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Eventi | 06 luglio 2019, 17:20

A tu per tu con Enzo Biffi Gentili, il curatore della mostra “Ars Regia”, che porta a Savigliano “La Granda alchemica” (FOTO)

La scelta di un tema alchemico è particolarmente coerente con la storia della dinastia sabauda. Le relazioni, a volte pericolose, tra alchimisti ed esponenti di Casa Savoia sono state molteplici, dal 1300 agli inizi del 1700

A tu per tu con Enzo Biffi Gentili, il curatore della mostra “Ars Regia”, che porta a Savigliano “La Granda alchemica” (FOTO)

Le auliche sale di Palazzo Taffini d’Acceglio e di Palazzo Cravetta – a Savigliano – ospitano da ieri – 5 luglio - la mostra "Ars Regia. La Granda alchemica" a cura di Enzo Biffi Gentili

Si tratta di un progetto biennale promosso dall’associazione Le Terre dei Savoia per valorizzare alcune eccellenze del territorio.

Tema portante di un’attenta ricognizione del curatore Biffi è l’Alchimia, connessa a doppio filo al saviglianese soprattutto sotto l’aspetto della spagirica (termine coniato da Paracelso per definire un’alchimia terapeutica, praticata sino a oggi in stretta interferenza con l’erboristeria).

La scelta di un tema alchemico è particolarmente coerente con la storia della dinastia sabauda. Le relazioni, a volte pericolose, tra alchimisti ed esponenti di Casa Savoia sono state molteplici, dal 1300 agli inizi del 1700.

Qui basti rammentare la figura, nel progetto centrale, di Carlo Emanuele I, la cui morte a Savigliano nel Palazzo Muratori Cravetta fu profetizzata da Nostradamus, almeno secondo lo storiografo Valeriano Castiglione, nel ‘600 dimorante nel monastero cassinense di Savigliano.

Carlo Emanuele I intrattenne rapporti, documentati, con inquietanti studiosi e praticanti di alchimia come Giacomo Antonio Gromo, Angelo Ingegneri, Cesare Della Riviera. Nelle sue collezioni si rinvengono notevoli tracce di questa sua discussa passione.

Enzo Biffi Gentili, esperto a livello nazionale di arti applicate, non è un volto nuovo per la Provincia Granda. Recentemente è stato direttore artistico del progetto, concluso con successo e promosso da Fondazione CRC, Il cuNeo gotico, che aveva l’obbiettivo di valorizzare l’architettura neogotica dell’800 nel Cuneese e insieme di riflettere su un lato goth e dark nelle arti attuali.

Quando è stato proposto il tema dell’alchimia – le sue parole – non abbiamo mai dimenticato gli aspetti legati al territorio, del quale da qualche anno ne seguiamo le esperienze. Uno dei miei principi è quello per cui la storia è fondamentale, così come il recupero del patrimonio locale, indispensabile, ma a condizioni che vi si apportino nuovi tagli eccentrici e culturali.

I piemontesi sono persone attente all’esoterismo. Eco scrisse che ci sono argomenti che chiamano ad una sovra interpretazione e che inducono a letture arbitrarie.

Abbiamo cercato di essere ancora più radicali, no attraverso una sovrainterpretazione e nemmeno attraverso un’interpretazione, ma arrivando alla presentazione di fatti ed artefatti.

Qui si apre un discorso mai affrontato prima, con certi criteri scientifici.

La rimozione dell’alchimia deriva da uno sport diffuso da qualche tempo, volto a considerare secondare le discipline che pretendono di avere un secondo livello d’interpretazione. Così si cerca di demolire una cultura millenaria, condannata anche in passato dalla bolla papale del Trecento che, però, non ha mai avuto conseguenze operative, in virtù di un mutamento dei rapporti tra Chiesa cattolica e alchimia. Come mai pochi alchimisti sono stati perseguiti dalla Chiesa cattolica?”.

Biffi Gentili, perché partire da Carlo Emanuele I di Savoia?

La mostra inizia nella sala di Palazzo Cravetta in cui morì Carlo Emanuele nel 1630, di peste, anche se non molti lo sanno. Questo Duca di Savoia frequentò sempre alchimisti, anche molto discussi. Gli ultimi istanti del Duca, quasi disfatto, sono stati tragicamente rappresentati in un celeberrimo quadro ottocentesco di Nicolò Barabino. Invece, nel contiguo Palazzo Taffini Carlo Emanuele I è stato ritratto in un affresco come una "statua d'oro". E siamo di nuovo ai simboli dell’Ars Regia. Queste fonti artistiche saranno in mostra “manipolate” digitalmente da un altro fotografo eccellente, Pino Dell’Aquila. Vorremmo insomma dare il senso ai visitatori di partecipare a “esequie alchemiche””.

