Per raccontare la loro storia si siedono tutti accanto. In cerchio. Sono una famiglia molto unita, di quelle di una volta dove le tradizioni contadine si intrecciano con l’inevitabile e necessaria innovazione richiesta dal mercato. Perché solo insieme e con i piedi saldamente ancorati alle radici si possono costruire progetti importanti guardando al futuro. Infatti la loro azienda agricola si chiama “La Famija”: volutamente scritto in piemontese.
Di cognome fanno Tassone, ma nella zona li conoscono tutti con il soprannome di “Rabala”. Da decenni. Siamo a Cascina Giorgis in via Sacco, 2, nella frazione di San Lorenzo di Peveragno. Arrivando da Cuneo un centinaio di metri dopo la chiesa del paese si svolta a sinistra per via Ritorto. Percorsi un paio di chilometri tra i campi e i profumi della natura si arriva alla struttura rurale. Al bordo della strada spicca l’indicazione del punto di vendita diretta ai consumatori.
Un ampio cortile si apre sull’antica casa di fine 1800 dove c’è la sede produttiva e logistica dell’azienda. Ma, ora, i Tassone non abitano più lì. Tutto attorno si concentrano i terreni e le 35 serre.
Dal 1º gennaio 2018 l’impresa è gestita dai tre fratelli: Michele, Valentina e Giovanni di 30, 21 e 20 anni. Una quarta sorella, Romina, 32 anni, ha un’altra occupazione. Li aiutano, come coadiuvanti, papà Giuseppe e mamma Anna Maria, classe 1955 e 1964. E danno loro una mano, regolarmente assunte, Michela, moglie di Michele, 26 anni, e Noemi, 17 anni, ancora studentessa alle Superiori. Inoltre si aggiungono, alternandosi, nel periodo della raccolta da giugno a metà ottobre, una decina di dipendenti con il contratto stagionale.
L’azienda coltiva ottanta giornate di terreno, per la maggior parte in affitto. Ogni componente della famiglia ha ruoli dei quali si occupa in modo principale, ma tutti sono interscambiabili a livello operativo e pronti ad aiutarsi a vicenda. Il lavoro contadino, infatti, deve essere svolto nel momento in cui serve e non può attendere.
UNA STORIA CHE PARTE NEL 1957
La storia dell’azienda in quella struttura rurale nasce nel 1957 quando si insediano, come mezzadri, Giovanni e Teresa: i genitori di Giuseppe. Lui ha due anni. E ha sempre lavorato con loro. “Nel 1975 - spiega Giuseppe - siamo passati dalla mezzadria all’affitto della cascina. Negli Anni Ottanta abbiamo abbandonato l’allevamento dei bovini di Razza Piemontese - una settantina - per dedicarci solo alla coltivazione dei terreni. La mia vita l’ho passata in questo posto e ne sono orgoglioso: non avrei potuto prendere una decisione migliore. La passione per il mestiere contadino ha prevalso su tutto, anche se ho provato per quattro anni a fare l’autista. Ma non funzionava”.
Il percorso viene ulteriormente rafforzato nel 1985 dal matrimonio con Anna Maria, che racconta: “Sono originaria di Roaschia. Una mia amica veniva già a raccogliere fragole da loro. Mi ha chiesto se volevo provare. Così ho fatto. Qua ho conosciuto Giuseppe ed è scoccata la scintilla. Una scelta quella del lavoro agricolo fatta certo per amore, ma anche perché, avendo l’esperienza precedente di altre occupazioni, mi è subito piaciuto. Potevo vivere all’aria aperta e costruire con mio marito qualcosa di nostro”.
Nonno Giovanni e nonna Teresa lasciano l’esistenza terrena nel 2006 e nel 2017. Per papà Giuseppe arriva il tempo della pensione. E, nel 2018, la famiglia imbocca la svolta.
