In latino è conosciuto come "Clathrus Archeri", il "fungo tentacolo", ma più genericamente viene chiamato "Octopus Stinkhorn" ("fungo polpo") o, addirittura, "Devil's Fingers" ("dita del diavolo"): ciò che è certo, è che non è così agevole trovarlo nei nostri boschi e, di conseguenza, fotografarlo.
Tuttavia, nella giornata di lunedì 8 ottobre un esemplare di questo raro (almeno in Italia) fungo saprofita è stato rinvenuto nei boschi ubicati al confine fra i territori dei Comuni di Frabosa Sottana (frazione Alma) e di Monastero di Vasco (frazione Bertolini Soprani) dall'agente immobiliare frabosano Giovanni Bertola.
L'uomo è stato raggiunto sul posto dal presidente della Pro Loco di Frabosa Sottana, Paolo Voarino, per immortalare l'insolito ritrovamento, al quale si è riusciti a dare un nome solo dopo alcune ore di ricerche su libri antichi e portali web.
"Questa specie - si legge sulla pagina Facebook della Pro Loco, nonché su Wikipedia - è originaria dell'Australia ed è stata accidentalmente introdotta in Nord America, Asia ed Europa alla fine del 1800, attraverso un sacco di lana, destinato per le filature europee. È stata scoperta in Francia nel 1918 nei pressi di una base militare occupata dalle truppe australiane durante la Prima Guerra Mondiale. Le sue spore, molto piccole ma resistenti, sopravvissero all'immenso tragitto, trovando un nuovo habitat in cui prosperare. Il 'fungo polpo' è ritenuto una specie alloctona, che non minaccia però la biodiversità locale, e si sviluppa da una struttura a forma di uovo parzialmente interrata, da cui fuoriescono da 4 a 7 'braccia', inizialmente erette e unite all'apice. Le 'braccia' si aprono successivamente mostrando la parte interna rosa-rossastra, ricoperta da una mucillagine verdastra contenente le spore, la 'gleba'. A maturità, il fungo emana un odore simile alla carne putrida per attirare le mosche, che contribuiscono alla diffusione delle spore".
Una descrizione non certo gradevole, ma che non impedisce ad alcune popolazioni di cibarsene: "Sia per l'aspetto che per l'odore il fungo non è invitante, ma allo stato di ovolo in alcuni Paesi viene consumato senza problemi".
Resta ancora da capire come le spore del "Clathrus Archeri" abbiano raggiunto il Monregalese, anche se questo interrogativo, con ogni probabilità, non troverà mai una risposta certa, in grado di soddisfarlo.