Attualità - 02 ottobre 2018, 11:52

Riapertura del Tribunale di Saluzzo, per Maurizio Bonatesta “è difficile ora sbrogliare la matassa”, ma “bisogna valutare la possibilità”

Intervista a tutto campo all’ex presidente dell’Ordine degli Avvocati. La riapertura? “La vedo difficile. Ma proprio il “Contratto di Governo” ci autorizza ad appellarci ad un fatto incontestabile, che non può essere negato dal Ministero”

Sullo sfondo, lo striscione contro la chiusura del tribunale (anno 2012). Nel riquadro in alto a sinistra, l'avvocato Maurizio Bonatesta

Sbrogliare ora una matassa al contrario, dopo aver soppresso gli uffici giudiziari, comporta uno sforzo organizzativo fattibile, ma forse financo superiore a quello sostenuto in precedenza”.

Non ha dubbi Maurizio Bonatesta, avvocato saluzzese, ex presidente dell’Ordine, carica ricoperta dal 2010 al 2014, in merito all’eventuale riapertura del Tribunale cittadino.

Alla luce di quanto emerso nell’ultimo Consiglio comunale di giovedì scorso, lo abbiamo incontrato ieri (lunedì), nel suo studio di via Torino, per fare il punto della situazione.

Bonatesta ci accoglie con, fra le mani, le corpose considerazioni da lui scritte, nel 2012, in qualità di presidente dell’Ordine degli avvocati.

Un lavoro enorme - lo definisce – nel periodo ante chiusura, messo in piedi per cercare di scongiurare ciò che poi invece è accaduto”.

Prima di iniziare, una premessa che Bonatesta ribadisce con forza: “Parlo a titolo del tutto personale, e non come consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Cuneo”.

Avvocato partiamo proprio da qui, dal 2012. A suo parere, poteva esser fatto di più, in quel periodo, per difendere la realtà del Tribunale di Saluzzo?

Di certo si poteva fare di più a livello politico. Magari era una guerra impossibile, così come l’ho sempre vissuta, quando ho capito fin dall’inizio che la volontà politica di sopprimere il Tribunale veniva da molto in alto.

Sicuramente mi sento di imputare ai nostri rappresentanti politici a livello nazionale un’assoluta, salvo qualche sporadico caso, inerzia sul piano istituzionale. Fare i capponi di Renzo non porta da nessuna parte.

Ricordo le mie polemiche personali al tempo con l’Ordine di Alba: non si capì che io non ho mai sostenuto la preferenza di un Tribunale rispetto ad un alto, ma la necessità di mantenere tutti i presidi, ampliandone le competenze, e senza brandire la spada di un ufficio su un altro.

All’epoca erano state fatte anche delle proposte alternative alla chiusura del Palazzo di Giustizia.

Esattamente. L’idea, proposta al Ministero, era quella di potenziare i piccoli Tribunali, ingrandendo le circoscrizioni giudiziarie. Una ridistribuzione della mappa che, nel nostro caso, avrebbe voluto dire ampliarsi su Pinerolo. I fini erano due: aumentare il carico di lavoro dei piccoli Tribunali, dal momento che in quel periodo Saluzzo poteva smaltire più di quanto entrava, e di sgravare, a cascata i tribunali metropolitani.

Un aspetto che, tra l’altro, era previsto anche dalla legge sulla riorganizzazione degli uffici giudiziari.

Ciò che avevamo proposto null’altro era che la lettera “b” del secondo comma del primo articolo di legge: “Ridefinire, anche mediante attribuzioni di porzioni di territori a circondari limitrofi, l’assetto territoriale degli uffici giudiziari, secondo criteri oggettivi che tengano conto dell’estensione territoriale, degli abitanti, dei carichi di lavoro, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale”.

Saluzzo rientrava appieno in queste casistiche. Era una strada percorribile, ma ci voleva attenzione, buon senso e volontà di analizzare singole situazioni, abbandonando la logica dei tagli lineari di allora, dove si tagliava e si buttava via il bambino con l’acqua sporca.

Allora avevamo sostenuto come una riorganizzazione, insieme alla proposta dell’allora presidente della Corte di Appello Barbuto, che prevedeva la co-assegnazione dei magistrati a più tribunali, poteva essere una buona alternativa, in attesa di una riforma più oculata.

E invece, poi, non se ne fece nulla…

Fu una riforma tanto per fare. Basti pensare che la legge (articolo 1, comma 2, lettera q) prevedeva che “dall’attuazione delle disposizioni non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Ci trovammo invece con il Comune di Cuneo che dovette spendere milioni di euro per adattare una scuola ad accogliere gli uffici del Tribunale.

Nella legge c’era già scritto quello che abbiamo sempre sostenuto, ma le previsioni si rivelarono meramente di facciata.

Tuttavia, le proposte rimangono pur sempre valide, oggi, per sostenere la tesi della riapertura del Palazzo di Giustizia cittadino.

