte tuono, probabilmente anche a qualcosa di più.

Alfio, senza pensarci su, comincia a indietreggiare il più possibile con la vettura; poi, con incredibile sangue freddo, guarda la moglie e le dice: "Prendi Andrea, scendi e corri".

Agnese esegue alla lettera, prende in braccio il loro bambino, si volta e comincia a fuggire verso la galleria, lasciando tutti i propri effetti personali in macchina. Alfio li segue, ma rallenta a tratti per avvisare gli altri automobilisti incolonnati di quanto sta accadendo.

Andrea, 2 anni tra pochi giorni, scoppia in lacrime, ma quando sua mamma si mette a correre pensa subito che si tratti di un gioco, non percependo così la gravità della situazione e iniziando a ridere.

Guadagnato l'ingresso della galleria, Agnese incontra una coppia di coniugi che subito le dà un asciugamano per il bimbo e una felpa da adulto, che lei utilizza per avvolgere Andrea e tenerlo al caldo.

Li raggiunge anche Alfio, che questa volta si è tenuto addosso il borsello, contenente telefonino e portafoglio con bancomat, mentre guidava: un dettaglio di importanza capitale, che consente alla famiglia Lia di rassicurare con una telefonata parenti e amici.

Intanto, la polizia e i vigili del fuoco invitano i bambini e gli anziani a salire a bordo delle auto disponibili per restare al caldo e viene offerto un posto anche ad Andrea. Poco dopo, un giovane camionista dona ad Agnese una bottiglia d'acqua per dissetare il piccolo: una solidarietà spontanea e assolutamente apprezzata.

Le notizie in galleria giungono frammentarie e non si riesce a fare chiarezza sulle possibilità di recupero delle autovetture, perlomeno fino a quando non giunge sul posto un pullman che trasporta i presenti al centro civico di Sampierdarena, decisione che rende evidente a tutti che servirà tempo per riappropriarsi dei propri veicoli: là fuori sembra l'Apocalisse. Si intravedono resti di veicoli sotto le ponderose macerie, che i soccorritori cercano rapidamente di spostare per trarre in salvo i feriti prima che si trasformino in ulteriori vittime.

Accanto al centro civico sorge un supermercato: Agnese e Alfio ne approfittano per acquistare dei pannolini. La farmacia poco distante, invece, non ha i body che Agnese cerca per suo figlio, al fine di cambiarlo e farlo stare all'asciutto, ma la dottoressa, presa dal buon cuore, fa rapidamente ritorno alla propria abitazione e recupera qualche maglietta e alcuni pantaloncini, appartenenti alla sua bimba, per regalarli ad Andrea.

Intanto, nel centro civico stanno arrivando gli sfollati delle abitazioni che sorgono sotto il ponte autostradale, visibilmente preoccupati. Alfio e Agnese comprendono la gravità della situazione e decidono di lasciare che i soccorritori si dedichino soprattutto a loro: chiamano così un taxi, che li riaccompagna prontamente a Ceriale.

Fine dell'incubo, anzi no: la notte per Agnese sembra non scivolare più via. Fatica a chiudere occhio e decide di alzarsi e seguire le dirette televisive non stop dei notiziari, che propongono a ripetizione le immagini dell'accaduto, rendendolo più concreto e terrificante agli occhi di chi, malgrado si sia trovato poche ore prima a una manciata di metri dal baratro, non ne ha ancora percepito pienamente la portata.

Agnese osserva suo marito e suo figlio riposare e pensa a quanto siano stati fortunati: se non si fossero fermati a fare benzina, se Alfio avesse deciso di effettuare quel sorpasso, se non ci fosse stata la pioggia a calmierare la velocità... Tanti pensieri che si aggrovigliano, tanti periodi ipotetici a cui fortunatamente non è seguito un compimento.

Non sanno neppure quando e se riabbracceranno la loro Lancia Musa e, nel frattempo, il loro soggiorno marino è agli sgoccioli: a breve torneranno a Mondovì, e per farlo dovranno servirsi del treno oppure accettare un passaggio da parte di qualche parente o amico che li verrà a prendere in macchina. Di sicuro, però, gli chiederanno di evitare di percorrere l'autostrada. Quel ponte, nelle loro menti, scricchiola ancora. Intensamente. 

Alessandro Nidi

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