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Economia | 24 ottobre 2019, 12:38

La Mahle avvia la procedura di licenziamento a 453 lavoratori per cessazione degli stabilimenti di Saluzzo e La Loggia

Parte oggi la trattativa che durerà 75 giorni, 45 di fase sindacale e in caso di mancato accordo si passerà alla fase amministrativa di 30 giorni. Domani una delegazione incontrerà il sindaco di Saluzzo, Mauro Calderoni

La Mahle avvia la procedura di licenziamento a 453 lavoratori per cessazione degli stabilimenti di Saluzzo e La Loggia

E’ terminata da poco la prima delle tre assemblee in programma per oggi presso gli stabilimenti Mahle di Saluzzo e La Loggia. L’azienda ha confermato ieri, mercoledì 23 ottobre, la volontà di chiudere le sedi piemontesi che producono componentistica automobilistica per fornitori esterni. Presso l’Amma di Torino i vertici tedeschi hanno incontrato le parti sindacali per comunicare questa decisione che coinvolge 453 lavoratori, 209 a Saluzzo e 244 a La Loggia.

“La situazione è complicata” – ha dichiarato il segreatario Fiom provinciale Pierandrea Cavallero al termine della prima assemblea – “I lavoratori hanno piena consapevolezza di questa scelta dell’azienda, ma c’è la risolutezza ad andare avanti. Non c’è rassegnazione, c’è la convinzione che insieme possiamo far cambiare idea all’azienda.”

Intanto questa mattina è stata avviata da Mahle la procedura di licenziamento collettivo per tutti i dipendenti a causa della cessazione dell’attività nei due stabilimenti. Da questo momento partono i  75 giorni di contrattazione dove i sindacati di Fiom, Fim e Fismic tratteranno con l’azienda. I primi 45 giorni sono riservati alla fase sindacale, in caso di mancato accordo si passa alla fase amministrativa di 30 giorni. La finestra di trattativa dovrebbe concludersi entro l’inizio del 2020 intorno al 5 gennaio. Dovrebbero, intanto, essere attivati parallelamente in Regione i tavoli istituzionali.

“Speriamo anche in un’udienza al Mise” – continua Cavallero – “Nonostante le crisi aperte in questo momento siano molte. Siamo disponibili a soluzioni che diano speranza a questi lavoratori e auspichiamo che l’azienda ritiri il procedimento. Parallelamente stiamo procedendo in sinergia con il sindacato Ig Metal (sigla dei metalmeccanici tedeschi ndr) per capire quali strategie poter affrontare con i vertici tedeschi.”

Domani i delegati e le segreterie incontreranno il sindaco di Saluzzo presso il municipio. Saranno presenti le istituzioni di altri comuni appartenenti all'area del saluzzese.

“E’ il primo di tanti passaggi" - conclude Cavallero - "non lasceremo niente al caso e attiveremo l’attenzione su questa crisi in ogni sede e valuteremo di volta in volta tutte le iniziative possibili”.

Lo stesso sindaco di Saluzzo ha affidato a un post sul proprio profilo facebook un commento alla scelta di chiudere lo stabilimento ex Mondial Piston di Grangia Vecchia che dal dopoguerra ha dato lavoro a tantissime famiglie del saluzzese.

"La situazione del settore automotive è drammatica e le ripercussioni di una transizione non governata verso il motore elettrico stanno mettendo in ginocchio un comparto industriale molto importante per il Piemonte.

In un momento tanto delicato è importante essere al fianco dei lavoratori, delle tante persone che sta mattina stavano in strada ad attendere l’esito dell’incontro, alle loro famiglie, sforzarsi di comprendere le loro paure, i problemi, le aspettative.

Nelle prossime ore coinvolgerò il Consiglio Comunale e solleciterò Regione (che oggi non era all’incontro) e Governo a porre la massima attenzione su questa vicenda, chiedendo l’apertura di tavoli di crisi regionali e nazionali.

Le Istituzioni, unite, devono reagire perché la crisi, che oggi colpisce la nostra comunità, è in realtà globale, pertanto va affrontata con serie politiche industriali nazionali ed europee e non lasciata alle strategie delle singole aziende sennò le ricadute occupazionali e sociali saranno drammatiche.

Al tavolo di maggio l’azienda ci tranquillizzava almeno fino al termine del 2021, mentre oggi tutto è precipitato improvvisamente, senza alcun passaggio intermedio. Come è possibile? Cosa è accaduto in questi 5 mesi per cambiare così radicalmente lo scenario?

Credo di poter dire che da parte dell’azienda è mancata l’onestà intellettuale perché, al di là delle cifre, delle statistiche e dei fatturati stiamo parlando di persone, di famiglie, di vite: non sono il fato o le imponderabili oscillazioni di mercato che rendono improduttivi gli stabilimenti Mahle piemontesi, ma una precisa scelta di pianificazione strategica dell’azienda.

Zero innovazione, zero investimenti e lo spostamento della produzione laddove il lavoro costa meno o dove ci sono finanziamenti europei ed incentivi fiscali non sono fatti inattesi ed accidentali.

Sentirsi dire da una grande multinazionale che l’unica prospettiva è spostare la produzione dove il lavoro costa meno è oggettivamente inaccettabile per la comunità dei lavoratori e mortificante per l’azienda stessa."


Intanto le assemblee continueranno anche nel pomeriggio di oggi nei due stabilimenti.

Daniele Caponnetto

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