Il Tribunale di Saluzzo ha tutti i requisiti per essere candidato alla riapertura: una struttura costruita ad hoc per ospitare l’ufficio giudiziario, ricopre un’area molto vasta, disagiata come collegamenti, un carcere in piena efficienza e recentemente ampliato, che dopo il Cerialdo di Cuneo, è seconda la struttura carceraria più importante della Provincia.

In quest’ottica, le proposte di allora, ridefinizione delle circoscrizioni e coassegnazione dei magistrati su più Tribunali, ovviamente si rivelando tutt’ora valide, insieme ad altre ipotesi.

Ma ripeto: serve attenzione e buon senso per attuarle. Mettere una pezza che è peggio del buco non ha alcun senso.

Inevitabilmente siamo giunti all’eventuale riapertura del Tribunale di Saluzzo. Come vede questa manovra, prevista – lo ricordiamo – dal Contratto di Governo dell’Esecutivo di Giuseppe Conte?

La vedo difficile. Ma proprio questo “Contratto” ci autorizza ad appellarci ad un fatto incontestabile, che non può essere negato dal Ministero. Sbrogliare la matassa al contrario, dopo la chiusura dei Tribunali, comporta uno sforzo organizzativo fattibile ma forse financo superiore a quello fatto nel senso opposto in precedenza.

Comporta la creazione di una nuova struttura amministrativa di ruolo, dirigenziale e apicale e quanto ne consegue, anche con un’identità fiscale e quindi nella sfera della contabilità dello Stato.

È difficile, anche perché presupporrebbe un’impostazione nuova a tutto il sistema della Giustizia, non fondato sulle “nozze coi fichi secchi” ma su un ampliamento delle risorse, fino ad ora negate sia in termini economici che umani.

Attualmente, non avendo inserito nuovi impiegati, cancellieri e magistrati, lasciando gli organici ridotti, l’operazione di accorpamento è stata un autentico bluff, che ha soltanto rimandato l’esplosione di un cancro che è tuttora in essere. Ciò che è stato spacciato per efficiente non c’è stato nel modo più assoluto.

Nel Consiglio comunale di giovedì scorso è stato detto che il Tribunale di Cuneo risulta essere modello di efficienza. Non si sente dunque d’accordo con quanto sostenuto durante l’assise?

Attenzione, faccio una premessa: ciò che sto per dire non va letto come una critica a chi opera nel Palazzo di Giustizia cuneese. Dipendenti, giudici e avvocati stanno veramente facendo tutto quanto rientra nelle loro possibilità, ma la struttura, per i motivi che ho già sottolineato in precedenza, patisce un affanno clamoroso, specialmente nella sezione civile. Ci sono magistrati di ruolo che vengono assegnati in applicazione ad altri uffici, ma che essendo di ruolo non possono essere rimpiazzati.

C’è un ricorso sempre maggiore alla Magistratura onoraria, sovraccaricata di ruoli che avrebbero dovuto essere in capo a giudici assenti. Una situazione che si crea nonostante l’enorme abnegazione del personale.

Abbiamo accennato prima ad “altre ipotesi”, oltre alle proposte già enunciate, per la riapertura del Tribunale di Saluzzo. Di cosa si tratta?

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di aprire a Saluzzo uffici distaccati del Tribunale di Cuneo. Potrebbe essere una manovra più snella dal punto di vista burocratico, in quanto il tribunale rimarrebbe sempre e solo uno, quello di Cuneo, ma Saluzzo potrebbe avere i “suoi” uffici distaccati.

Non si toccherebbe l’impianto amministrativo del Tribunale, ma di certo non si potrebbe comunque tralasciare un’implementazione di organico.

Cosa dovrebbe dunque mettere in campo Saluzzo, per tentare il tutto per tutto e cercare di ottenere la riapertura del Tribunale?

Dal punto di vista politico, bisogna scegliere se sia opportuno continuare nell’ottica di costringere la Città a rincorrere i servizi ovunque o se invece sia opportuno avvicinare lo Stato ai cittadini.

Per non parlare, poi, dell’indotto economico enorme che gravita non solo intorno alla Giustizia in sé e per sé, dal momento che si potrebbe configurare la Città come polo di interesse pubblico ed economico.

Ci sono esercenti che hanno notato un calo delle attività, così come il settore immobiliare ne risente.

Non ho certezza di quanto ho sentito in Consiglio comunale, in merito alle presunte intenzioni del Governo di aprire solo un tribunale nel cuneese, ma vale comunque la pena provarci.

Non mi sentirei di rinunciare a valutare la possibilità. Se poi il Ministero o il Governo vuole adire la strada di scegliere di riaprire un Tribunale solo in Provincia, mi sento di candidare Saluzzo come ulteriore Tribunale da riaprire, in quanto ufficio “di frontiera”, con un territorio meno fornito di servizi e di collegamenti.

La partita, però, la devono giocare tutti. La mia è una voce dettata dall’esperienza precedente, ma non ho alcun potere. Sono pronto a dare una mano e consigli, ma non posso fare altro. La volontà politica deve essere generale.

Si tratta di servizi intorno ai quali ruotano fonti di possibile benessere economico e sociale, con vantaggi anche per il controllo territorio, oltre alla facilita di accesso servizio giudiziario.

Nicolò Bertola