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Attualità | 25 ottobre 2019, 14:29

Piemonte sempre più vecchio: ci sono più pensionati che lavoratori, crolla la cassa integrazione

Presentato questa mattina a Palazzo Lascaris il Bilancio Sociale dell'INPS Piemonte. Scende il numero di artigiani, commercianti, badanti e colf, ma aumenta quello delle imprese agricole

Piemonte sempre più vecchio: ci sono più pensionati che lavoratori, crolla la cassa integrazione

Un Piemonte sempre più vecchio, dove scendono gli occupati e aumentano i pensionati, in cui dopo 12 anni si continuano a sentire gli effetti della crisi. È questo il quadro che emerge dal Bilancio Sociale dell'INPS Piemonte, presentato questa mattina a Palazzo Lascaris. 

"Nel 2018 - ha spiegato il vicedirettore INPS Piemonte Grimaldi Eduardo - nella nostra regione l'ente ha pagato poco più di 23 miliardi di euro di pensioni". Nel dettaglio diminuisce il numero di coloro che le percepiscono (oltre un milione e 670 mila nel 2018), ma aumentano gli importi. Cresce anche, arrivando quasi ad un miliardo e 700 mila euro, la spesa per prestazioni come invalidità e inabilità al lavoro, così come la disoccupazione (640 milioni di euro). 

Al contrario diminuiscono i soldi destinati alle misure di sostegno al reddito, come assegni di maternità e famiglia, così come la cassa integrazione è scesa sotto agli 80 milioni di euro. Un dato, quest'ultimo, negativo perché non è legato ad una maggiore occupazione, ma nella maggior parte dei casi alla chiusura definitiva di aziende e siti industriali. 

Buone notizie nel settore lavorativo, dove il numero delle aziende attive in Piemonte torna ai livelli del 2013. Scende il numero di artigiani, commercianti, badanti e colf, ma aumenta quello delle imprese agricole. 

Il quadro economico dell'INPS è destinato a variare nel 2019, quando ci saranno gli effetti del reddito di cittadinanza e quota 100. "Negli ultimi anni - ha spiegato il Direttore Generale INPS Piemonte Giuseppe Baldino - abbiamo avuto qualche problema di tipo relazionale, perché la politica viaggia con tempi diversi dal punto di vista organizzativo e burocratico rispetto ai nostri. Per il reddito di cittadinanza e Quota 100 dovevamo dare risposte in tempi rapidi, quando anche noi e l'utenza non eravamo in possesso di tutte le informazioni".

Cinzia Gatti

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