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Attualità | 08 agosto 2019, 14:38

A 75 anni dall’incendio nazifascista, Paesana rivive quei giorni grazie al racconto di chi subì gli orrori nell’agosto del 1944 (FOTO)

Successo per l’iniziativa organizzata dal Comune di Paesana e dalle associazioni di volontariato locali. Guido Pasero (classe 1936), Aurelia Colomba (1931), Pina Olivero (1932) Cesare Miolano (1935) e Domenico Bellone (1934) hanno regalato alla platea un patrimonio storico inestimabile

Alcune immagini della serata

Alcune immagini della serata

A 75 anni dall’incendio, per mano nazifascista, che devastò buona parte del paese, Paesana ha portato in piazza, in una serata densa di emozioni e ricordi, i testimoni oculari degli orrori subiti nell’agosto del 1944.

Tanta gente ha preso parte all’iniziativa organizzata dal Comune di Paesana e dalle associazioni di volontariato locali. Dopo gli onori ai Caduti tributati ai monumenti di via Roma, via Barge (dove trova posto una targa che ricorda proprio l’incendio del 1 agosto 1944) e del viale “Caduti e Dispersi” che costeggia il torrente Agliasco, la serata si è svolta in piazza Vittorio Veneto.

Qui, sopra il palco, Guido Pasero (classe 1936), Aurelia Colomba (1931), Pina Olivero (1932) Cesare Miolano (1935) e Domenico Bellone (1934) hanno regalato alla platea un patrimonio storico inestimabile: i racconti di quei giorni.

Ad intervallare le testimonianze, i brani della Banda musicale paesanese (tra cui le composizioni dell’indimenticato maestro Secondo Allio), i canti delle “Giovani voci del Monviso” e la lettura delle “Pagine memorande di storia” di don Giuseppe Ghio, parroco di Santa Maria di Paesana di quell’epoca.

“Quando i giovani partigiani ribelli bussarono alla porta di mia mamma”

Avevo 8 anni – il racconto di Cesare Miolano – e mi trovavo a letto, dal momento che non si usciva di casa. Alla porta di casa bussò un partigiano, mia madre lo accolse, ma se si veniva a sapere che ci eravamo adoperati per dare alloggio ad un ribelle ci avrebbero fucilati tutti.

Mia madre parlò col parroco: le tenemmo nascosto per la notte. Nel mentre il sacerdote preparò i documenti e, con la prima corsa del pullman, paertì verso valle. Il giovane era un genovese: tornò a casa sano e salvo, col tempo scrisse una lettera di ringraziamento al parroco di Santa Margherita” 

“Mio fratello sentiva gli spari dei tedeschi poco sopra di lui”

Aurelia Colomba ha raccontato la storia del fratello, Valerio.

Era un partigiano – le sue parole – e un giorno se ne arrivò a casa con un asinello, sul quale caricava gli zaini con i suoi averi per poi partire alla volta dei boschi.

Mentre saliva in alta Valle, insieme al suo asinello, ci avevano avvistato dell’imminente arrivo dei tedeschi, piangevamo disperati. Qualcuno, però, dopo averlo incontrato per strada, aveva detto a Valerio di nascondersi, per scampare ai tedeschi.

Fece scappare l’asino e si nascose poco sotto la strada: sentiva il rumore dei nazisti, che si erano fermati proprio sopra di lui a parlare, senza però accorgersi della sua presenza. Valerio si salvò nonostante i tedeschi iniziarono a sparare”.

“Quella bomba sganciata dagli aviatori e caduta dall’altra parte di casa nostra…”

Il racconto di Domenico Bellone, invece, è partito dai giorni in cui il paese era sorvolato dalla flotta aerea: “Ci passava sopra la testa un biplano, che ogni tanto sganciava delle bombe. Un pomeriggio sentimmo dei rumori e uscimmo in cortile, io e mio fratello.

Gli aviatori sganciarono una bomba, che per fortuna cadde dall’altro lato della casa, senza colpire né me né mio fratello, altrimenti non sarei più qua”.

“Mio padre salì al Tournour e vide Paesana coperta dal fumo nero”

“In quei giorni – la testimonianza di Pina Olivero – non avevamo granché, ci arrangiavamo però con l’orto e qualche gallina.

Avevo 12 anni, con i miei genitori eravamo andati a vivere all’Erasca, da mia zia, per la paura che prima o poi arrivassero i tedeschi a prelevarci, dal momento che mio fratello era un partigiano.

In quei giorni c’erano state diverse rappresaglie. Noi ci trovavamo in una località a monte delle Ramata, in una baita con il fienile. I tedeschi stavano per arrivare anche da noi, ma dopo due giorni se ne erano andati. Mio padre salì sul monte Tournour, e aveva visto Paesana coperta da tanto fumo nero. Erano quindi fuggiti a valle, per paura di essere scoperti. All’Erasca le campane suonavano: i nazisti se ne erano andati. Tutto attorno casa nostra, in centro Paesana, era distrutto dalle fiamme. Riuscimmo a salvare il pian terreno di casa, dal momento che il primo piano era distrutto dall’incendio. Giravamo per il paese, da una parte con la gioia per la notizia che i tedeschi erano andati via, dall’altra con la tristezza di vedere Paesana così distrutta”.

“Ci nascondemmo in un campo di granoturco, i proiettili ci passavano sopra la testa”

Sono passati tanti anni – ha poi raccontato Guido Pasero – ma ricordo tutto come se fosse ieri. Mia mamma aveva alcune mucche, e con i carri portava in campagna materassi ed altri averi, nel caso i tedeschi ci avessero bruciato casa.

Io e mia sorella eravamo nascosti sotto il carro, con assi messi davanti a mo’ di protezione. Mia mamma sentì parlare tedesco e decise di scappare insieme a noi. Ci nascondemmo in un campo di granoturco: i tedeschi sparavano con i mitra, le pallottole ci passavano poco sopra la testa. La nostra casa venne risparmiata dall’incendio”.

Poi, la ricostruzione di quel 1 agosto 1944, con i tedeschi che sfondarono a Croesio e, al contempo, risalirono dalla Colletta, con l’ordine di incendiare il paese. Borgo Santa Margherita si salvò, grazie all’azione del sacerdote di allora, ufficiale degli Alpini, che accolse l’ufficiale tedesco con la stola ed il crocefisso, negando la presenza nel borgo di ribelli, spiegando che v’erano soltanto contadini.

Lo stesso parroco al quale i tedeschi rubarono la radio, custodita in canonica, per poi gettarla nel torrente Croesio, qualche chilometro più a valle.

Forte l’impegno, in quel tempo, dei parroci del paese: don Ghio, don Occelli, don Turina ed il vicecurato don Baravalle.

Alle 22, inoltre, la serata si è arricchita di un altro momento significativo: il suono a distesa delle campane, proprio come avvenuto a Santa Maria e a Santa Margherita nel pomeriggio (rispettivamente alle 15 ed alle 17) di quel 1 agosto 1944.

Furono giorni tragici – le parole del sindaco di Paesana, Emanuele Vaudano che dobbiamo ricordare anche per un risvolto positivo: i paesanesi non si sono mai arresi. Dobbiamo prendere esempio da quelle persone: il paese sta subendo un calo in termini di popolazione, ma dobbiamo rimboccarci le maniche. Ognuno deve chiedersi ‘Cosa posso fare per il mio paese’. Il Comune deve fare molto, ma con il vostro aiuto Paesana può crescere e tornare migliore e fiorente”.

Nicolò Bertola

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