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Cronaca | 30 ottobre 2019, 18:13

Commercialista genovese a processo per concorso in bancarotta della società che gestiva l’Istituto Climatico di Robilante

L’amministratore ha già patteggiato una pena di due anni

Commercialista genovese a processo per concorso in bancarotta della società che gestiva l’Istituto Climatico di Robilante

E’ iniziato questa mattina davanti al tribunale di Cuneo il processo per concorso in bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale contro il commercialista genovese G.M., fino al 2008 presidente del collegio sindacale della I.C.R. s.r.l., (dichiarata fallita nel 2010) che gestiva l’Istituto Climatico di Robilante.

A.B., romano, ex amministratore della società e S.G., commercialista, hanno già patteggiato rispettivamente 2 anni e 1 anno e 4 mesi. I tre avrebbero cercato di nascondere e di fatto reso irreversibile la situazione di crisi economica e finanziaria in cui versava il Centro.

Secondo il pm Alberto Braghin G.M., anche dopo essere uscito ufficialmente dall’incarico di sindaco, avrebbe continuato ad occuparsi dell’istituto insieme alla collega G.. Il maresciallo della Guardia di Finanza di Cuneo che ha raccontato come le indagini fossero partite dopo una verifica fiscale nel febbraio 2010 in seguito alla mancata trasmissione della dichiarazione dei redditi della società relativa all’anno 2008, con la conseguente richiesta di apertura del fallimento.

Fu proprio nel corso della preparazione della documentazione da presentare in tribunale per la procedura fallimentare che gli inquirenti intercettarono i colloqui telefonici fra G.M. e S.G.: Furono loro ad occuparsene. A.B. invece stava a Fregene e dava poche indicazioni”.

In particolare, saltarono agli occhi alcune difformità fra il bilancio relativo all’anno 2008 depositato in camera di commercio e quello presentato in tribunale: il patrimonio immobiliare sottostimato di oltre 2 milioni di euro, un verbale di assemblea soci (del 30 settembre 2009) che forse non fu mai fatta, valori non veritieri della stima dei crediti vantati nei confronti delle banche e dell’Asl, compensazioni fra crediti e debiti inesistenti verso l’Agenzia delle Entrate.

A.B. davanti ai giudici ha detto che all’epoca faceva la spola fra Roma e Cuneo, e di aver lasciato la sua firma digitalizzata alla sua segretaria e a S.G., in possesso anche del codice PIN e della password per poter operare sui conti bancari, trasferendo in seguito la contabilità sotto la cura di un commercialista romano.

S.G., iniziò ad occuparsi della contabilità nel 210 dopo che l’ex amministratore A.B. “era sparito”: “Quando arrivò la richiesta di fallimento chiamai G.M. perché mi aiutasse. Avevamo depositato il bilancio del 2008 in camera di commercio ma era stata fatta la rivalutazione di circa 2 milioni degli immobili, quindi si era deciso di ridepositare il bilancio prima del 17 marzo sostituendo il precedente. B. aveva detto che avrebbe avvisato il collegio sindacale ma l’assemblea non era stata fatta e non aveva pagato il deposito del bilancio”.

Quella contabilità era un casino mostruoso”, ha detto l’imputato G.M., “non ci capivamo più nulla, ma c’era anche la concreta possibilità che l’Asl ritirasse la convenzione che consentiva all’Istituto di lavorare. Il mio ruolo terminò dopo un triennio nel collegio sindacale, nell’ottobre 2009, dopo reiterate riduzioni del capitale sociale e dopo aver posto la società in liquidazione. A.B. non mi riconfermò come sindaco, visto che non mi ero prestato a fare nulla che non fosse conforme alla legge”.

L’udienza è stata rinviata al 13 novembre per i testi della difesa.

Monica Bruna

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