I PERCHE’ DI UNA SCELTA DI VITA
Michele: “Ho la formazione in elettrotecnica ottenuta all’Ipsia. Ho lavorato per sette anni in un’officina meccanica, ma nel tempo libero aiutavo già i genitori in cascina. Poi un giorno mi sono stufato di rimanere sempre al chiuso, ho detto basta e, dal 2013, ho iniziato a dare loro una mano come coadiuvante. Perché comunque è un mestiere difficile, ma capace di regalarti tante soddisfazioni. Quando papà è andato in pensione voleva cedere l’azienda a me, però visto che anche Valentina e Giovanni si sono entusiasmati all’idea di metterci insieme nel 2018 abbiamo dato vita all’azienda. Rinnovando alcuni aspetti produttivi, ma mantenendo la passione e le tradizioni di nonni e genitori”.
Valentina ha il diploma commerciale conseguito al “Grandis” di Cuneo. Dopo aver lavorato in un bar capisce che la sua strada è nella struttura agricola. Così come Giovanni il quale, dopo i tre anni di qualifica in meccanica, prova uno stage in una fabbrica. Ma non fa per lui e coglie al volo l’occasione offertagli dalla famiglia.
“Tutti e tre - sottolinea Valentina - siamo stati subito d’accordo sull’obiettivo di effettuare, nel modo maggiore possibile, la vendita diretta ai consumatori. La prospettiva, appoggiata da papà e mamma, ci ha dato la spinta ad aprire l’attività. Loro coltivavano solo fragole, fagioli, mais e mirtilli. Noi abbiamo diversificato la produzione, inserendo molte altre varietà di frutta e verdura. Seppure, tante di esse, in quantità minori. Così, però, riusciamo a offrire al cliente un’ampia gamma di colture. E questa è stata la decisione che ci ha permesso di rendere sostenibile il nostro lavoro a livello economico”.
Affermano papà e mamma: “Siamo molto contenti della loro scelta in quanto hanno proseguito la tradizione di famiglia. Dando continuità all’impresa, ma migliorando il modo di produrre rispetto a noi”. E aggiunge Giuseppe: “All’inizio ero un po’ scettico sulla vendita diretta. Poi ho dovuto ricredermi, perché invece va bene”.
Quando stiamo chiacchierando arriva un cliente: è il proprietario del ristorante “Il San Pietro” di Limone, Beppe Carlevaris, il quale carica in macchina alcune cassette di prodotti. E sottolinea: “Le colture sono curate e di grande qualità”. Un bel complimento.
Chi fa ormai parte a tutti gli effetti della famiglia è anche Michela, 26 anni, moglie di Michele. Hanno un figlio: Mattia, nato nel 2018. Lei, laureata in Tecniche Erboristiche, si occupa soprattutto della ventina di arnie di api con la produzione del miele e della linea cosmetica naturale “Latte & Miele”. “La mia - racconta - è stata una scelta che ho condiviso tra l’amore per mio marito e la passione per l’attività. Già il percorso universitario l’ho imboccato perché mi hanno sempre attirata l’armonia della natura, lo stare all’aperto, il coltivare le piante officinali e la trasformazione dei prodotti. Terminata l’Università non me la sono sentita di abbandonare questo profondo interesse. Ho cominciato con le api. Nel nostro caso servono soprattutto per l’impollinazione dei frutti. Infatti, gli alveari li lasciamo stanziali in azienda. Se poi riesco a produrre un po’ di miele è una soddisfazione in più. A cui si aggiungono le creme naturali”.
LA GARANZIA DELLA QUALITA’ E DELLA SICUREZZA ALIMENTARE
La maggior parte delle 80 giornate disponibili vengono coltivate a fagioli e mais ruotando, ogni anno, l’occupazione dei terreni con lo scopo di prevenire le malattie. Sempre in quest’ultima ottica, prima dei fagioli i Tassone seminano la coltura foraggera dell’erbaio per “disinfettare” i campi. Una porzione minore di superficie è destinata al grano.
Ma il fulcro dell’azienda è rappresentato dalle 35 serre, in media di 600 metri quadrati l’una, dove trovano posto le tantissime varietà di frutta e verdura di stagione. Anche invernali. Su tutte salgono in passerella, come numero, le 45 mila piante di fragole messe a dimora sia fuori suolo che a terra. A cui si aggiungono mirtilli, lamponi, peperoni, pomodori, patate, fagiolini, zucchine, insalate, cipolle, melanzane, cavoli, cavolfiori, broccoli, spinaci, valeriana, porri e diverse erbe aromatiche.
