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Agricoltura | 27 settembre 2019, 07:30

La visita organizzata dall’Uncem agli spettacolari castagneti storici di Marco Bozzolo a Castello di Viola (FOTO)

I partecipanti hanno potuto ammirare lo splendido spazio didattico, lo “Scau” dove avviene l’essiccazione delle castagne con un metodo assolutamente naturale che dura 40 giorni e assaggiare i deliziosi prodotti trasformati dall’azienda. Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente nazionale Uncem, Marco Bussone: “Un pezzo di montagna viva, assolutamente da conoscere”

I partecipanti alla visita dell'azienda Bozzolo davanti al castagno di 500 anni scavato alla base

I partecipanti alla visita dell'azienda Bozzolo davanti al castagno di 500 anni scavato alla base

L’Uncem del Piemonte, con il presidente nazionale, Marco Bussone, ha organizzato, nell’ambito delle iniziative promosse insieme al Centro regionale di Castanicoltura, la visita al Borgo delle Castagne e al Castagneto didattico dell’azienda agricola di Marco Bozzolo. Siamo nella frazione Castello del Comune di Viola, in Valle Mongia.

Hanno partecipato all’iniziativa una trentina di persone tra amministratori locali, tecnici, studenti, famiglie e cittadini appassionati del settore. Marco e il papà Ettore, che lo aiuta nell’attività a livello famigliare, hanno illustrato gli aspetti culturali e colturali del castagno: nel primo caso il patrimonio di conoscenze collegate a una storia secolare di coltivazione; nel secondo le operazioni di innesto spiegate in modo teorico e, dopo, pratico.

Si è poi passati alla visita dello "Scau" dove la famiglia Bozzolo procede all’essiccazione delle castagne garessine rispettando l’antica e naturale tradizione del fuoco lento. Un lavoro che dura 40 giorni. Al termine della visita la famiglia Bozzolo ha presentato i prodotti dal sapore delizioso ottenuti attraverso la trasformazione.

“E’ stata - dice il presidente nazionale Uncem, Bussone - una mattinata emozionante. Un pezzo di montagna viva assolutamente da conoscere direttamente con una visita e acquistando le straordinarie proposte a base di castagne”.

Anche Marco Bozzolo esprime la propria soddisfazione: “Grazie a tutti coloro che oggi si sono inerpicati nel Borgo di Viola Castello per vivere l’esperienza del Castagneto didattico. La nostra montagna è viva e oggi ne abbiamo dato grande prova. Un ringraziamento particolare va al presidente nazionale Uncem, Marco Bussone, per essere riuscito a coinvolgere un così bel gruppo di amici e appassionati e a tutti gli amministratori che hanno partecipato alla giornata”.

Ma non solo. “Un apprezzamento è dovuto al lavoro del Centro regionale di Castanicoltura, attivo dal 2005, che sta concretizzando azioni di valorizzazione delle risorse castanicole e di gestione sostenibile del territorio montano. Inoltre, negli ultimi anni il Gruppo di Azione Locale Mongioie ha promosso iniziative di sostegno al settore tramite l’attuazione della misura 19 del programma Leader “Sviluppo e innovazione delle filiere e dei sistemi produttivi locali” .

I complimenti per la visita sono arrivati da alcuni partecipanti su Facebook: “Mattinata molto interessante. La passione di Ettore e ciò che è riuscito a portare avanti con la sua famiglia farebbe innamorare chiunque dei castagneti e dei loro frutti. Un elogio a Marco Bozzolo per la sua grande capacità imprenditoriale”.      

BRICIOLE DI STORIA DELL'AZIENDA E L’ATTIVITA’ DI OGGI

La storia dell’attività parte da molto lontano. “Si racconta - sottolinea papà Ettore - che la coltura del castagneto in questa zona si sia diffusa già dal 1200 grazie ai monaci cistercensi dell’Abbazia di Casotto. Della nostra famiglia non abbiamo scritti che lo documentino, ma di sicuro si è occupata di castagne probabilmente già da quel periodo. Quindi, da tantissime generazioni. I genitori di mio padre, Giovanni e Anna, parlavano spesso del lavoro degli antenati. L’attività l’hanno proseguita loro. E poi è andata avanti con mio papà e mia mamma: Lorenzo e Anselma”.

Tutti i castagneti dell’azienda, distribuiti su 15 ettari di terreno, sono tenuti come un giardino. L’erba viene inizialmente diminuita di consistenza grazie a un paio di malgari che portano i loro animali a brucarla. Il taglio viene completato utilizzando il decespugliatore nelle aree in pendenza e il tagliaerba classico, anche se un poco più robusto a livello meccanico, negli spazi più piani, ma, comunque, non proprio ben  livellati.

Affermano Marco ed Ettore: “Non usiamo sostanze chimiche. La coltivazione è totalmente biologica. Siamo sempre stati bio e non c’è mai stato lo sfruttamento del terreno. Tutto ciò è fantastico e costituisce un buon motivo per continuare a preservarlo. Dove abbiamo i castagneti non esistono possibilità di inquinamento atmosferico. Tra gli animali utili pronti a darci una mano nell’estirpare le malattie c’è il picchio. Quando capisce che la pianta ha delle difficoltà interviene con il suo becco. L’altra operazione da effettuare per sradicare i problemi è l’intervento chirurgico: cioè la potatura. Il castagno, come tutte le piante da frutta, va curato seguendo certe regole. Carlin Petrini le chiama le buone pratiche dei contadini”.  

