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Politica | 03 aprile 2019, 14:45

Fatture false e assegni di disoccupazione non dovuti: "Prestato per bisogno a un’iniziativa non mia"

Artigiano braidese al centro di un’operazione della Guardia di Finanza che vede indagate sei persone. La difesa: "In difficoltà economiche, ha aderito a un meccanismo ordito e diretto da altri"

La sede del comando braidese della Guardia di Finanza

La sede del comando braidese della Guardia di Finanza

Faceva apparire come attiva un’azienda che nella realtà esisteva solo nelle carte da lei emesse: fatture per operazioni inesistenti e lettere di licenziamento riferite a dipendenti che fruivano poi delle indennità di disoccupazione elargite dall’Inps.

E’ questa la grave accusa che pende sul capo di un artigiano braidese – R. D., cittadino italiano classe 1970 – al centro di un’indagine condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Bra e i cui primi risultati sono stati resi noti nei giorni scorsi dal Comando provinciale delle Fiamme Gialle.

Secondo gli investigatori, i cui accertamenti sono stati realizzati su indicazione della Procura della Repubblica di Asti, l’attività criminosa riconducibile al 49enne braidese e alle altre cinque persone denunciate nell’ambito della stessa operazione era la causa di un duplice danno alle casse dell’erario e del sistema previdenziale. Da una parte le false fatturazioni avevano effetti distorsivi sul calcolo dell’imponibile delle aziende nei cui confronti venivano emesse; dall’altra l’accesso alle misure elargite dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale a favore dei disoccupati integravano ovviamente il profilo di una truffa ai danni dell'ente, non avendo gli stessi soggetti prestato l’attività lavorativa fraudolentemente dichiarata dall’azienda.

Un meccanismo truffaldino, quello venuto a galla grazie agli accertamenti della Guardia di Finanza, al cui vertice ci sarebbe stato proprio l’artigiano braidese. Lo stesso soggetto che ora, per bocca del suo legale, l’avvocato Roberto Ponzio, chiede che la sua posizione venga considerata alla luce di alcune precise circostanze.
"All’epoca dei fatti – spiega infatti l’avvocato albese – il mio assistito viveva in condizioni di vita disperate. Invalido civile, con uno sfratto esecutivo da affrontare, la moglie licenziata e priva di occupazione e una figlia di pochi anni da mantenere. Per queste condizioni, a fronte di un modesto compenso, si è prestato a dare esecuzione a un meccanismo programmato e diretto da altri, e di cui altri hanno tratto i benefici maggiori".

Ezio Massucco

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