“L’intero lavoro - spiegano i Tassone - ha come unico obiettivo la qualità, partendo dalla messa a dimora delle migliori e selezionate tipologie di frutta e verdura. Abbiamo un tecnico che ci segue nel percorso. Non usiamo sostanze chimiche, ma ci affidiamo agli insetti utili per combattere quelli dannosi. Inoltre, sempre per prevenire le malattie, piantiamo ad esempio l’aglio nelle fragole o, in base al problema, spruzziamo sulla frutta e sulla verdura degli infusi naturali sempre di aglio oppure di ortica, salvia o rosmarino. E’ un lavoro impegnativo, ma serve, perché le colture si proteggono a vicenda e il prodotto finale è decisamente più buono, gustoso e salubre. Le serre di peperoni, poi, dove non c'è la copertura con il telo, le abbiamo protette usando delle reti per evitare che le cimici possano entrare e danneggiare la verdura”.
L’erba nelle colture in serra? “La tagliamo a mano con il decespugliatore e dove si può usando il trattore e la trinciatrice. Ma non la rasiamo mai a terra in quanto serve agli insetti utili per posarsi. E anche quelli dannosi se trovano l’erba sul terreno si fermano sopra senza attaccare la frutta e la verdura in coltivazione”.
Quindi, vi potete considerare un’azienda biologica? “Dal punto di vista produttivo possiamo dire di sì, in quanto i metodi adottati garantiscono qualità e sicurezza alimentare. Non usare sostanze chimiche è una precauzione per salvaguardare la salute dei clienti e per tutelare la nostra che tutti i giorni trascorriamo buona parte della giornata nei campi e mangiamo quanto coltiviamo. Ma non abbiamo chiesto la certificazione biologica. Essendo all’inizio dell’attività, non ci potremmo permettere i costi troppo elevati per ottenerla. Di conseguenza, al momento non è nei progetti. In futuro vedremo”.
L’irrigazione dei fagioli e del mais avviene a scorrimento, usando la fornitura del Consorzio presente nella zona. In tutte le serre c’è l’impianto a goccia che pesca l’acqua risorgiva accumulata nel bacino artificiale di 3000 metri cubi, costruito ancora dai nonni Tassone.
Inoltre, per piacere personale e uso famigliare in azienda vengono allevate una decina di pecore che d’estate vanno in alpeggio e alcune galline ruspanti. Poi, c’è l’asino “Ciuchino”.
I PRODOTTI VENDUTI SEMPRE FRESCHI PERCHE’ RACCOLTI OGNI MATTINA
Il mais e l’erbaio li compra trinciati un’azienda zootecnica di San Lorenzo di Peveragno per alimentare le mucche frisone da latte. Una parte della frutta e della verdura prodotta in maggiore quantità va a finire a un grossista. Tutto il resto delle colture viene acquistato direttamente da alcuni negozi e ristoranti della zona e dai consumatori nel punto vendita dell’azienda, avviato a giugno di quest’anno. L’apertura è prevista dal lunedì al venerdì, con orario 10-12.30 e 16-19.30, e il sabato, dalle 9.30 alle 19. Nei giorni festivi è chiuso.
Dice la famiglia Tassone: “I prodotti sistemati nel punto vendita o quelli che ci ordinano vengono raccolti freschi ogni mattina. Un modo di lavorare grazie al quale stiamo ottenendo un buon riscontro. Siamo soddisfatti. I clienti, infatti, oltre alla qualità, cercano frutta e verdure appena staccate dalla pianta. Ce lo dicono tutti: hanno un gusto decisamente migliore. E poi prepariamo le cassette con cura, in quanto anche l’occhio vuole la sua parte. A tutto ciò si aggiunge la convenienza del prezzo per il consumatore il quale, allo stesso tempo, comprando in cascina aiuta le aziende locali a crescere e a ricavarsi uno spazio sostenibile a livello economico. Inoltre, un altro vantaggio per i clienti è che ci occupiamo della filiera completa: dalle coltivazioni alla vendita. In questo modo possiamo seguire l’intero percorso con attenzione”.
