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Eventi | 10 febbraio 2020, 16:33

Filippo Giardina al "Varco" di Cuneo: "Comicità dal vivo e musica uniche arti non autoreferenziali in una società che ha perso la coscienza sociale"

Il padre del collettivo di comici satirici di "Satiriasi" ha infiammato il pubblico cuneese con una delle tappe del proprio nuovo spettacolo, "Formiche"; in apertura i comici "made in Piemonte" Marco Los ed Emanuele Tumolo

Uno scatto della serata dalla pagina Facebook "Cuneo Comedy Night"

Uno scatto della serata dalla pagina Facebook "Cuneo Comedy Night"

I cani son meglio delle persone/ Che dicono che i cani son meglio delle persone” cantava, non tanto tempo fa, il rapper torinese Willy Peyote. Ma Filippo Giardina – romano, nome di spicco della satira nostrana - , ieri sera (domenica 9 febbraio), nella tappa cuneese del suo nuovo spettacolo tenutasi all’auditorium “Varco”, non si è detto d’accordo: “Non abbiamo niente di diverso dagli animali, niente di meglio. E l'intelligenza porta, sempre, problemi e preoccupazioni. Tutto ciò che ci resta da fare è fare figli, proteggere la nostra specie, e volersi bene tra di noi”.

Ad aprire la serata, presentata da Alessandro Cerato, i comici “made in Piemonte” Marco Los (di Savigliano) ed Emanuele Tumolo.

“Formiche”. S’intitola così il nuovo spettacolo del padre fondatore di “Satiriasi”, che sostiene come proprio le formiche siano animali di gran lunga superiori a noi esseri umani, specie dal punto di vista sociale.

E Giardina, la società, non la risparmia in nessuna delle sue componenti, a partire dall’incidenza delle minoranze ("Una minoranza non avrà mai la capacità di incidere sulla vita dell'intera società, rimarrà una minoranza. Quindi le rivendicazioni vanno fatte con la forza!") e dei rapporti uomo-donna (“Le donne sono una maggioranza che si comporta da minoranza e si lanciano in rivendicazioni assurde rispetto alla realtà della società maschilista in cui viviamo”). Andando a toccare il serio argomento della violenza sulle donne; nello specifico Giardina regala al pubblico due consigli: che le donne smettano di amare gli uomini violenti (“Se ti picchia e lo ami, è come se gli dessi la cocaina, lui si sente nel giusto!”), e che gli uomini inizino a parlare tra di loro delle violenze, così da smettere di farne un tabù.

Si riflette, quindi, e si ride (davvero), di un Paese e di un mondo che Giardina definisce come totalmente privi di coscienza sociale, a differenza proprio delle comunità delle formiche. Un Paese e un mondo “diviso tra chi soffre e chi ha sempre ragione”, in cui vince chi riesce a recapitare il proprio messaggio in modo chiaro e diretto: in un'incredibile esercizio di retorica, Giardina riesce a dipingere Andreotti come un eroe incompreso e come il fautore della Democrazia in Italia: "Direte, "ha parlato con la Mafia". Eh, parlateci voi! Andreotti era una persona colta e Riina un buzzurro, non avrà capito niente!"

Il comico romano non si risparmia nemmeno nel parlare dell’arte e del mondo e delle figure che vi gravitano attorno: "La comicità dal vivo e la musica sono le uniche arti che non siano diventate referenziali, anche se alla fine di un concerto tu sei molto più piccolo di chi ha suonato. Dopo i miei pezzi, voi tornate a casa e pensate "poveretto, Giardina"!".

Ma le sferzate più profonde Giardina le riserva per il mondo di internet e dei social network, dipingendo Instagram come uno stato sovranazionale digitale che controlla concretamente le nostre vite: "Se Hitler ci fosse adesso, e vedesse Instagram, direbbe: "ma così cosa ci vuole"?". Riflette poi sull’impatto mediatico esagerato degli influencer, assunte a vere e proprie divinità ma tangibili, esperibili, e quindi molto più potenti; e propone la “Carta dei diritti dell'uomo sui social”, con al primo articolo il diritto all’anonimato digitale per ogni bambino sotto i 13 anni.

Uno spettacolo cattivo, corrosivo, sincero. Che raschia via la patina di ipocrisia delle nostre vite e si prende il diritto di dire tutto ciò che noi non potremmo (o vorremmo), senza l’arroganza di poter davvero insegnare niente a nessuno. Ed è questo il ruolo catartico della risata, e di chi con la risata tenta di camparci.

simone giraudi

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