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Cronaca | 29 ottobre 2019, 18:32

Crac della “Monte Regale”: continua il processo contro gli amministratori accusati di bancarotta

Il pastificio monregalese era stato dichiarato fallito nel 2012

Foto di repertorio

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Continuano in tribunale a Cuneo le deposizioni dei testimoni nel processo che vede sei imputati per il crac della ex “Monte Regale srl”, pastificio monregalese fornitore della grande distribuzione e di grosse aziende alimentari, dichiarato fallito nel 2012. Si tratta di G. e R.A., marchigiani, ex membri del consiglio di amministrazione della “Monte Regale” accusati di bancarotta fraudolenta documentale. Con loro anche S.F. e M.C., ex membri del collegio sindacale perché non avrebbero vigilato sulla corretta gestione della società; R.M., titolare della “S.M.A. srl”, fornitore e socio della Monte Regale per concorso in bancarotta preferenziale, e P.C.R.. L’ex consigliere e amministratore delegato C. D., monregalese, ha invece già patteggiato la pena.

Secondo il pm Pier Attilio Stea gli amministratori adottarono decisioni inopportune che avrebbero portato al dissesto del pastificio. Come ha esposto il curatore fallimentare, nel 2007 il cda deliberò di incrementare il valore delle rimanenze di magazzino a bilancio a seguito dello scoppio di bolla speculativa che aveva aumentato il costo delle materie prime. Scelta che doveva essere strutturale e invece l’anno successivo fu revocata.

Nel 2008 la contaminazione della farina di semola fornita dalla ditta della “A. snc” comportò una grave crisi finanziaria perché alcuni dei principali clienti rimandarono indietro il prodotto. Due anni dopo avvenne la presunta distrazione di oltre 5.000 tonnellate di pasta vendute ad una azienda agricola di mangimi per animali per un decimo del prezzo precedente, e che portò alla perdita di oltre 7 milioni di euro. A quel punto la “Monte Regale” non era più in grado di continuare.

L’ex responsabile alla “Monte Regale” del controllo qualità dal 2007 al 2011: Più volte segnalai la non conformità della semola, tutti ne erano al corrente, ma le mie segnalazioni non hanno mai ricevuto risposta e la semola veniva utilizzata ugualmente. R.M. era il fornitore preferenziale e poi anche socio e pretendeva di essere pagato prima delle altre aziende. Gli altri fornitori, che venivano pagati a 30 o 90 giorni, si erano si erano uno dopo l’altro ritirati. R.M. invece pagato ‘cash’”

Per la difesa ha testimoniato la segretaria - fino al 2011 - della “S.M.A. srl”: “L'azienda chiuse perché aveva tanti crediti non riscossi per circa 2 milioni di euro. La procedura è stata lenta e chiusa a favore dei fornitori. Quando A. prese il controllo della “Monte Regale” diventò il nostro unico cliente, ma dovevamo sempre sollecitargli i pagamenti. Io andavo una volta a settimana alla da loro per verificare che effettivamente quello che ci saldavano era il massimo di quello che potevano. La segretaria mi mostrava sul computer le situazioni bancarie per dimostrarmi che non c'erano soldi sui conti”.

L’udienza è stata rinviata al 18 dicembre per altri testi della difesa.

Monica Bruna

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