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Cronaca | 10 gennaio 2020, 17:09

Mezzo milione sparito dai conti di una pensionata albese: padre e figlia pronti a un risarcimento

Nuova udienza in tribunale ad Asti nel processo che vede la coppia accusata di aver approfittato dello stato di fragilità di un'ultra80enne per sottrarle l’importante cifra. Ora si profila una transazione con la parte civile

Cinque anni di prelievi dai conti dell'anziana vittima: l'accusa a carico della coppia

Cinque anni di prelievi dai conti dell'anziana vittima: l'accusa a carico della coppia

Lunga udienza quella con cui ieri mattina, giovedì 9 gennaio, presso il Tribunale di Asti, si è aggiornato il processo che vede imputata una coppia di albesi – sono padre e figlia, rispettivamente del 1953 e 1981, difesi dall’avvocato Aldo Mirate di Asti – a giudizio per circonvenzione d’incapace nei confronti di una loro conoscenteanche lei albese, classe 1930.

L’accusa nei loro confronti è quella di aver approfittato della sua condizione di minorità psichica e del conseguente stato di solitudine in cui l’anziana versava per sottrarle una somma quantificata in circa mezzo milione di euro.  

L’indebita sottrazione sarebbe avvenuta in un arco temporale di cinque anni, dal gennaio 2012 al marzo 2017, tramite ripetuti prelievi bancomat e pagamenti con carte di credito appoggiate su due conti correnti intestati alla donna presso altrettanti istituti bancari cittadini.  

Circostanze che, nell’udienza di ieri, sono state confermate al giudice, dottoressa Giulia Bertolino, dal nipote della persona offesa, colui che materialmente si accorse degli ammanchi e che denunciò la situazione alla locale Stazione Carabinieri.

Chiamato a testimoniare, il congiunto dell’anziana ha riferito di essersi accorto dei numerosi prelievi anomali – incompatibili con la normale gestione economica di una persona il cui tenore di vita era rapportato ai 1.300 euro di pensione da lei incamerati mensilmente - allorquando la zia gli chiese di ricongiungere i due conti.

Oltre a presentare denuncia – ha riferito nel corso della testimonianza – il nipote si sarebbe anche rivolto ad alcuni specialisti, i quali avrebbero potuto accertare il particolare stato di vulnerabilità della zia, persona fragile e facilmente circonvenibile.

A questa testimonianza si è quindi aggiunta poi quella resa dall’ufficiale del Nucleo Operativo e Radiomobile (Norm) dei Carabinieri di Alba incaricato del caso, che dal canto suo ha dato conto della complessa attività di indagine compiuta sulla vicenda, passata anche da un’articolata serie di sequestri, perquisizioni e accertamenti su conti correnti e carte di credito.

Il giudice ha quindi aggiornato il processo al prossimo 30 aprile, occasione nella quale verranno sentiti ulteriori testi del pubblico ministero fra i quali la moglie e la figlia del nipote, oltre alla sorella della persona incapace, anche lei albese, sua unica congiunta diretta, che dal momento dei fatti ospita la vittima presso la propria abitazione. Tramite l’avvocato Roberto Ponzio la sorella della donna è costituita in giudizio come parte civile insieme alla presunta vittima del raggiro col suo amministratore di sostegno.

"Ritengo che l’ipotesi accusatoria abbia avuto conferma tramite la deposizione dell’amministratore di sostegno dell’anziana", dichiara l’avvocato albese, che intanto dà conto della transazione in corso tra le parti, mediante risarcimento, sul fronte civile: "Si sta perfezionando un’intesa e ritengo che per la prossima udienza su questo fronte interverrà la revoca della costituzione di parte civile".

Ezio Massucco

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