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Economia | 01 luglio 2019, 22:20

Gli obiettivi dell'Agenda 2030 dell'Onu ad Alba per l'Assemblea Annuale di Confindustria

Nel pomeriggio di oggi, lunedì 1° luglio, incontro in stile Ted Conference presso la Miroglio. Tra gli interventi - aperti da Mauro Gola e chiusi da Giuliana Cirio - anche il presidente nazionale Vincenzo Boccia e Don Mazzi

Mauro Gola, presidente di Confindustria Cuneo

Mauro Gola, presidente di Confindustria Cuneo

Aperto da un video sulle impegnative sfide che il Pianeta si troverà ad affrontare nei prossimi anni, ha avuto luogo lunedì 1° luglio, presso la sede di Miroglio Group di Alba, l’Assemblea annuale di Confindustria Cuneo. A dare il via all’incontro, sullo stile di una Ted Conference, il Presidente di Confindustria Cuneo, Mauro Gola, il cui intervento ha sottolineato i tre obiettivi prioritari individuati da Confindustria tra i 17 “Global Goals” inseriti nell’Agenda 2030 dall’ONU: buona occupazione e crescita economica, innovazione e infrastrutture, riduzione delle disuguaglianze.

“Se siamo tutti così consapevoli, come mai ci troviamo oggigiorno ad affrontare tutte queste difficoltà? Occorre una riflessione sulle grandi sfide sociali e su come le imprese le abbiano affrontate. Oggi appare superato il vecchio concetto dell’incompatibilità tra povertà e sviluppo economico imprenditoriale. Non c’è alcuna incompatibiltà tra progresso sociale ed efficienza economica. Il tema è quello della responsabilità sociale d’impresa: non c’è futuro per chi non si preoccupa del bene comune. Occorre dunque conciliare interessi a volte contrapposti, che è compito prioritario. Per farlo, serve un cambiamento radicale nella presa di responsabilità e nella capacità di iniziativa delle istituzioni nazionali e internazionali”.

Quindi, otto minuti per ciascun relatore, ragionando sui temi che costituiscono il cuore della sfida al centro del dibattito dell’Assemblea di Confindustria.

Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, si è soffermato su un’analisi delle aree urbane, che nel 2050 vedranno 50 grandi metropoli, di cui solo 9 nel continente occidentale e solo una in Italia: Milano. “Innovazione e talenti vanno di pari passo, e le grandi aree urbane si sviluppano intorno alle loro università. Non esisterebbe Google senza Stanford… Parlando dell’Italia, insieme Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna fanno il 54% della spesa italiana in Ricerca e Sviluppo, il 73% dei brevetti nazionali e contano 600mila studenti universitari”. Ancora: “La partita è ‘neurale’: occorre metterci in connessione, pensando a un futuro sostenibile. Lo sviluppo delle grandi aree urbane non potrà prescindere dalle disuguaglianze. E visto che lo Stato arretra, noi imprenditori non siamo più solo attori economici, ma sempre più attori sociali”.

Quindi l’intervento di Vincenzo Boccia, Presidente nazionale di Confindustria, cui è toccato approfondire il punto 8, incentrato su buona occupazione e crescita economica. “L’Italia è una repubblica (democratica) fondata sul lavoro, e il lavoro è elemento di coesione della comunità. Ai tempi della ricostruzione una frase metteva d’accordo industriali e sindacalisti: ‘Prima le fabbriche, poi le case’. Sostenibilità economica significa anche mettere in atto una politica economica sostenibile, fatta di responsabilità e corresponsabilità”. E ancora: “La costruzione della società deve avvenire a partire dai corpi intermedi, che rappresentano degli interessi di categoria. Dietro il pensiero economico dell’industria c’è un’idea di società. Le tre parole chiave sono lavoro, crescita, debito: fare crescita rilanciando il lavoro, avendo bene a mente la necessità di ridurre il debito pubblico. Per questo Confindustria chiede meno tasse sul lavoro, ma a beneficio dei lavoratori, per elevare i salari. Chiede anche un piano di inclusione dei giovani, che devono entrare nel mondo del lavoro. Quindi chiede di detassare i premi di retribuzione e, in ultimo, la costruzione delle infrastrutture, che collegando territori includono persone. Il lavoro è il fine, la crescita economica la precondizione”.

Roberto Cavallo Perin, Professore dell’Università degli Studi Torino e Coordinatore per il Decentramento Universitario, ha parlato di qualità in termini relativi, e non assoluti, mettendo l’Università al servizio dei territori, per contribuire a definire l’evolvere delle aziende. “Vogliamo una qualità comparativa, essenre cioè più bravi degli altri facendo innovazione, che si fa facendo ricerca, e si può realizzare lavorando insieme. Stiamo lavorando per mettere in funzione un sistema di riconoscimento delle competenze, individuando degli standard universitari. Tra sei mesi, vorremmo offrire un catalogo per offrire delle certificazioni su specifiche competenze”.

A calcare il palco è stato poi Don Antonio Mazzi, fondazione Exodus, 90 anni e l’energia di un ragazzino, il cui intervento è stato dedicato al tema numero 16, parlando di pace e giustizia. Riportando il dialogo avuto con un bambino avvenuto a Gerusalemme, il giorno della Domenica delle Palme, parlando di sacerdoti e lunghe prediche, ecco la proposta per un nuovo approccio: “Dobbiamo cercare di seminare la bontà nei ragazzi cattivi e negli uomini tutti. Dobbiamo essere seminatori di pace: nel cuore di ogni uomo c’è sempre un angolo in cui seminare la bontà, che non scende dal Paradiso né arriva dai Governi, ma dal nostro impegno personale”.

