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In&Out | 02 febbraio 2020, 09:00

Il presidente dell'Assemblea Nazionale venezuelana Juan Guaidó a Parigi: lo sguardo di un giovane cuneese

Pubblichiamo integralmente il resoconto di Michele Merenda, "parigino d'adozione", in merito all'incontro tenutosi nella capitale francese il 24 gennaio scorso

Juan Guaidó in un suo intervento

Juan Guaidó in un suo intervento

Più che un discorso è una narrazione, una cronaca breve e spietata di una delle più grandi crisi umanitarie e politiche del nostro tempo. Guarda ognuno negli occhi Juan Guaidó, il Presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela e che ha assunto la guida del Paese cercando di ribaltare l'operato di Nicolas Maduro nell'importante paese caraibico.

Veniamo dalla dittatura, un sistema che non conserva la logica politica, che non ha più una logica in generale, e che si avvicina a una forma di primitivismo che ha distrutto completamente lo stato di diritto” dice a un anno delle grandi manifestazioni popolari, che avevano fatto creder al mondo in un cambio di regime. 

Parla di fronte all'assemblea venezuelana riunita nella Maison de l’Amérique latine, nel cuore di Parigi. Ad ascoltarlo ci sono personalità importanti: politici, giornalisti, artisti in esilio con la speranza di far presto ritorno in un paese che hanno dovuto abbandonare in fretta, lasciando le persone più care, la famiglia e gli amici. “Tutti voi avete visto le immagini dei deputati che spingono la porta dell’Assemblea Nazionale per poter entrare - aggiunge facendo allusione ai recenti avvenimenti di inizio anno, durante i quali la polizia e il regime hanno cercato di impedire l’ingresso dell’opposizione in Parlamento - . Erano uniti, tutti, senza divisioni e rivalità. Ecco, questa è la metafora di ciò che stiamo cercando di fare: buttare giù la porta della dittatura e insieme, uniti, possiamo farcela!

L’incontro, durato circa un’ora, è stato organizzato dalla rappresentanza diplomatica di Guaidó in Francia in occasione del viaggio nel quale sta cercando di rinforzare l’appoggio degli alleati del Venezuela e concretizzare delle azioni contro il regime di Maduro, per ottenere infine l’organizzazione di elezioni libere e democratiche nel paese. 

Dopo aver consolidato il sostegno nella regione (Colombia e Stati Uniti), è stato ricevuto prima a Bruxelles e poi a Davos dove “erano ventotto anni che un presidente venezuelano non parlava” e dove ha potuto discutere con i leader mondiali e incontrare gli amministratori delegati delle più grandi imprese.

Per Guaidó la caduta del regime, considerato “mafioso e appoggiato oramai da un numero ristretto di persone” e il ritorno dello stato di diritto, rappresenterebbe l’inizio della riscossa per il Venezuela, che oramai da cinque anni sta vivendo “una tragedia senza precedenti”, una crisi umanitaria comparabile con quella siriana o yemenita. “Però - sostiene - in Venezuela non è caduta una sola bomba, fatta eccezione per gli attentati contro l’opposizione e i pochi media ancora liberi, e non c’è stata una guerra”. 

Ma non solo. Infatti la fine di Maduro è vista anche come un’opportunità di sviluppo e crescita per tutto il continente sudamericano.

Per Guaidó i paesi latinoamericani, caratterizzati da economie più deboli rispetto a quelle europee, non possono far fronte da soli alla grave crisi migratoria che li sta toccando, e per questo necessitano dell’appoggio della comunità internazionale. In più la dittatura rappresenta una minaccia per la stabilità e la pace nella regione. Secondo il Presidente, infatti, il regime dà “rifugio ai terroristi che minacciano il processo di pace in Colombia”, mostrando che l’artefice dell’attentato mortale con un’autobomba alla Scuola dei Cadetti della Polizia avvenuto a Bogotá il 17 gennaio 2019 (22 morti e 68 feriti) “era stato addestrato in Venezuela”.

Senza trionfalismi e discorsi retorici per un’ora Juan Guaidó ha parlato apertamente, in piedi, in contatto con i presenti, commuovendosi nel ricordare i colleghi torturati, ma facendo anche battute, guadagnandosi l’attenzione totale della platea. 

Con questi sentimenti, prima di congedarsi, ha anche chiesto a tutti un aiuto concreto: l’appoggio della causa per un Venezuela libero e democratico, dove siano restaurati i diritti umani e il popolo venezuelano possa tornare a vivere in una nazione dove la sua parola sia presa in considerazione.

Michele Merenda

simone giraudi

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