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Cronaca | 20 settembre 2018, 16:30

L'ex vicesindaco di Sambuco a processo per aver percepito indebitamente rimborsi chilometrici: “Dal 2008 ho sempre vissuto in paese”

“Non ho fatto nulla di illegale, con la Provincia funzionava così, si potevano chiedere a prescindere dal luogo di partenza e di ritorno per la partecipazione alle attività consiliari”

Il Municipio di Sambuco

Il Municipio di Sambuco

Questa mattina è stato un fiume in piena il torinese R.R, già vicesindaco di Sambuco, imputato per truffa.

Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe preso residenza nel piccolo paese della Valle Stura ma non ci avrebbe realmente vissuto, usufruendo però dei rimborsi chilometrici quando ricoprì la carica di consigliere provinciale a Torino dal 2009 al 2014.

Coimputati sono la moglie L.P. e il figlio M.R. con i torinesi S.F. e G.N. e l’ex sindaco M.C., che furono consiglieri di circoscrizione, sempre a Torino, anche loro per aver intascato rimborsi di cui non avrebbero avuto diritto, perché non residenti realmente a Sambuco.

R.R. continua ad abitare nel paesino: “Ma io mi ritengo uno spirito nomade, mi son sempre spostato. Ora sono spesso dai miei genitori che vivono nel Torinese cui faccio da ‘badante’”.

R. ha spiegato di aver preso residenza nel gennaio 2008, quando era già vicesindaco da alcuni mesi: “Con mia moglie lavoravamo già nella provincia di Cuneo, era nostro interesse venire ad abitare qui. Alcuni amici ci misero a disposizione in comodato una casa che era un po’ da mettere a posto, ma abbiamo fatto tutto in economia.

Tre mattine alla settimana potevo andare in Comune, e nel frattempo avevamo preso in gestione un minimarket ad Aisone, dove ci recavamo tutti i giorni. A Torino invece andavo nel pomeriggio e tornavo a tarda sera.

Praticamente in casa non c’ero mai, per questo l’addetta del Comune non trovandomi aveva dato parere sfavorevole per la mia domanda di residenza”.

Sui rimborsi chilometrici: “Non ho fatto nulla di illegale, con la Provincia funzionava così, si potevano chiedere a prescindere dal luogo di partenza e di ritorno per la partecipazione alle attività consiliari”.

S.F. e G.N., amici da una trentina d’anni del R. invece avevano preso residenza in un altro immobile.

La casa di R. ha tre stanze, oltre ai servizi. Risultavano abitarci in cinque: lui, la moglie, il figlio, un giardiniere che lavorava per il Comune, e M.C., sindaco di Sambuco dal 2007 al 2009, anno in cui fu sollevato dall’incarico.

Prese residenza nella casa in comune con la famiglia R. solo nel 2009, cosa sospetta per il pm Alberto Braghin: Ma ero già loro ospite da prima e li ho aiutati a ristrutturare casa”, ha replicato C., che restò nel paese dove ricoprì la carica di consigliere comunale fino al 2012, per tornare ad abitare a Torino tre anni fa.

Nella prossima udienza, fissata il 18 ottobre, testimonierà L.P., moglie di R.





Monica Bruna

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