Una lettura inedita di Pinot Gallizio?

Anche se alcuni critici avevano già accennato a un Gallizio “alchimista”, non era mai stato compiuto un tentativo di approfondimento di questo aspetto della sua figura. E dire che sarebbe bastato elencare i titoli dei suoi quadri che rinviano all’alchimia o all’occultismo, e sono moltissimi: La materia è una cosa seria, Madonna del triangolo, Il mistero delle Cattedrali del 1961 che riprende il titolo di un libro di un famoso alchimista del 900, il Fulcanelli, L’uomo bidistillato, sino alla serie terminale dei Neri, a una fase cioè di nigredo”.

La ricerca dell'oro ceramico è un trade mark di Enzo Biffi Gentili?

Il lustro ceramico, la “luccicanza” è in effetti una delle mie grandi passioni da sempre.

È una tecnica che in Italia nasce per opera e teoria di grandissimi artigiani che si interessavano di alchimia, da Mastro Giorgio a Cipriano Piccolpasso. La bellezza, e l’ambiguità percettiva, di questo tipo di decorazione da fine 800 a oggi continua ad affascinare molti importanti ceramisti francesi, spagnoli, ungheresi, russi, americani, e naturalmente italiani…. Metteremo in vetrina nella sala degli Dei di Palazzo Taffini diversi loro lavori provenienti da collezioni private piemontesi”.

Perché un Oratorio laboratorio?

Perché in San Filippo Neri a Torino sin dall’inizio degli anni 90 del secolo scorso intorno alla Congregazione dell’Oratorio si sono riuniti dei laici interessati ai segni del sacro, ai quali i Padri non hanno mai chiesto di essere “ortodossi”. Così più recentemente è avvenuto che siano state raccolte presso il MIAAO (Museo delle Arti Applicate Oggi), che ha sede anch’esso in San Filippo Neri, opere d’arte a tema “esoterico”. In mostra, esporremo alcune di quelle, di autori nazionali e internazionali, che fanno riferimento all’alchimia. Del resto, l’Ars Regia è stata recentemente pubblicamente anche dai Francescani di Assisi. Perché i frati erboristi e distillatori nei conventi medievali sono stati anch’essi alchimisti”.

Addirittura manga e videogame in mostra: non è un po' troppo?

Prima di tutto noi non abbiamo mai creduto a una gerarchia tra arti “maggiori” e “minori”: Oggi vengono universalmente riconosciuti come “capolavori” anche alcuni fumetti (al Brafa di Bruxelles una strip originale del Tintin di Hergé viene venduta sui 2 milioni di euro). Noi aggiungiamo riferimenti intriganti anche a manga e videogames per testimoniare come l'Ars Regia, praticata da Maria l’Ebrea a Paracelso, da Giordano Bruno a Newton, abbia potentemente influenzato l'immaginario collettivo per secoli, fino ai giorni nostri e alle ultimissime generazioni di “nativi digitali””.

L’esposizione è articolata in otto sezioni. Le prime sei riguardano diverse realtà del patrimonio culturale e storico artistico del Piemonte connesse con l’alchimia.

Carlo Emanuele I di Savoia. L’Arte regale e la sua morte.

Sono state molteplici, a volte pericolose, le relazioni tra alchimisti ed esponenti di Casa Savoia dal 300 agli inizi del 700. A esempio Carlo Emanuele I intrattenne rapporti, documentati, con inquietanti studiosi e praticanti di alchimia come Giacomo Antonio Gromo, Angelo Ingegneri, Cesare Della Riviera. Nella Sala Magna di Palazzo Cravetta a Savigliano dove il Duca morì sarà realizzata una installazione “fantasmatica” che ne rianimerà l’ultima luttuosa destinazione, tra l’altro incentrata sulla “apparizione”, creata dall’architetto e fotografo Pino Dell’Aquila, del grande quadro di Nicolò Barabino Gli ultimi istanti di Carlo Emanuele I del 1891, ambientato appunto nella Sala Magna, al quale il pittore genovese lavorò più di 10 anni senza finirlo, e di un dettaglio degli affreschi del Salone d’onore di Palazzo Taffini nel quale la figura del Duca di Savoia sembra “trasmutata in oro”. Questa sezione di mostra si sviluppa al piano terreno anche in esterni, con un “cammeo” storico didascalico sul Duca, la sua epoca e il rapporto con la Città di Savigliano, curato da Loredana De Robertis.

