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Politica | 30 marzo 2019, 11:42

L’investitura di Cirio è avvenuta al momento del “pusacafè”, dopo il pranzo a Villa San Martino

Soddisfatta Forza Italia, mentre dalla Lega – per non irritare gli alleati di governo, già inquieti di loro – si tende ad accreditare che quello del Piemonte è un accordo “esclusivamente locale”. Salvini, come ai tempi del Caf, persegue la politica dei due forni: uno a Roma, l’altro sul territorio

L’investitura di Cirio è avvenuta al momento del “pusacafè”, dopo il pranzo a Villa San Martino

Quando e come è avvenuta l’investitura di Alberto Cirio a presidente del centrodestra unito in Piemonte?

La comunicazione è arrivata all’interessato ieri pomeriggio al momento del “pusacafè”, quando i tre leader della coalizione, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, tornati a riunirsi dopo il lungo gelo a Villa San Martino di Arcore, avevano finito di pranzare.

Un accordo, quello sul Piemonte insieme ad alcuni altri che riguardavano altre realtà amministrative sparse per il Paese, che segna un disgelo tra Lega e Forza Italia e che consente a Silvio Berlusconi di presentarsi all'assemblea degli eletti, in programma oggi (sabato 30 marzo) a Roma all’Eur, potendo rivendicare per il suo partito un ruolo da protagonista all'interno del centrodestra. 

Da Forza Italia viene fatto notare come il Piemonte sia strategico per gli azzurri perché impedisce alla Lega di avere il monopolio al Nord.

Come contropartita la Lega ha ottenuto diversi candidati sindaci nei capoluoghi di provincia, soprattutto in Emilia Romagna e Toscana, regioni in cui il Carroccio vuole allungare le sue propaggini.

Dalla Lega, da un lato, si rimarca il fatto che Salvini è stato di parola, dall’altra si sottolinea però come l’intesa riguardi solo Cirio ed esclusivamente il Piemonte, per evitare ulteriori tensioni con gli alleati pentastellati coi quali la tensione in questi giorni è già…alle stelle.

Dal Carroccio, in sostanza, si tende ad accreditare l’immagine che quello del Piemonte è un accordo locale che non inficia in alcun modo il “contratto” di governo nazionale.
Salvini – così riferiscono alcune agenzie di stampa -, durante il pranzo, si sarebbe lamentato dei toni molto duri nei confronti del governo usati dai forzisti nei dibattiti parlamentari sia alla Camera che al Senato.

“Alla fine - commenta un esponente di spicco di Forza Italia all’Ansa - è andata come doveva andare. Era la prova d'amore o l'atto di separazione. Del resto – aggiunge - la Lega non aveva i numeri e sai che calci ci avrebbero dato i piemontesi se fossimo andati divisi ripetendo l’esperienza di cinque anni fa...".

Ma quel che è certo, conoscendo il Cavaliere, è che oggi, dal palco dell’Eur, non rinuncerà a menare fendenti contro gli esponenti “grillini” del governo.

Al contempo, non è difficile immaginare che, forte dell’incasso ottenuto in Piemonte, Berlusconi tornerà a pressare la Lega affinchè rompa l’ibrido connubio con i pentastellati e ricompatti, insieme a FdI, il centrodestra.

I conti, quelli veri, sono rimandati a dopo il 26 maggio.

Il leader della Lega, come Craxi, Andreotti e Forlani ai tempi del Caf, mantiene aperti due forni: a Roma con Di Maio, sul territorio con Berlusconi e Meloni.

Giampaolo Testa

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