I risultati della Lega in Provincia di Cuneo, per quel che riguarda le europee, sono di gran lunga migliori delle più ottimistiche previsioni: 43,94%. Con poco più di 6 punti percentuali il partito di Salvini avrebbe ottenuto l’autosufficienza, almeno per quel che riguarda la Granda.
Per ricordare percentuali di questa portata bisogna risalire ai tempi d’oro della Democrazia Cristiana. Un vero e proprio ciclone di cui si aveva avuto sentore, ma che nessuno immaginava essere così travolgente. I due partner del cosiddetto centrodestra, Forza Italia e Fratelli d'Italia, si fermano entrambi al di sotto del 10%: rispettivamente al 9,80% e al 6,05%.
Tradotto: sommando i loro voti i due partiti non raggiungono nemmeno la metà dei quasi 135 mila consensi ricevuti dal partito di Salvini. Il Pd ottiene il 20,14%, doppiando il Movimento 5 Stelle che resta al di sotto della soglia del 10% (9,59%). Con questi dati e pur prendendo con beneficio d’inventario gli exit poll che riguardano la Regione Piemonte si può ipotizzare quella che sarà la rappresentanza cuneese a Palazzo Lascaris. Due certi i seggi per la Lega (i resti potrebbero addirittura riservare altre positive sorprese per il Carroccio). Sicura anche la rappresentanza del Partito Democratica, che si ridurrà però ad un solo rappresentante.
Incerta, fino al pomeriggio, l’attribuzione dei restanti due seggi. Ce la faranno i 5 Stelle, a fronte di un risultato così deludente, a mantenere un loro rappresentante? Tutto fa supporre che Forza Italia un posto lo conservi, anche se non si può non rilevare come Cirio non abbia avuto un effetto trainante per il suo partito. Un dato per tutti: nella sua Alba FI non va oltre il 12%.
E’ stata dunque la Lega a trainare Cirio e non viceversa. Resta l’incognita dei Fratelli d’Italia. Se il 6,05 ottenuto alle europee nella Granda non verrà implementato in maniera consistente, il partito di Giorgia Meloni potrebbe non farcela a mandare un proprio rappresentante in Regione. Interessante sarà poi capire chi verrà eletto.
La curiosità maggiore, a partire dalla Lega, è legata al conoscere i nomi di chi accederà al Consiglio regionale. Ma un passo per volta. L’esperienza ci fa dire che quando c’è un traino così forte su di una consultazione, anche le altre, regionali e comunali, inevitabilmente ne risentono. Tra poche ore il quadro sarà più chiaro.