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Cronaca | 16 dicembre 2019, 16:23

Partito il processo alla presunta mantide di Bra: la difesa chiede il rito abbreviato condizionato

Stamattina ad Asti l’udienza preliminare del procedimento che vede imputata la 49enne Laura Davico, arrestata un anno fa con l’accusa di avere attentato alla vita del marito ricoverato. Perizie delle parti dovranno stabilire se qualità e quantità delle sostanze somministrate erano tali da poter uccidere

Un anno fa l'operazione dei Nas che portò all'arresto della donna

Un anno fa l'operazione dei Nas che portò all'arresto della donna

È iniziato oggi, lunedì 16 dicembre, il processo nei confronti di Laura Davico, la donna di 49 anni di Bra accusata di aver tentato di uccidere il marito, Domenico Dogliani. Questa mattina in Tribunale ad Asti si è svolta l'udienza preliminare, in cui la difesa ha chiesto il ricorso al rito abbreviato condizionato.

Il difensore dell'imputata, l’avvocato albese Roberto Ponzio, ha chiesto al giudice Alberto Giannone il ricorso al rito alternativo condizionato alla perizia di un consulente, finalizzata ad accertare la concreta sussistenza di un’idoneità omicidiaria nelle condotte contestate imputata. In questo senso il difensore ha indicato quale proprio consulente il medico legale torinese Lorenzo Varetto, luminare della materia, già interpellato nella medesima veste in processi quali quelli legati ai noti fatti di Cogne e di Garlasco.

A tale richiesta si è invece opposto il pubblico ministero Vincenzo Paone, che ha indicato la specialista Rita Celli come consulente dell’accusa nel caso in cui il giudice avesse invece valutato l’accoglimento dell’istanza.

Il Gip ha infine deciso di ammettere l’imputata al rito abbreviato condizionato fissando l’audizione dei due consulenti al prossimo 20 febbraio, mentre la discussione e la sentenza sono già state calendarizzate per il 7 maggio 2020.

"Riteniamo l’integrazione probatoria necessaria a valutare l’idoneità omicidiaria della condotta tenuta dall’imputata – commenta l’avvocato Ponzio –. La richiesta risponde altresì all’esigenza di economia processuale del rito abbreviato. Dovrà essere valutata in concreto l’idoneità dei farmaci assunti, per cui sarà necessario valutare non solo la qualità di questa molecola, ma anche la quantità somministrata".

L’ARRESTO DELLA DONNA

Un anno fa il marito della donna era stato ricoverato all'ospedale di Bra, dove gli vennero somministrati in più occasioni miscele di farmaci che, a lungo andare, avrebbero potuto essere letali. Si trattava di anticoagulanti, persino un topicida, ipoglicemizzanti, ipotensivi, medicinali anti Parkinson che venivano mescolati a cibi e bevande consumate dall'uomo, ma mai prescritti ufficialmente durante la degenza. Lo avevano appurato i carabinieri del Nas di Alessandria che avevano avviato le indagini. Le prime anomalie erano state riscontrate dai medici della struttura, che avevano in cura l'uomo. Alcune riprese video, di telecamere installate dagli investigatori, avevano messo in luce ciò che stava accadendo. Tracce di questi farmaci nocivi sono stati ritrovati nel sangue e nei capelli della vittima, che ora sta bene.

La presunta avvelenatrice, oggi a processo, era stata fermata dai militari, coordinati dalla Procura di Asti, alla fine dello scorso anno. Tra i primi a ipotizzare l'avvelenamento erano stati proprio i medici dell'ospedale cuneese. La moglie, che aveva sostenuto volesse aiutare il coniuge, ora si trova agli arresti domiciliari a Cherasco, presso l’abitazione della madre.

M. M. - E. M.

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