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Attualità | 07 giugno 2019, 12:30

Giulia Montagnin, la doppia divisa di Capitano della Guardia di Finanza e campionessa portacolori dell’Atletica Saluzzo

Lascerà a luglio la Tenenza saluzzese destinata a nuovo incarico. Una intervista sull’esperienza al comando del Reparto operativo territoriale e sui successi sportivi nel campo della corsa. Dietro ai risultati: sacrifico e allenamento. La riconoscenza alla Famiglia della Guardia di Finanza, a quella d’origine e all’Atletica Saluzzo. L’Accademia militare, grande scuola di vita che consiglia alle giovani donne

Giulia Montagnin in divisa di Capitano della Guardia di  Finanza e prima al traguardo della Maratona del Lamone

Giulia Montagnin in divisa di Capitano della Guardia di Finanza e prima al traguardo della Maratona del Lamone

A Saluzzo i cittadini la conoscono nell’elegante divisa grigio verde del Corpo della Guardia di Finanza, presente alle tante iniziative e cerimonie della città e in allenamento in un look decisamente più sportivo, pantaloncini, maglietta e fascia tra i capelli. Ufficiale e campionessa. E’ la doppia “veste” di Giulia Montagnin, 28 anni, originaria di Castelfranco Veneto, al Comando della Tenenza della Guardia di Finanza locale dal 2017 e campionessa iridata di corsa e maratone, portacolori dell’Atletica Saluzzo.

A luglio concluderà la sua esperienza come Comandante della Tenenza locale, destinata a nuovo incarico. In una lunga intervista, dove le sue risposte sono un avvincente racconto, emerge la sua personalità, l’orgoglio di appartenere alla Famiglia della Guardia di Finanza, l’affetto grande verso la famiglia d’origine,  l’accoglienza nell’ex capitale del Marchesato e la passione per la corsa. Sport che l’ha vista progressivamente diventare un’atleta conosciuta e temuta nelle gare sparse lungo la Penisola, ma non solo.

Nel dietro le quinte dei primati, tanto impegno, determinazione e chilometri.  Saluzzo ha un ruolo importante in questo percorso.

In qualità di Comandante della Guardia di Finanza di Saluzzo, quale il  bilancio dell’esperienza di questi due anni?

Sebbene di breve durata il periodo trascorso qui, è stato molto intenso ed entusiasmante e mi ha offerto la possibilità di crescere sotto molti profili. In primo luogo sul piano professionale, in quanto è stata la mia prima esperienza al comando di un reparto territoriale “isolato”. Ciò ha comportato l’assunzione di grandi responsabilità poiché comandare significa, innanzitutto, dover gestire uomini e donne in divisa che vedono nella figura del comandante la loro guida, da cui si aspettano elevate capacità decisionali e gestionali. In ciò ho avuto la fortuna di aver potuto contare, sempre, sul supporto dei miei superiori e sul sostegno dei miei collaboratori, leali e fortemente motivati, con i quali ho condiviso proficue esperienze di lavoro.

In secondo luogo mi ha permesso di conoscere una realtà territoriale molto bella: Saluzzo è la patria di Silvio Pellico, dominata da “La Castiglia”, impreziosita da splendide chiese, monumenti e favolosi paesaggi. In questa realtà mi sono sentita, sin da subito, accolta con rispetto e cordialità, e sono riuscita ad instaurare sia a livello istituzionale che sociale ottimi rapporti di collaborazione. Direi, quindi, che il bilancio è senza dubbio molto positivo.”

 

In foto Giulia Montagnin davanti all'ingresso del municipio di Saluzzo

Come si trova una giovane donna al comando di un Reparto operativo territoriale, prevalentemente maschile? Sente distanti o vicini al suo lavoro i Saluzzesi?

Negli anni, la Tenenza di Saluzzo ha avuto, prima del mio arrivo, ben tre ufficiali donne al comando, che hanno contribuito a dare lustro al reparto. La mia esperienza di comando non ha registrato alcun problema nella gestione dei venti militari posti alle mie dipendenze, i quali si sono rivelati dei validi collaboratori, dotati di indubbie qualità umane e professionali. Anche i cittadini saluzzesi li ho sentiti molto accoglienti e disponibili nei miei confronti, sia nelle vesti di Comandante della Tenenza che di atleta, che di semplice cittadina, riuscendo così ad integrarmi perfettamente con questo territorio e i suoi abitanti.

Quante le donne nella Guardia di Finanza nel suo stesso ruolo?

Sono svariate le donne che, come me ricoprono, con fierezza e determinazione, il ruolo di comandante di Reparto isolato. La Guardia di Finanza ha previsto l’arruolamento delle donne dall’anno 2000 e da allora sono sempre più numerose le ragazze che maturano (e spesso realizzano) il desiderio di entrare a far parte della famiglia delle Fiamme Gialle”.

Consiglierebbe questa carriera ad una giovane? Quali gli ostacoli più duri in Accademia e poi nel servizio attivo?

“Assolutamente sì! E ho avuto modo di farlo negli incontri che ho svolto presso gli istituti scolastici saluzzesi in questi due anni. L’Accademia, come ho sempre detto, è una scuola tosta, adatta a chi veramente aspira al ruolo di comando. Il primo impatto in Accademia è forse il più duro, poiché per un giovane che ha da poco concluso gli studi e che è abituato a vivere in famiglia, non è del tutto semplice distaccarsi dai propri affetti ed “abituarsi” al rigido inquadramento a cui si è sottoposti.

Ecco perché un cadetto deve saper dimostrare, sin da subito, di essere in grado di assolvere, in modo consapevole e responsabile, tutti gli impegni, sia didattici che di formazione militare, che l’Accademia di volta in volta richiede. La ferrea disciplina, la cura dell’assetto formale nella vita quotidiana e nello svolgimento delle cerimonie militari e l’impegno nello studio costituiscono il minimo comune denominatore di tutti i futuri ufficiali i quali, poi, nel servizio attivo, dovranno mettere in pratica gli insegnamenti acquisiti. E per far ciò, solo se si è seminato bene si potranno raccogliere i frutti sperati”.

Giulia Montagnin, atleta “non professionista” che si allena lungo tracciati e strade saluzzesi, a contatto con la natura. Si alza prestissimo per correre: è già “in pista” alle 5,30.

Quando inizia l’avventura della corsa?

Il primo approccio l’ho avuto proprio in Accademia, al terzo anno, con la partecipazione come mezzofondista negli 800m agli Interaccademici (competizione sportiva tra le varie Accademie militari). Per me fu una novità assoluta poiché negli anni avevo praticato come sport la pallacanestro. Così cominciai gli allenamenti al campo e man mano maturavo il convincimento che le “brevi distanze” non facevano per me. La svolta avvenne quando su consiglio dell’allenatore, professor Arturo Gatti, iniziai a correre sulle medie distanze, alternando percorsi in salita a quelli in piano, con cambi di ritmo.

Iniziai così ad entrare nel mondo del podismo e con mia grande sorpresa scoprii che mi piaceva. Avevo trovato uno scarico dai ritmi incalzanti ed ai vari impegni accademici. Correvo sola con me stessa libera da tutto e da tutti, ammirando i paesaggi di una città, Bergamo, che in realtà non avevo mai osservato così a lungo e così da vicino. La scoperta fu sensazionale: iniziai a incrementare le distanze e, quindi, a correre per periodi più lunghi senza stancarmi o affaticarmi eccessivamente.

Era l’inizio di una nuova avventura sportiva! La gara sugli 800 metri andò meglio del previsto e per me fu una bella esperienza che mi permise di provare, per la prima volta, la sensazione di una vera e propria gara di corsa. Con il trasferimento ad Ostia per gli ultimi due anni di applicazione dell’Accademia, ho continuato a coltivare questo hobby fin quando mi sono chiesta se davvero avrei voluto correre soltanto per il gusto di farlo, oppure se avessi potuto mettermi in gioco in una competizione, magari in una distanza diversa dagli 800 metri! L’occasione non tardò ad arrivare, infatti un collega mi coinvolse chiedendomi di partecipare alla mezza maratona di Roma-Ostia. Fu l’inizio di una grande avventura. Quel giorno c’erano migliaia di persone che partecipavano alla competizione, me la sono goduta tutta, dall’inizio alla fine”.

Vedevo fin dalla preparazione persone spalmarsi creme, fare stretching, vestirsi, svestirsi e, soprattutto, riscaldarsi correndo e mi chiedevo: perché stancarsi prima? Se oggi ci ripenso, mi viene da sorridere, considerato che prima di una mezza dedico almeno 25 minuti al riscaldamento, sia per evitare infortuni che per gareggiare al meglio delle mie capacità.

Ricordo di essere partita in ultima gabbia tra i meno forti ma, a dispetto delle apparenze, nonostante l’emozione, man mano che passavano i chilometri le gambe giravano meglio ed il fiato non mi abbandonava, così al quindicesimo chilometro dissi al mio collega che avrei voluto aumentare il ritmo: detto, fatto! Percorsi gli ultimi 6 chilometri ad una andatura molto sostenuta e mai sperimentata in precedenza, concludendo la mia prima mezza maratona in 1 ora e 52 minuti. Ero contentissima e seppur molto stanca terminai la giornata soddisfatta per quel che avevo fatto, ripromettendomi di prendere parte ad altre gare, dedicando più tempo agli allenamenti”.