Per chi vuole tenersi informato sulle produzioni della famiglia Tassone è disponibile la pagina Facebook sempre aggiornata (clicca qui).
QUANDO I FENOMENI METEO DISTRUGGONO TUTTO
Solo una settimana prima della visita all’azienda un violento vortice di aria aveva distrutto parecchie serre. In pochi giorni e con tanto impegno la famiglia Tassone le ha rimesse a posto. Ma qualche coltura è andata persa. In passato hanno già dovuto fare i conti con la grandine, l’alluvione e la siccità.
“Purtroppo - osservano i tre fratelli - dai fenomeni meteo devastanti non possiamo difenderci. E’ un problema grandissimo. L’unica strada è quella di rialzarsi dopo il disastro e, con fatica, riprendere il cammino”.
MA CI SONO ANCHE ALTRE DIFFICOLTA’…
“In Italia - sostiene Valentina, la quale si occupa anche della parte amministrativa dell’azienda - la burocrazia è asfissiante. A volte passo intere giornate per tenere i documenti in regola. Tra l’altro noi ci siamo insediati senza accedere a nessuna misura del Programma di Sviluppo Rurale. Come si dice abbiamo fatto fuoco con la nostra legna. C’è poi il problema del costo del lavoro: non quanto va in busta paga al dipendente, ma i contributi da versare allo Stato che sono davvero troppo onerosi”.
Aggiungono Michele e Giovanni: “Le eccellenze italiane per la loro qualità dovrebbero essere tutelate di più dalle Istituzioni. Invece, spesso, come prezzo non si può competere con quanto arriva dall’estero perché i prodotti non hanno gli stessi severi controlli dei nostri e in molte altre nazioni gli agricoltori vengono aiutati con finanziamenti non previsti dal nostro Paese. In più, nell’agricoltura i prezzi dei prodotti venduti all’ingrosso li stabilisce chi compra e non chi vende. Al contrario di tutti gli altri comparti produttivi".
Un esempio? "Negli Anni Ottanta un cassetta di fragole la pagavano di più di adesso. Le spese sono aumentate e gli incassi diminuiti. A cui va aggiunto il minore potere d’acquisto attuale della moneta rispetto ad allora. Tutte queste cose ti tagliano le gambe e devi prestare molta attenzione nel gestire l’attività. Per questo motivo abbiamo puntato sulla vendita diretta”.
LE PROSPETTIVE FUTURE DELL’AZIENDA
Michele, Valentina e Giovanni: “Sicuramente incentivare ancora il canale del rapporto diretto con il consumatore. Ma ci piacerebbe anche trasformare le nostre colture per offrire ulteriori prodotti nel punto di smercio in azienda. Come le marmellate o le conserve. Però dobbiamo affrontare un passo per volta”.
E A COLAZIONE “LA FAMIJA” SI ALLARGA…
“La Famija” durante il periodo estivo della raccolta prepara anche la colazione per i dipendenti stagionali. E ogni mattina verso le nove tutti si fermano per ristorarsi con caffè, tè, pane, formaggio e salame. Le bevande, invece, sono garantite lungo l’intera giornata di lavoro. E ogni tanto ci scappa pure il gelato. Un bel modo di far sentire tutti in famiglia. Dicono i Tassone: “Se lo meritano. Se tratti bene le persone anche loro ti ripagano lavorando bene”.
Michele, Valentina e Giovanni hanno deciso, con coraggio, di investire nell’azienda dei nonni e dei genitori. L’entusiasmo con il quale hanno raccontato l’inizio dell’avventura è sicuramente di buon auspicio per il loro futuro. Sono molto uniti e l’unione, il desiderio di condividere esperienze e di costruire insieme qualcosa di importante, dà la forza di lavorare con cura anche nei momenti difficili. Mentre papà Giuseppe e mamma Annamaria li accompagnano orgogliosi nel cammino certamente faticoso, ma ricco di impagabili soddisfazioni.