Rossana Revello, delegata alla responsabilità sociale di Confindustria, si è concentrata particolarmente su innovazione e infrastrutture, l’obiettivo numero 9, scelto da Confindustria insieme all’8 e al 10 tra i suoi prioritari. “Il nostro modello di sviluppo ha creato degli squilibri: nell’accesso alle reti idriche, elettriche, alla telefonia, che non consente lo sviluppo delle infrastrutture sanitarie, dell’istruzione e delle imprese in grandi aree del Pianeta. Anche in Italia abbiamo un ritardo strutturale nelle infrastrutture, a partire dalla digitalizzazione, e abbiamo perso competitività. Le infrastrutture sono una precondizione per la crescita: mettono in relazione le persone, i territori e i Paesi. Sono un capitale fisso sociale a disposizione della collettività. Il raggiungimento degli obiettivi dell’agenda 2030 dipende dagli investimenti nelle infrastrutture: le reti idriche, l’efficienza energetica, la banda larga, il potenziamento delle reti ferroviarie e il binomio mare/ferro, l’elettrificazione delle banchine e le emissione delle navi… sono parte delle sfide da affrontare.
Qual è il ruolo delle imprese? Molto dipenderà da cosa e come produrranno le imprese e dalla rete infrastrutturale digitale e materiale su cui potranno contare”.

Luigi Salvatico, psicologo e psicoterapeuta, presidente del Comitato Etico dell’Aso Santa Croce e Carle di Cuneo e delle Asl CN1, CN2 e AT, ha parlato di sconfiggere la povertà e la fame nel mondo, partendo da una riflessione sulla crescita della popolazione nella storia dell’umanità e sulle trasformazioni della specie umana nei millenni, e oggi sempre più rapide. Con una citazione finale di Massimo Musso, presidente del CNR: “Dobbiamo curare il Pianeta e curare noi stessi”.

È stata dunque la volta di Antonio Calabrò, direttore della Fondazione Pirelli, che ha parlato di consumo e produzione responsabili. “Occorrono imprese capaci di essere protagoniste dell’umanesimo industriale. L’Italia è tuttora il secondo Paese europeo nel manifatturiero, ma siamo primi nella farmaceutica, in competizione con i tedeschi nella meccanica e nella meccatronica, con ottimi risultati nel mondo della chimica e della plastica, che ci consentono di competere in Europa. Questo perché sappiamo fare delle tecniche uno strumento per fare crescere le persone: il nostro umanesimo sta esattamente qui. Questo è il concetto di ‘fabbrica bella’ che proponiamo. Le nostre industrie devono essere trasparenti, accoglienti, sicure: caratteristiche fondamentali per la stessa competitività”. Con un appello finale: “C’è una richiesta di rispetto nei nostri confronti: le imprese pretendono attenzione per chi è capace di produrre reddito, ricchezza, crescita. Serve la certezza che il Governo non si muova contro le imprese”.

Roberto Della Seta, presidente della Fondazione Europa Ecologia, ha portato il ragionamento sui “Susteinable development goals” 6 e 7, relativi all’accesso all’acqua e alla produzione di energia pulita e accessibile, citando anche il festival Circonomia, lanciato con l’Ing. Carini, Ad di Egea, “perché il valore economico e quello ecologico di come si produce sono un tutt’uno”. A proposito del nostro Paese, “in Italia c’è acqua sufficiente per tutti, ma la rete idrica è pessima… il 40% dell’acqua va persa nei trasporti. Il livello di efficienza energetica del nostro sistema produttivo è invece ottimo: consumiamo meno dei nostri competitor europei e il trend è positivo. Lo sviluppo delle energie rinnovabili è più che discreto: il 20% dell’energia che produciamo arriva da fonti rinnovabili, ma questa è difficilmente accessibile per alcuni soggetti, a partire dalle PMI”. Quindi il riferimento a un tema molto sentito nel Cuneese: “Il concetto di acqua come bene pubblico non può coincidere con quello di acqua gratuita: essendo un bene limitato, occorre pagare per averlo”. Buone notizie sul fronte dell’economia circolare. “Siamo maglia rosa, e ai vertici in Europa: a parità di produzione e PIL, siamo il Paese che consuma meno. Però siamo anche ai primi posti nella capacità di farci del male da soli, in stile ‘Tafazzi’: la burocrazia strangola la crescita, e la politica spesso non aiuta. E tantissimi Tafazzi si annidano tra gli stessi ambientalisti”.

Alessandro Invernizzi, presidente onorario e direttore esecutivo delle acque minerali Lurisia, oltre che amministratore delegato dell’istituto termale di Lurisia, ha sottolineato l’importanza di un cambiamento di mentalità per approcciare il tema numero 3, riferito alla “buona salute”. “Viviamo male perché non abbiamo buone relazioni umane, avendo basato il nostro sistema sociale sul conflitto”.

Applauditissima Mafalda Collidà, studentessa, portavoce del collettivo SESAMO, organizzatore della manifestazione per il clima di Cuneo del 15 marzo scorso. “Gli effetti del cambiamento climatico, che è già drammaticamente in corso, sono visibili a tutti: fenomeni metereologici estremi sempre più numerosi e violenti, un forte impatto sulla biodiversità di flora e fauna, oltre che sul ciclo dell’acqua. Il tempo per agire è questo”.

In coda all’Assemblea, Giuliana Cirio, direttore di Confindustria Cuneo, che ha concluso parlando di parità di genere e riduzione delle disuguaglianze, introducendo il video sull’opera “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, per chiudere con una citazione di Charles Francis Kettering: “Il futuro mi interessa molto: è lì che passerò il resto della mia vita”.

Pietro Ramunno

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