La corsa entra sotto pelle e al momento del trasferimento in provincia di Cuneo, racconta il capitano Montagnin - due lauree, una nel 2015 in Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria con il massimo dei voti e la lode e poi nel 2018 in Giurisprudenza con la medesima votazione e lode, era determinata a far sì che la nuova sede di servizio non costituisse un freno agli allenamenti. Era pronta per ricominciare, nuovo Reparto, nuovi militari, nuove cose da imparare, leggere, capire e perché no, nuovi posti da scoprire… di corsa.

Nel Saluzzese sono stata facilitata nei miei allenamenti dal gran numero di percorsi podistici e dal campo di atletica proprio vicino casa. Così mi sono tesserata con l’Atletica Saluzzo, dove ho potuto sperimentare la possibilità di allenarmi con altri podisti, poi diventati compagni di avventura nel meraviglioso mondo della corsa, una novità per me che fino ad allora ero abituata ad allenarmi da sola. Sotto la guida di una bravissima allenatrice, ex campionessa di corsa, Silvana Cucchietti ho intensificato e aumentato la qualità dei miei allenamenti ed i risultati sono arrivati.”

In foto Giulia Montagnin, secondo posto assoluto alla Treviso Half Marathon

Ha mai gareggiato all’estero? E che ricordo ha di questa esperienza?

Nel 2016 ho preso parte alla maratona di Barcellona: una gara bellissima! Ricordo che il tifo era ovunque, la gente chiamava per nome incitando di continuo gli atleti in un contesto paesaggistico e architettonico unico. A rendere quella giornata tra le più belle della mia vita fu una figura che mi aspettava all’arrivo: era mia sorella, l’unica faccia familiare che vidi in 42 chilometri di gara. Era lì solo per me, a condividere quel momento così importante. L’emozione fu troppo forte e all’arrivo ho versato qualche lacrima di gioia”.

 

Giulia Montagnin con la sorella Clara alla presentazione della Barcellona Marathon

Quale gara ha emotivamente sentito di più?

Ho partecipato alla “Mezza della città dei Mille di Bergamo” nel settembre del 2017. Non la dimenticherò mai. L’emozione più grande l’ho vissuta quando, una volta giunti nella parte bassa della città, improvvisamente, a mia insaputa, si sono aperti i cancelli dell’Accademia: in pochi secondi ho ripercorso i miei anni di accademista e mi sono tornati alla mente i ricordi di quando tutte le mattine partecipavo all’alzabandiera, delle ore passate a marciare per preparare le cerimonie, dei sacrifici fatti e degli insegnamenti ricevuti. Inutile dire che quando ho visto gli allievi in divisa storica schierati in rappresentanza, ma soprattutto i visi a me familiari del personale militare impiegato, mi sono commossa: in quel momento si è di colpo azzerata la fatica e le gambe hanno, come per magia, iniziato a girare da sole spinte dal cuore, in quella che ancora oggi è la mia più bella mezza maratona. Ho passato il traguardo con il mio personal best salendo sul podio, come terza assoluta e seconda italiana: una soddisfazione indescrivibile di fronte a mia madre e al Comandante dell’Accademia che erano presenti all’arrivo”.

La montagna: le tre cime di Lavaredo in Veneto con cui c’è un legame di affetto e il Monviso che vede ogni giorno in servizio a Saluzzo. Dolomiti e Alpi Marittime. Vere e proprie calamite per il contesto e la sfida che possono offrire ad un podista.

Ha mai partecipato a gare in montagna?

 

“Devo confessare che in montagna riesco, nella maggior parte dei casi, a dare il meglio di me: l’altitudine non mi crea alcun problema, anzi, il paesaggio montano è un ottimo stimolo a correre più veloce senza pensare al tempo, al ritmo e ai repentini cambi di passo. L’estate del 2018 mi ha consegnato il secondo posto alla “Primiero Dolomiti Marathon” sulla gara corta e la vittoria alla storica corsa della “Camignada” sulle mitiche Dolomiti trentine partendo da Misurina, attraversando le fatidiche Tre Cime di Lavaredo ed arrivando nel centro di Auronzo di Cadore”.


Giulia Montagnin durante la "Camignada" attraversando le tre cime Lavaredo

E i risultati “saluzzesi”?

Con la maglia dell’Atletica Saluzzo, ho partecipato a numerose competizioni podistiche tra cui “Gli Italiani di corsa in montagna” e la “Mezza del Marchesato”, gara quest’ultima nella quale ho ottenuto il mio attuale personal best di 1.18.16.  Un risultato a cui sono giunta grazie alla mia allenatrice ed al supporto delle mie compagne di squadra, che mi hanno accompagnata per la maggior parte del percorso, dandomi sicurezza e sostegno.