LA PERLA PREZIOSA DEL CASTAGNETO DIDATTICO

La sorpresa più bella dei castagneti dell’azienda la regala quello didattico: un fazzoletto di mezzo ettaro a pochi chilometri dalla frazione di Castello e dall’abitazione dei Bozzolo. Una perla preziosa. Il manto erboso è un tappeto spettacolare, sempre pulito per accogliere gli ospiti nel modo migliore. Lì Ettore e Marco, attraverso sprazzi di fantasia e di genialità creativa,  spiegano ai visitatori il processo produttivo: dall’innesto alla raccolta, all’essiccazione delle castagne. Si comprende molto bene la fatica quotidiana del loro lavoro. E se hai fortuna ti imbatti in qualche fungo, perché il bosco è sempre generoso di frutti e di doni. Durante il percorso alberi antichi e giovani riservano meraviglie inattese. Come le sculture in legno dello gnomo e di tanti animali realizzate da un artista amico della famiglia e appese ai fusti e ai rami. Su tutte le piante spicca un castagno di almeno 500 anni, tra i più grandi a livello di dimensione della Valle Mongia e scavato internamente alla base. Rappresenta la storia di quei boschi e, sotto certi aspetti, anche quella della famiglia Bozzolo. Il capostipite e la colonna portante di un lungo e affascinante cammino dell’uomo nel tempo e del tempo nella natura.

“Questo appezzamento - raccontano Ettore e Marco - era totalmente abbandonato e non riuscivi a muoverti dentro. Lo abbiamo acquistato nel 2001 e fatto diventare il nostro biglietto da visita. Raccontiamo il nostro lavoro e questo mondo fantastico con un approccio divertente in modo da creare interesse in chi ci ascolta. Soprattutto tra gli studenti più piccoli”. 

Per la visita è consigliato telefonare prima al numero 338 8289845 o scrivere alla mail info@marcobozzolo.cominfo@marcobozzolo.com

L’ESSICCAZIONE

Per essiccare le castagne Marco ed Ettore utilizzano l’antico metodo naturale dello “Scau”. Si tratta di un piccolo fabbricato che un tempo era direttamente costruito accanto al castagneto con pietre, terra e legno. Nel didattico lo si può ancora ammirare e i Bozzolo hanno intenzione di ristrutturarlo per farne un Ecomuseo.

Ma ora, per poter lavorare, hanno recuperato quello del 1800 di una trentina di metri quadrati a Castello, vicino all’abitazione. E’ diviso in due parti, separate da un graticcio. Nella superiore si sistema uno strato di 40 centimetri di castagne fresche. In quella inferiore c’è una caldaia la quale, a fuoco lento, sviluppa calore alimentata con le bucce del frutto immagazzinate durante l’anno precedente.

L’operazione dura 40 giorni. Le castagne assorbono un leggero e piacevole retrogusto di affumicato. E’ un sistema tutto naturale che, adesso, quasi sempre viene sostituito dal metodo industriale più comodo e veloce (tre giorni). “I 40 giorni di fuoco e di fumo - spiegano Marco ed Ettore - costituiscono la ricetta segreta alla base della lavorazione artigianale. I lavori effettuati piano, con amore, passione e impegno sono quelli che riescono meglio”.  

LA PRODUZIONE SOLO DI QUALITA’ E SICURA A LIVELLO ALIMENTARE

Nei 15 ettari di produzione, tutta di estrema qualità e garantita sotto il profilo della sicurezza alimentare, prevale all’85% la coltura della castagna Garessina (nome botanico Gabbiana) che caratterizza le Valli Mongia, Tanaro e Casotto. Il resto dell’impianto produttivo è rappresentato da altre varietà. L’azienda ne produce, in totale, 300 quintali all’anno. Cento quintali sono smerciati freschi con la buccia. Invece 200 quintali vengono essiccati nello "Scau". Il processo comporta la diminuzione del peso a 70 quintali di castagne secche che poi vengono confezionate. Un fiore all’occhiello dell’azienda.

E una quindicina di quintali sono trasformati in creme, sciroppati e farina di castagne. Quest’ultima, attraverso il lavoro di altre ditte certificate, diventa la base di torte e biscotti. Anche queste lavorazioni si effettuano totalmente in modo naturale e nell’ottica della qualità. Con il controllo completo della filiera.

La raccolta delle castagne si svolge a mano dove le pendenze sono scoscese e con il carro semovente nelle zone più pianeggianti. Parte a metà settembre e si conclude, con le specie tardive, a novembre. Durante lo stesso periodo si procede con l’essiccazione a lotti, che si conclude a dicembre. Tutta la vendita avviene direttamente al consumatore nel punto di smercio a Castello, sempre aperto (consigliabile avvertire al 338 828845) e attraverso una cinquantina di negozi specializzati della zona e di alcune grandi città come Torino, Milano e Genova.  

PER CONOSCERE LA STORIA COMPLETA DELL’AZIENDA DI MARCO BOZZOLO E DELLE TANTE GENERAZIONI DI FAMIGLIA CHE HANNO COLTIVATO I CASTAGNETI DI FRAZIONE CASTELLO A VIOLA CLICCA QUI  E LEGGI L'ARTICOLO PUBBLICATO DA TARGATOCN

Sergio Peirone

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