Curiosità - 06 ottobre 2018, 10:29

Bra: il campione di basket David Okeke portabandiera della “G.S. Monviso 1979”

Alle scuole Pellizzari è viva un’Academy di pallacanestro per giovani talenti in sinergia con l’Auxilium Torino

Ha accarezzato il cielo braidese con i suoi 202 centimetri di altezza nella domenica di Sport in piazza. David Okeke, giocatore di basket dell’Auxilium Torino, è stato portabandiera per un giorno della “G.S. Monviso 1979” di Bra, una società che, oltre a vantare un affermato movimento cestistico femminile e maschile, promuove corsi di minibasket alle scuole Pellizzari, crescendo giovani talenti in sinergia con la blasonata società torinese con la quale forma un’importante Academy.

Per chi non ha presente chi sia David Albright Okeke basta dire che nel 2015/2016 ha giocato in serie B ad Oleggio vincendo i play out proprio contro il CUS Torino ed ha chiuso la stagione con le finali nazionali Under 18 Eccellenza per Borgomanero dove si è distinto con 19.2 punti e 14 rimbalzi di media. Considerato tra i più interessanti prospetti del basket nazionale è stato contrattualizzato con un accordo pluriennale, ad ulteriore testimonianza del progetto a lunga scadenza dell’Auxilium Torino. La giovane ala, argento ai Mondiali in Egitto con la Nazionale Italiana U19, ha mostrato ai giovani braidesi tutto il suo grande potenziale, capace di infiammare anche i più grandi. Con una tale abilità cestistica ed un fisico da far girare la testa al primo sguardo, non potevamo immaginarci persona più adatta per parlarci del suo sport, oltre che di sé, naturalmente! Eccolo.

Com’è nata la tua passione per il basket?

“È nata all’improvviso. Non mi sarei mai aspettato di fare pallacanestro. Prima giocavo a calcio ed è stata la spinta di mio padre, oltre al fatto che mi piaceva seguire le partite del campionato NBA in televisione, a farmi cominciare con questo sport”.

A che età hai iniziato a fare i primi tiri?

“Avevo nove anni quando ho iniziato a giocare a pallacanestro ed ero a Mortara, in provincia di Pavia”.

Chi è il tuo mito?

“Il mio mito è sicuramente Kobe Bryant. Per me, l’esempio da seguire è mio padre e la mia famiglia in generale, li sento come dei miti. Sono cresciuto in una famiglia sportiva: sia mio padre, sia mia madre hanno giocato a calcio e praticato atletica leggera fin da quando erano in Nigeria”.

Che valore aggiunto ha il basket, rispetto ad esempio al calcio?

“A mio parere nella pallacanestro c’è più coinvolgimento da parte di chi assiste alla partita. Nel basket le azioni di gioco sono tante e si sviluppano molto velocemente per cui c’è una maggior concentrazione di emozioni, mentre nel calcio le azioni sono più lunghe e manovrate”.

Il bello ed il brutto del basket?

“Di bello tutto, di brutto, secondo me, niente”.

Com’è la tua giornata tipo, come ti alleni?

“Abbiamo due sedute di allenamenti al giorno, uno al mattino ed uno al pomeriggio con due partite a settimana. Questo tutti i giorni, senza stop”.

Quanto è importante l’alimentazione per uno sportivo come te?

“È fondamentale. Una buona e corretta alimentazione è alla base dei giocatori, perché ti dà energia”.

Che cosa non deve mancare nella tua dieta?

“Sicuramente insalata, carne, tanta frutta. Inoltre, non possono mancare nemmeno la pasta ed i carboidrati”.

Che cosa ti piace di Torino?

“Di Torino mi piace tutto: la città e la gente con il suo calore. Le grandi città mi piacciono in generale”.

Quali obiettivi ha fissato l’Auxilium per questa stagione 2018/19?

“Ci siamo prefissati dei livelli molto alti. Sicuramente vogliamo arrivare nei playoff e poi fare il meglio possibile”.

Un messaggio ai ragazzi che sognano di diventare campioni di basket?

“A questi ragazzi dico di divertirsi il più possibile, anche impegnandosi. Consiglio di provare a giocare a basket perché è uno sport che sa imprimere emozioni che non si possono nemmeno immaginare”.

E il tuo sogno nel cassetto?

“Raggiungere il livello più alto possibile. Come ho sempre detto, spero un giorno di poter giocare in NBA, non importa in che squadra, a me basta arrivarci”.

E con questo, non possiamo che farti un grosso “In bocca al lupo!”.

 

Silvia Gullino