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Cronaca | 30 maggio 2019, 15:15

Fattura “gonfiata” per ottenere il contributo della Regione: imprenditore agricolo di Racconigi a processo per truffa aggravata

Della stessa fattura furono trovate due copie con importi che differivano di 60 mila euro

Fattura “gonfiata” per ottenere il contributo della Regione: imprenditore agricolo di Racconigi a processo per truffa aggravata

Le indagini della Guardia di Finanza era partite nel 2016 dopo la segnalazione da parte dell’Agenzia delle Entrate di Saluzzo che aveva accertato una discordanza di fatture evidenziate dallo spesometro.

La stessa fattura, datata 2010, di compravendita di un elevatore telescopico era stata registrata dal venditore, il titolare di un’officina di riparazioni di macchine agricole, per l’importo di un imponibile di 42 mila euro, mentre l’acquirente ne aveva un’altra copia con lo stesso numero, ma del valore di 103 mila euro.

Quest’ultimo, S.B., titolare di un’azienda agricola di Racconigi, è a processo davanti al tribunale di Cuneo per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Per il pm l’imputato avrebbe utilizzato una fattura “gonfiata” per ottenere un contributo di 38 mila euro stanziato nel 2009 dalla Regione Piemonte nell’ambito del piano di sviluppo rurale. Anche il venditore avrebbe tratto il vantaggio di pagare un importo Iva inferiore.

Il funzionario dell’Agenzia delle Entrate aveva spiegato che quel sollevatore era stato acquistato dal meccanico dal concessionario pagandolo 41 mila euro, anche se il prezzo da listino era di 88 mila

Il meccanico S.P., coimputato in concorso, aveva ammesso le sue responsabilità ed è stato giudicato con rito alternativo: “B. mi aveva pagato 103 mila euro”, aveva spiegato. “Versavo gli assegni poi prelevavo i contanti che restituivo al concessionario dal quale avevo acquistato il mezzo che poi a sua volta li dava al B. Io non ci ho guadagnato niente in questa faccenda”.

Oggi in aula i finanzieri che indagarono hanno riferito che nel periodo 2010-2011 dal conto corrente bancario di S.B. risulterebbero emessi assegni a favore di S.P. il quale prelevava contanti per importi compatibili con gli assegni incassati

Il teste citato dall’avvocato difensore Luca Martino impiegato presso un’associazione di categoria ha spiegato l’iter per la presentazione di richieste di contributi previste nei bandi regionali: “Si trattava di un bando particolare cui potevano accedere solo le aziende che operano nella forestazione. Nella domanda, corredata da una serie di documenti, non era necessario allegare fattura di acquisto del sollevatore che andava esibita solo successivamente. La Regione verificava in azienda che il mezzo fosse stato effettivamente comprato”.

L’udienza è stata rinviata ad ottobre per la deposizione del consulente tecnico della difesa e per la discussione.

Monica Bruna

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