Politica - 13 novembre 2018, 10:01

La Fondazione di Cuneo incamera quella di Bra

La delibera di fusione verrà sottoscritta venerdì a Cuneo dai rispettivi organismi. Il “caso”, primo in Italia, ripropone il problema della governance delle Fondazioni bancarie del Cuneese

Giandomenico Genta e Donatella Vigna

Sinite parvulos venire ad me” (Lasciate che i piccoli vengano a me). Era più o meno questo il senso dell’appello che Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, aveva lanciato quasi un anno fa alle consorelle minori del Cuneese, Bra, Saluzzo, Savigliano e Fossano. E non solo a loro, visto che lo sguardo era rivolto a tutte le Fondazioni del Nord Ovest.

Con un patrimonio di un miliardo e 400 milioni di euro, Cuneo si voleva mostrare magnanima, e al contempo munifica, nei confronti di quelle piccole Fondazioni che, di questi tempi, faticano ad avere una capacità erogativa significativa a favore dei rispettivi territori. L’appello di Genta era però rimasto vago, mai messo nero su bianco e mai tradottosi in un progetto vero e proprio, tant’è che la proposta, così come inizialmente formulata, era stata interpretata da taluni come velleità egemonica.

Ora, un primo atto concreto che va nella direzione auspicata dal presidente Genta. Venerdì, a Cuneo, verrà firmata la delibera di “fusione per incorporazione”, (termine attinto dal lessico giuridico amministrativo, utilizzato a proposito delle unioni di Comuni, ndr), tra Cuneo e Bra.

La Fondazione di Bra, la cui capacità erogativa si era ridotta a circa 350 mila euro l’anno, conferirà il proprio patrimonio di 30 milioni di euro a Cuneo e come contropartita riceverà da Cuneo un’attenzione al territorio che era di sua competenza, il Braidese e il Roero. Bra otterrà inoltre un posto nel Consiglio Generale della Fondazione Cuneo, che verrà assegnato dopo apposito bando.

L’operazione avverrà alla presenza – e dunque con l’assenso – del presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, e sotto la regìa vigile di quello della Fondazione Cr Torino, Giovanni Quaglia.

Un percorso, quello delle fusioni, auspicato da Guzzetti, il quale – dopo l’approvazione del protocollo Acri-Mef avvenuta tre anni fa – aveva esortato le 88 Fondazioni italiane a valutare percorsi di unione e integrazione per migliorare gestione e le stesse erogazioni. Non si può non considerare come il passaggio, al di là di altri aspetti, abbia connotazioni anche politiche (non certo nell’accezione partitica) essendosi realizzato uno stretto asse tra i due presidenti di Torino e Cuneo.

Dopo Bra, potrebbe toccare a Savigliano, la cui Fondazione, presieduta da Sergio Soave, non ha ancora adempiuto all’obbligo di dismissione della quota di proprietà della Banca, così come disposto dal protocollo Acri-Mef. Anche in questo caso, alla stregua di Bra, la capacità erogativa è andata assottigliandosi negli anni.

Resistono, nella trincea della loro autonomia, Fossano, una delle poche Fondazioni a non aver sottoscritto il protocollo, e Saluzzo.

Una domanda, insieme ad altre, sorge spontanea: ma perché la Fondazione CrCuneo, nella fase di discussione della revisione del proprio statuto, non ha affrontato la questione di una futura governance, che fosse di garanzia per tutto il territorio provinciale? Se davvero la volontà non è soltanto quella di limitarsi a incamerare il patrimonio delle piccole Fondazioni, tanto varrebbe che il tema venisse affrontato in maniera compiuta nelle adeguate sedi istituzionali, stilando un progetto che non sia mortificante per alcuno e rispettoso di tutti i territori.

L’acquisizione a spizzichi e bocconi dà la sensazione del grande che fagocita il piccolo. Forse è da ingenui ritenere che possa avvenire diversamente, ma almeno ci sia consentito pensare che sedersi attorno ad un tavolo, al quale ognuno porta le proprie istanze, potrebbe servire a dar corso a quella collaborazione tra le Fondazioni che – almeno per quel che riguarda il Cuneese – avrebbe potuto (e dovuto) essere realizzata quando la Cassa di Cuneo venne ceduta alla Bre.

Giampaolo Testa