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Overcooking | 09 febbraio 2020, 05:00

02/02/2020: la cena dei palindromi

“Addio, anzi arrivederci”, ci saluta un uomo con un solo sopracciglio e metà pizzo, indicando una sala già gremita di coppie commentate da un rupestre e sibillino “recai piacer”

02/02/2020: la cena dei palindromi

Posteggiare di fronte al ristorante “Sator” la cui effige d’un pugno che stringe una spiga (unione simbolica di due totalitarismi) si staglia contro un cielo equamente diviso fra sole e nubi come la data palindroma del mese bisesto che lo racchiude: 02/02/2020.

Entrare nell’insolita penombra ninnata da dozzine di candele filologicamente coerenti con la festa della luce (o Candelora) che ricorda il coming out di Gesù al tempio e che in tutto il mondo, oltre al significato fideistico, si riveste d’un arcaico valore meteorologico.

“Addio, anzi arrivederci”, ci saluta un uomo con un solo sopracciglio e metà pizzo, indicando una sala già gremita di coppie commentate da un rupestre e sibillino “recai piacer”.

“Semmai buongiorno, sono le 12 30.”

“Si ma questa è la cena dei palindromi.”

“Forse voleva dire pranzo.”

“Si accomodi. Le porto il menu.”

Sedere di fronte a un candelabro orizzontale mentre una cameriera bionda dagli occhi vivaci accende candele steariche da entrambi i lati sul tavolo a specchio.

“Ecco il menu.”

“Perché metà pizzo e un solo sopracciglio, se non sono indiscreto?”

“È il mio omaggio a Giano bifronte, il dio della duplicità”.

“E suppongo che anche le candele …”

“Palindrome anche loro.”

“Questo cos’è?” chiedere aprendo il menu mentre gocce di cera lacrimano su un vassoio d’acciaio.

“Il suo bicchiere.”

“Ma è una clessidra!”

“Si tratta di una mia invenzione. Acqua da un lato, vino dall’altro. Tra poco passo a prendere l’ordinazione.”

Osservare sullo sfondo, tra la toilette per maschi e quella per femmine, un bagno centrale con entrambe le icone quindi scorrere le pagine plastificate sorridendo ai titoli di ognuna.

“È raro passare per assaporare” (antipasti); “cibi libici” (etnico); “poter essere pelato totale per essere top” (primi piatti) e via dicendo. Tutti palindromi.

“Ha scelto?”

“La toilette centrale in fondo?”

“È per gemelli. Per loro oggi c’è il 50% di sconto”.

“Prendo un antipasto della casa e per primo penne all’arrabbiata”.

“Sul fondo del menu c’è la proposta romana se vuole. Ho riconosciuto l’accento.”

Scorrere le pagine fino al basico “Amo Roma” e lì sorridere ai carciofi (“è romano con amore”) e ai tipici salti in bocca (“amo ridere di Roma”) fino al dualismo d’una carbonara con pecorino (“Roma domina l’animo d’amor”) ed una col parmigiano (“in amor io diffido i romani”).

“Mi gira la testa. Comunque confermo l’antipasto della casa e al posto dell’arrabbiata prenderò un “Roma domina l’animo d’amor”. Tengo il menu se non le spiace. Posso chiederle perché Sator?”

“Con gli antipasti la spiegazione”.

Seguire l’enigmatica figura svanire in cucina mentre il nostro volto si sdoppia sulla superficie del tavolo e la mano si allunga verso la carta dei vini goffrata in “e la sete sale” (un altro palindromo). Scuotere il capo alla ricorsività di quella figura retorica pensando che la nostra conoscenza in merito si esaurisce allo zooparentale “i topi non avevano nipoti”.

“Voilà.” Una fiamminga d’affettati atterra sul nostro viso riflesso insieme alla sagoma d’un quadrato.

“Questo è il quadrato magico dl Sator, risalente al 79 d.c. Essendo simmetrico e bifronte era venerato come un dio dagli antichi e se n’è trovata traccia in molti scavi archeologici. Come saprà la parola “palindromo” deriva dal greco ed è l’unione di “percorso” e “di nuovo”, una parola che può essere letta da entrambi i lati.”

“Sator Arepo Tenet Opera Rotas”. Che significa? Ho fatto lo scientifico.”

“Letteralmente “il seminatore con il carro tiene con cura le ruote” ma in senso mistico, o se vuole esoterico, si potrebbe tradurre con “il creatore tiene in movimento il creato”.

“Arepo?”

“Non è latino ma greco latinizzato e sta per equilibrio quindi, in definitiva “il creatore in equilibrio tiene in movimento il creato”.

“Opera e Arepo e Rotas e Sator possono leggersi anche al contrario”

“Si. Tenet è un palindromo, le altre parole sono bifronti e cioè se lette alla rovescia formano una parola diversa ma di senso compiuto. Le porto il vino e controllo la carbonara.”

Osservare la sala illuminata come un olio fiammingo attraverso le piramidi a clessidra chiedendoci se i palindromi siano solo dei giochi enigmistici o il reale passaggio verso una dimensione in cui i contrari si ricongiungono al mito d’un’unità incorrotta.

“Occorre pepe per Rocco”.

“Uhm?”

“La sua carbonara con pepe a parte. E l’adeguato palindromo.”

“Ma io non mi chiamo Rocco.”

“Nemmeno io Sator. Piacere Luigi. Per gli amici Giano.”

“Lei crede nel valore profondo dei palindromi o ritiene si tratti solo di ludolinguistica?”

Mentre le nostre clessidre si toccano osservare l’invisibile sopracciglio di Giano inarcarsi.

