/ Agricoltura

Agricoltura | 22 novembre 2019, 12:07

Moscato d'Asti, Barbera d'Asti e Brachetto d'Acqui sono in difficoltà. Ricagno (Consorzio Brachetto): abbiamo chiesto lo stato di crisi alla Regione

I tre enti di tutela rappresentano circa il 65% della viticultura piemontese, interessando ben 9.500 famiglie. La richiesta inviata all'ente regionale nell'ottobre scorso. "Se non ci riprendiamo rischiamo di perdere migliaia di posti di lavoro"

Moscato d'Asti, Barbera d'Asti e Brachetto d'Acqui sono in difficoltà. Ricagno (Consorzio Brachetto): abbiamo chiesto lo stato di crisi alla Regione

Moscato d'Asti, Barbera d'Asti e Brachetto d'Acqui stanno soffrendo. L'indotto è consistente, perché i tre Consorzi di tutela delle denominazioni prodotte nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo rappresentano il 65% della viticoltura piemontese, circa 9.500 famiglie, con picchi in negativo arrivati, in alcune zone, a dimezzare la produzione. Per questo i Consorzi di riferimento hanno chiesto lo stato di crisi alla Regione Piemonte.

Portavoce della richiesta, inviata all'ente regionale a ottobre scorso, il presidente del Consorzio di tutela del Brachetto d'Acqui docg, Paolo Ricagno. "Per Barbera d'Asti e Moscato d'Asti abbiamo avuto un calo di produzione fino al 30-32%, mentre per il Brachetto siamo a -50%" afferma. Mancano garanzie per il futuro e le prospettive sono tutt'altro che rassicuranti, nonostante il silenzio mantenuto finora. "Abbiamo chiesto alla Regione - precisa Ricagno - un tavolo di discussione e di confronto politico, ma la risposta che abbiamo ricevuto è molto vaga".

I prezzi sono al palo. "Il mercato è stagnante e gli agricoltori stanno soffrendo". Non ci sono più garanzie secondo Ricagno, "siamo allo sbando" e lo dice facendo riferimento alla cancellazione del tavolo paritetico del Moscato, che si svolgeva in Regione, ma che è stato eliminato. Era un tavolo di concertazione fondamentale, in cui sedevano industriali e agricoltori, associazioni di categoria e referenti del mondo vitivinicolo, per stabilire prezzi che andassero bene a tutti. Secondo Ricagno, la crisi del Moscato d'Asti è evidente. "Non si produce più aromatico", e anche per la Barbera non ci sono buone notizie, "c'è assenza di vino rosso" dice.

I vignaioli aspettano una risposta dalla Regione. "Ci hanno detto che dovevano ricevere i dati di produzione di inizio dicembre" precisa il presidente. Quello di cui hanno bisogno urgente i produttori è la dichiarazione dello stato di crisi, "ci serve per le banche" aggiunge Ricagno. "Per il Brachetto d'Acqui docg - aggiunge - la drecrescita dura da dieci anni e sta colpendo duro. Siamo a un punto di non ritorno: o ci risolleviamo o falliamo". Eppure il Brachetto d'Acqui, quelle dolci bollicine che profumano di rose, era molto in voga negli anni Ottanta e Novanta. "Era molto bevuto a Roma, dove nel 1985-1986 ne vendevamo 600 mila bottiglie e anche a Verona. Lo bevevano soprattutto le signore". Per non parlare della moda Brachetto esplosa negli anni Settanta a Trieste, grazie ad alcune aziende produttrici come Bersano e Banfi.

"Se non ci riprendiamo - ammette Ricagno - rischiamo di perdere migliaia di posti di lavoro". Per questo i produttori di Brachetto d'Acqui aderenti al Consorzio, circa 850 viticoltori delle province di Asti e Alessandria, hanno avviato una maxi operazione pubblicitaria sui principali canali televisivi nazionali, in vista delle feste natalizie e di fine anno.

"Dobbiamo non solo incentivare i consumi - afferma - ma anche le nostre aziende a venderlo". Stanno tentando l'impossibile, autotassandosi per promuoversi, grazie all'erga omnes. E' una vita quella che Ricagno dedica al vino. "Abbiamo intenzione di far ripartire il Brachetto d'Acqui". E lo stanno facendo producendolo in quattro versioni diverse: quello ben noto, il Brachetto d'Acqui dolce, ottimo con dessert e come merenda, accompagnato da pasticceria secca, dolci e torte; il rosè secco, molto profumato da gustare come aperitivo; l'Acqui Rosè spumante e l'Acqui Rosè fermo, sorprendenti e aromatici al naso, serviti freschi non sono solo gradevoli, ma piacevoli a tutto pasto, da far conoscere e apprezzare perché espressione unica di uno dei vitigni autoctoni che fanno ancora grande il Piemonte del vino. 

M. M.

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium