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Cronaca | 25 settembre 2019, 10:41

Entracque, in Corte d’Assise le testimonianze dei famigliari dell’apicoltore trovato morto il 20 gennaio 2017

La nipote: “Il vicino era un uomo prepotente con un atteggiamento aggressivo nei confronti di mio zio”

Foto generica

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Il corpo di Angelo Giordana era stato trovato il 20 gennaio 2017. Il 76enne agricoltore e apicoltore giaceva riverso nella cucina della sua cascina in “Tetti Dietro Colletto”, borgata isolata a tre km da frazione Trinità, sopra Entracque. Erano stati i vicini S.G. e O.A. ad avvertire il fratello di Giordana che, con la moglie e la figlia, si erano subito recati dal congiunto, perché non avevano più visto l’apicoltore.

Proprio S.G., che vive da solo a pochi metri dalla casa di Giordana, e O.A., che invece abita con la famiglia un po’ più distante, sono a processo davanti alla Corte d’Assise di Cuneo con l’accusa di di omicidio preterintenzionale.

Secondo la ricostruzione della Procura, l’apicultore sarebbe stata picchiato e colpito con un corpo contundente all’esterno della sua abitazione. L’uomo si sarebbe trascinato fino in casa, si sarebbe spogliato per togliersi i vestiti umidi e sporchi, restando completamente nudo, e così lo avevano ritrovato i famigliari. La morte sarebbe arrivata per assideramento dopo 48 ore giorni.

La nipote, costituita parte civile insieme al padre, fratello della vittima, e alla madre, davanti ai giudici ha descritto S.G. come un uomo “prepotente che nei confronti di mio zio ha sempre avuto un atteggiamento aggressivo. Cercava di attaccare briga in continuazione, faceva i dispetti nascondendogli le cose”. Le era capitato di aver visto lo zio con “uno zigomo gonfio”. L’uomo era stato denunciato dall’agricoltore deceduto per lesioni, minacce. Arrivando avevo notato macchie di sangue in tutto il cortile, sulla scaletta, e anche davanti a casa di S. G.”.

Mentre con l’altro imputato i rapporti sarebbero stati più “tranquilli”: “Mai saputo di discussioni fra di loro”.

La stanza nella quale fu trovato il cadavere si trovava in un disordine “innaturale”: flaconi, una torcia, parti di pentole, prodotti per la pulizia da buttare, tantissimi ritagli di giornale, sacchetti e contenitori, parti di gommapiuma di materassi. La cognata: “Non avevo mai visto la casa così: lui teneva tutto in ordine, anche se viveva da solo”.

Erano molto uniti e non so perché dopo siano iniziati quei diverbi, è successo almeno una decina di anni fa”, ha spiegato il fratello. “Angelo si lamentava con me delle sparizioni di oggetti ogni volta che andavo a trovarlo e attribuiva questi furti proprio a S.G.”.

Il processo prosegue il prossimo 1 ottobre con altri testi dell’accusa.


Monica Bruna

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