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Cronaca | 17 gennaio 2020, 18:45

Invalido al 100% perché non riusciva a camminare, ma faceva volontariato: saluzzese a processo per truffa

L’imputato si difende: “Indossavo un tutore, riuscivo a muovermi perché imbottito di antidolorifici”

Il tribunale di Cuneo - foto di repertorio

Il tribunale di Cuneo - foto di repertorio

Nel 2015 era stato riconosciuto invalido al 100% per gravi difficoltà di deambulazione. Due anni dopo, in sede di revisione, l’Inps ridusse l’invalidità al 50% e contemporaneamente partì la segnalazione all’autorità giudiziaria per aver indebitamente percepito la pensione.

I.G., saluzzese, è a processo davanti al tribunale di Cuneo con l’accusa di truffa continuata. Nel 2017 era stato monitorato dagli ispettori ed era stato visto mentre svolgeva attività di servizio di volontariato restando parecchie ore in piedi.

L’imputato ha raccontato che fu visitato dalle commissioni Inps nel 2015 e nel 2017. Lui si presentò in sedia a rotelle, ma i medici dicono che si sarebbe rifiutato di alzarsi dalla sedia: “La prima volta cercai di alzarmi ma le gambe mi stavano cedendo e fui costretto a risedermi immediatamente. Nel 2017 non dissi che non ero in grado di camminare, ma i medici non mi visitarono e mi mandarono da un neurologo a Torino. Questi mi disse di spostarmi sul lettino ma chiesi aiuto all’infermiera per sollevare la gamba. Ad un’altra visita invece sono arrivato camminando con il bastone ma mi hanno fatto solo la prova della vista, sono sempre stato seduto”.

I.G. ha spiegato che nel biennio soffriva di forti dolori che gli rendevano difficile la deambulazione: “Ho portato vari tipi di busti e tutori, ho dovuto comprare la sedia a rotelle per non restare chiuso in casa. Assumendo antidolorifici oppiacei riuscivo a stare in piedi per alcune ore. Dovevo modificare l'auto con i comandi per gli invalidi perché guidare mi provoca molto dolore, esco ed entro dalla vettura faticosamente e lentamente”.

Il pm Chiara Canepa gli ha chiesto chiarimenti a proposito della sua attività di volontariato. I.G. aveva conseguito l’abilitazione all’uso del defibrillatore nel 2016: “Durante l’esame portavo un tutore”. Nei servizi di pedinamento si vedeva l’imputato camminare, stare in piedi e guidare senza alcuna difficoltà: “In realtà portavo ausili ortopedici ma non si vedevano sotto la divisa e comunque ero sotto oppiacei”. E quando andava al bar tenendo il passo di altri che erano con lui? Avevo assunto forti antidolorifici, e comunque l'appoggio è sempre sulla gamba sinistra perché la destra non regge”.

Rispondendo alle domande del difensore Luca Martino l’imputato ha spiegato che la sua malattia iniziò nel marzo 2013: “Non riuscivo più a stare in piedi né seduto, non trovavano il mio problema. Il primo intervento chirurgico fu fatto a dicembre. Muovevo di nuovo i piedi, ero felice. A gennaio dovevo iniziare fisioterapia ma ebbi un’embolia polmonare, con altri due mesi in ospedale. Son passato dalle stampelle al bastone, ma sempre indossando un tutore”.

I.G. aveva anche acquistato e adattato una vettura, costo 10mila euro: “E’ una cifra che non mi sarei potuto permettere. A tutt’oggi mi aiutano economicamente mio padre e gli amici. Quando mi hanno dato la pensione l’ho accettata, avevo presentato tutta la documentazione. Non potendo lavorare avere un reddito mi faceva comodo, anche se non ho mai smesso di cercare lavoro.”.

Il processo è stato rinviato al 16 aprile per la discussione.

Monica Bruna

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