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Cronaca | 08 aprile 2019, 19:25

Continua il processo al boscaiolo di Gambasca accusato di omicidio volontario

Per i consulenti dell’accusa il pensionato di Fossano fu ucciso, per quelli della difesa si sarebbe trattato di un suicidio

Continua il processo al boscaiolo di Gambasca accusato di omicidio volontario

Il corpo di Baldassarre Ghigo, 66enne pensionato di Fossano, fu rinvenuto carbonizzato il 14 novembre 2015 all’interno della sua auto nella località Gravera Granda, a circa 5 chilometri dal centro di Gambasca. Il giorno prima aveva detto alla sorella che doveva incontrare l’amico M.M.B.. Il boscaiolo settantenne è a processo con l’accusa di omicidio volontario aggravato.

Secondo la tesi del sostituto procuratore generale di Torino Sabrina Noce B. il 13 novembre 2015 avrebbe colpito con un corpo contundente l’amico, trasportato sull’auto di proprietà di quest’ultimo in un bosco a poca distanza dalla abitazione, e appiccato il fuoco alla vettura. Il movente sarebbe riconducile ad un debito di 63.400 che l’imputato doveva al Ghigo.

Sul luogo del ritrovamento nell’immediatezza non furono fatti prelievi, la zona non era stata neppure delimitata, cosicché i Ris di Parma analizzarono i resti dell’automobile dopo un mese, quando ciò che restava dell’auto andata completamente distrutta nel rogo si trovava presso un carrozziere: “Sui residui della vettura non abbiamo evidenziato componenti di interesse né tracce di un accellerante. Il che non esclude che non siano state usate sostanze che hanno favorito l’incendio perché è abbastanza inusuale che un’auto possa bruciare completamente in modo accidentale”, ha sostenuto in aula un maresciallo dei Ris.

Tracce ematiche caratterizzate da un profilo genetico riconducibile alla vittima furono trovate nella cucina e nel soggiorno della casa di B., alcune delle quali evidenziate con l’uso del “Luminol”, di tipo “passivo” o come risultato dello sfregamento di una superficie insanguinata, abbastanza da far ritenere al consulente tecnico del pm che in quel luogo “sia avvenuta un’azione dinamica di tipo delittuoso, non compatibile con una ferita accidentale”.

Nessun dubbio sulle cause della morte, dovute all’incendio, anche se non fu possibile determinare se Ghigo fosse stato colpito al capo da un corpo contundente: “Ma non lo posso escludere”, ha sostenuto il medico legale Roberto Testi, per il quale non ci sarebbero elementi che possono indicare l’ipotesi di suicidio.

Di parere opposto il consulente chiamato dai difensori, avvocati Morra e Mariano, il dottor Lorenzo Varetto: “Solo eccezionalmente questo tipo di morti sono riconducibili ad omicidi, personalmente non ne ho mai visti”. Aggiungendo che dalla posizione del cadavere, ritrovato seduto sul sedile anteriore destro “perfettamente composto” risulterebbe difficile l’azione da parte dell’imputato che avrebbe agito da solo trovandosi in condizioni fisiche compromesse a causa di un tumore.

Concorde anche l’altro consulente della difesa: “Solo in provincia di Cuneo negli ultimi mesi ci sono stati almeno due o tre casi di suicidio avvenuti con le stesse modalità”.

L’udienza è stata rinviata a lunedì prossimo.



Monica Bruna

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