 

 

In foto Giulia Montagnin, terzo posto agli Italiani di Cross 2019 a Venaria con le compagne di squadra Lorenza Beccaria, Michela Bertrando, Mina El Kannoussi e Ayele Mereset Engidu

Altri piazzamenti  che ama ricordare?

Ho ottenuto discreti risultati nelle altre mezze maratone, sia in termini di prestazione cronometrica, che in termini di posizione, solitamente infatti arrivo almeno nelle prime 5 posizioni, anche se come vittoria ho portato a casa la Mezza di Sanremo e la Mezza del Brenta (Bassano). I risultati sono arrivati anche nelle altre maratone come la vittoria alla Maratona di Parma e alla Maratona del Lamone, nonché il 5° posto assoluto e prima italiana alla Maratona di Treviso. Primo posto e titolo regionale anche ai 10.000 in pista di Alessandria. Me la cavo anche nelle campestri, nei trail, nelle corse in montagna, come nelle svariate gare su strada, nelle quali mi cimento nelle domeniche”.

 

In foto Giulia Montagnin taglia il traguardo, primo posto assoluto alla Parma Marathon

Lei ha trionfato in aprile nella Maratona del Lamone, con il nuovo personale di 2h45’46” (abbassato di più di 15 minuti). Cosa c’è nel dietro le quinte dell’arrivo a braccia alzate al traguardo di una 40 km?.

Alla Maratona del Lamone sono arrivata molto preparata e determinata. Io e la mia allenatrice avevamo studiato tutto, incastrato nei ritagli di tempo nei quali ero libera dal servizio gli allenamenti, che nel caso di una maratona si richiedono anche 150 chilometri a settimana, cosa che io, dando comunque priorità al lavoro, non potevo permettermi: quindi, abbiamo dovuto adattare gli allenamenti e le distanze al poco tempo disponibile. Il mio personale era di 2.57.28 ottenuto nel dicembre 2018 a Pisa, gara molto sofferta e affrontata in un periodo di fuori forma.

 

in foto Giulia Montagnin taglia da vincitrice il traguardo della Maratona del Lamone

Al via della Maratona del Lamone però tutto è andato per il meglio: la condizione ottimale si è fatta sentire fin dai primi chilometri e, una volta giunta al fatidico “muro” del 30° km, allorquando le energie di scorta cominciavano a scarseggiare, mi son detta che non dovevo e potevo mollare, ero consapevole che stavo per portare a casa un tempo al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Ed infatti, tagliavo il traguardo col tempo di 2.45.46: la missione era compiuta!”.

I risultati non piovono dal cielo, si devono guadagnare col sudore afferma il Capitano della Guardia di Finanza. “Per preparare una maratona occorre disciplina, sacrificio e molto allenamento: dalla sveglia tutti i giorni alle luci dell’alba per portare al termine il primo allenamento che anticipa l’inizio degli impegni di servizio,  agli allenamenti in pista a fine lavoro, dai week end passati a macinare chilometri, alla cura di alimentazione e  forma fisica.

Inoltre bisogna avere una grande forza di volontà, al fine di non scoraggiarsi e poter affrontare i molteplici problemi che, di volta in volta, si possono presentare, in primis gli infortuni ed i periodi di fuori forma. Altro tassello importante, nel mio caso fondamentale, è stato l’appoggio della mia famiglia che mi ha sempre sostenuta e continua a farlo . Non di meno è stato fondamentale il supporto dei miei superiori, i quali mi hanno sempre incoraggiata, aiutata e gratificata. Per un’atleta “non professionista” come me, il fatto di sentirsi apprezzata dalle persone a cui si tiene di più, come la famiglia e quelle di cui si ha stima, e avere la fiducia di quelle sulle quali ci si appoggia professionalmente, come i miei comandanti, è importante e dà lo stimolo psicologico ad affrontare allenamenti e gare in maniera ottimale.

Un grazie particolare va ai miei compagni di allenamento ed ai tecnici della società, ma soprattutto all’allenatrice che nel mio caso ha fatto tutto, mi ha preso da “tapasciona” (termine usato nel podismo per indicare un atleta che partecipa alle gare senza intenti agonistici e allenamenti specifici, ma solo per il gusto di fare una gara in compagnia e, soprattutto, di partecipare ai buffet finali), portandomi in due anni alla 5^ prestazione stagionale, a livello nazionale, sulla maratona. Per me la corsa significa questo: appoggio delle persone care, condividere con loro successi e sconfitte, dedizione, concentrazione e perché no? Divertimento e voglia di mettersi in gioco”.

In foto Giulia Montagnin sul podio della Maratona del Lamone con Gloria Giudici e Denise Tappatà

 

 

 

Vilma Brignone

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