“La nostra vita si fonda sulle antinomie. Ad esempio oggi è la Candelora e un proverbio dice: “Madonna della Candelora/dell’Inverno semo fora/ma se piove o tira vento/de l’inverno semo ancora dentro/. Un altro proverbio recita così: “Per la Santa Candelora/ se nevica o se plora/ dell’Inverno siamo fora/ma se c’è l’sole o solicello/siamo sempre a mezzo Inverno/.”

“L’opposto l’uno dell’altro”.

“Tutti i miti si fondano su un’unità perduta e la maggior parte delle religioni opera una sintesi fra i contrari per rifondarla. In tal senso il palindromo, se non è solo un divertissement, ha un valore sacro. Lei ha mai sentito parlare de “la settima faccia del dado?”

“No, ma ho scorso fra i secondi piatti (“accese carboni ma cade da camino brace secca”) e opterei per una grigliata mista.”

In attesa della carne, e dell’erudita glossa di Giano, fissare sulla parete parallela alla strada il palindromo “è la morte tetro male” sentendo un brivido risalire lungo la schiena mentre la sala si svuota lentamente come in un matrimonio d’imbucati.

“Eccola. Media cottura. Qualche anno fa lo studioso Emanuele Franz ha creato il palindromo perfetto dedicato al Dio Ermes, o Giano Bifronte.”

“E il quadrato di Sator?”

“Quello è il più antico, non il migliore. Nel quadrato di Franz, anch’esso a base cinque come il Sator (numero androgino per definizione), c’è scritto: “Ermes rea te malam et aer Sem Re”. Com’è la carne?”

“Ottima ma è scaduto il tempo della sobrietà, temo dovremo rovesciare la clessidra con un altro rosso.”

“Sarà fatto. Comunque “Ermes” è il dio degli equivoci e il messaggero degli dei, “Rea” la dea della terra e della fertilità, “Re Sem” il figlio di Noè e “malam” un termine a sua volta palindromo che significa sia “preferirò” che “nocivo” quindi, tradotto in senso stretto: “Ermes a te preferirò Rea e (preferirò) l’aria a Re Sem” ma, partendo dal presupposto che Ermes, col suo elmo alato, rappresentava l’aria e Rea la terra e Sem, associato da sempre a luna e acqua, di nuovo la terra, l’aenigma in senso alchemico diventa: “Aria a te preferirò la terra e (preferirò) l’aria alla terra”.

“Palindromi sia il significato che il significante”.

“Come le dicevo, il palindromo perfetto”.

“Nella sezione relativa al dessert (“a voi goloso tale gelato solo giova”) cosa mi consiglia?”

“Ai re solo gelati con noci: tale goloseria”.

“Mi lusinga o è solo l’ennesimo palindromo?”

“L’ultima volta che ho lusingato una romana “ero a Roma: amor a ore”.

“Geniale. Ma questo è il solo ristorante palindromo al mondo?”

“Lei conosce Daniel Spoerri?”

“Giocava nell’Atalanta?”

“Le porto il dolce e le racconto.”

“Visto che si avvia: “otterrò caffè? Beh che beffa! Corretto”, (leggo pedissequamente fra i distillati).”

Un ragazzo, moro ma incredibilmente somigliante all’iniziale cameriera, sparecchia i tavoli bilanciando i vassoi carichi di cera mentre noi aspettiamo il dolce inquadrati dal candelabro che sembra una riduzione in scala d’un veliero in fiamme.

“Daniel Spoerri: danzatore, pittore, scultore, poeta, performer, rumeno naturalizzato svizzero con residenza in Toscana fu l’autore delle “tavole verticali” e cioè quadri con piatti, bicchieri e stoviglie incollati con la resina ed esposti con l’etichetta: attention, ouvre d’art, successivamente evoluti in “quadri trappola” (tableaux-pièges) dove il cibo deteriorava sotto gli occhi dei visitatori arrivando al punto che in una mostra milanese dei topi (chiamati co-autori da Daniel) ne mangiucchiavano i resti. Fu lui il fondatore dell’eat-art, tra l’altro amico e traduttore di Duchamp.”

“Si ma non vedo cosa c’entrino i palindromi.”

“Dopo un iniziale esperimento di ristorazione a Düsseldorf (fra il 1968 e il 1972) dove secondo l’adagio “tutto è commestibile” cucinava dalle proboscidi ai serpenti, il tutto mescolato a miele e cioccolata, prima ad Amburgo nel 2005 quindi a Verona nel 2017 ha allestito due cene palindrome.”

“Lei si ispira a Daniel Spoerri?”

“L’esatto contrario. Lei stasera ha vissuto un’esperienza culturale ma il cibo che ha mangiato era assolutamente normale, il cortocircuito è avvenuto solo sul piano semantico. Daniel invece a Verona  ha creato un cortocircuito di sapori iniziando con finti dessert (arrivederci) come il gelato variegato alla stracciatella (in realtà canederli), passando attraverso una cotoletta alla milanese (in realtà pesce) e finendo con un antipasto d’erbe con sfere di baccalà (in realtà caffè) a mò di benvenuto capovolto.”

“Palindromi gustativi, o porcherie a seconda dei punti di vista. Anche il conto si rovescia e diventa decimale?”

“Ah ah. No, ci pensano i miei ragazzi comunque. I miei due figli gemelli, Otto e Anna.”

Osservare i due sosia, l’una bionda l’altro moro, precederci alla cassa.

“Otto e Anna, nomi palindromi. In effetti si somigliano come … (la mano di Giano che ci intima di tacere)”.

“Cercheremo un’armonia, sorridenti fra le braccia”, recita la figlia femmina.

“ … anche se siamo diversi come due gocce d’acqua”, finisce il maschio.

Uscire con le parole della poetessa Szymborska in testa senza ancora aver capito che razza di tempo farà nel restante Inverno.

 

Germano Innocenti

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