Giuseppe Gallizio. Spagirico e pittore.

Molto sovente la critica ha usato, scrivendo di Pinot Gallizio, il più grande artista d’avanguardia della Granda nel 900, i termini “alchimista” e “alchimia”. In mostra verranno esposti, in seguito a un accordo con l’Archivio Pinot Gallizio, alcuni suoi importanti quadri dai titoli chiaramentete alchemici, tra i quali La materia è una cosa seria del 1957, Il mistero delle cattedrali del 1961, L’uomo bidistillato del 1962 sino alla serie terminale dei Neri dipinti alla vigilia della sua morte.

San Lorenzo e l’Ars Regis.

Saranno esposti i primissimi esiti di una missione di rilievo espressivo di uno straordinario, ma non abbastanza noto e mai ben rappresentato, monumento misterico cinquecentesco della Granda, la Chiesa di San Lorenzo a Saliceto, dove l’apparato scultoreo-decorativo lapideo della facciata è gremito di simboli alchemici. Protagonista, il fotografo di architettura e docente al Politecnico di Torino Daniele Regis, già autore di una nuova lettura visiva del neogotico cuneese.

Un Oratorio laboratorio.

Una sezione che è una rivelazione: sarà mostrata parte di una raccolta d’opere d’arte conservate presso il Seminario Superiore di Arti Applicate/MIAAO della Congregazione dell’Oratorio di Torino nel complesso di San Filippo Neri, dall’iconografia alchemica. Tra gli autori Pierre Clayette, Sergio Fergola, Lucio Saffaro, Joe Tilson, Jorrit Tornquist, Jean Triffez, Martin Van Vreden e i più giovani Andrea Neri e Marco Tiani. Una prova documentale clamorosa di “riconciliazione” tra chiesa cattolica e Ars Regia nella quale si sono distinti, nel Sacro convento di Assisi, anche i Francescani.

Ricerche dell’oro nell’arte ceramica.

È l’esibizione, mai prima avvenuta, di ceramiche provenienti da due collezioni private piemontesi, tutte decorate a lustro metallico - antica tecnica di “ricerca dell’oro” in quest’arte- considerata un “secreto”, un po’svelato nel ‘500 dall’architetto e alchimista Cipriano Piccolpasso, foggiate da illustri artieri e manifatture del ‘900 d’Italia, Svizzera, Francia, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Ungheria, Finlandia, Stati Uniti…

Artieri ermetici pedemontani.

Si tratta di una selezione di opere di sei autori contemporanei di diverse generazioni, scomparsi e viventi, attivi in Piemonte, già creatori in passato di artefatti dichiaratamente suggestionati dall’Ars Regia: i grafici e illustratori Piero Crida ed Elisa Seitzinger, l’eccentrico “olandese volante” Guy Harloff che morì in Piemonte, gli artisti Plinio Martelli e Silvio Rosso, e Fabio Petani, street artist. Ufficio Stampa mostra threesixty.it 011547471 Gabriella Braidotti 3483152102 Il presente progetto è finanziato con il sostegno della Commissione europea. L’autore è il solo responsabile di questa pubblicazione (comunicazione) e la Commissione declina ogni responsabilità sull’uso che potrà essere fatto delle informazioni in essa contenute.

In conclusione, due sezioni meno “radicate” nel genius loci.

L’aroma del Sacro, sarà un’installazione “alchi-mistica”, composta da ventiquattro olfattori in vetro dai quali i visitatori potranno inalare profumi basati su essenze adottate in cerimonie religiose o create a supporto di esperienze spirituali di varia natura. Ospite d’onore, l’artiere, stilista e profumiere Filippo Sorcinelli.

La più “pop”, Alchimia di massa, riunirà artwork, comics e manga, video e videogames dal soggetto alchemico, per coinvolgere e interessare anche le nuove generazioni “digitali”.

Per concludere, a Palazzo Cravetta, nel loggiato esterno prospiciente il magnifico giardino all’italiana, sfileranno duchi, madame reali, principesse e personaggi di corte che caratterizzarono l’epica secolare del monumentale edificio, creando grande suggestione scenografica. Si tratta anche di una reinterpretazione dell’esemplare unicità della facciata, adornata da archi di trionfo, busti marmorei e affreschi sabaudi, tra tardo rinascimento e barocco.

redazione

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