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Cronaca | 21 febbraio 2020, 10:14

Veleno per topi in pasti e bevande: prima volta in aula per la 49enne braidese alla sbarra per il tentato omicidio del marito

A maggio il contraddittorio tra il medico legale dei processi di Cogne e Garlasco e il consulente dell’accusa. Il difensore: "L’intenzione della mia cliente era di curare il consorte. Ora è decisivo stabilire se sostanze e dosi somministrate potevano davvero uccidere"

La donna ripresa dalle telecamere dei Nas di Alessandria

La donna ripresa dalle telecamere dei Nas di Alessandria

Per la prima volta ha voluto presenziare al processo che presso il tribunale di Asti la vede alla sbarra col grave capo d’accusa del tentato omicidio ai danni del marito Laura Davico, la 49enne braidese che nel dicembre 2018 venne tratta in arresto dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni di Alessandria (da alcuni mesi la donna è ai domiciliari presso la residenza cheraschese della madre), che riconobbero in lei l’autrice dell’avvelenamento avvenuto ai danni del consorte, il 55enne Domenico Dogliani, mentre questi era ricoverato per una polmonite all’ospedale "Santo Spirito" di Bra.

Secondo gli inquirenti la donna avrebbe somministrato all’uomo un potente topicida e altre sostanze nocive aggiungendole surrettiziamente a pasti e bevande del marito. Gli inspiegabili sintomi accusati da quest’ultimo durante il suo ricovero misero sull’avviso i sanitari, che allertarono le forze dell’ordine, consentendo di arrivare a scoprire gli inspiegabili atteggiamenti della donna.  

Nel corso dell’ultima udienza del procedimento, nello scorso dicembre, quest’ultima aveva chiesto tramite il suo legale, l’avvocato albese Roberto Ponzio, l’accesso al rito abbreviato condizionato a una perizia di parte. L’istanza venne accolta dal giudice, che contestualmente acconsentì a che, come richiesto dal pubblico ministero Vincenzo Paone, la stessa avvenisse in contraddittorio con uno dei due consulenti dell’accusa, la dottoressa Rita Celli.

L’udienza celebrata ieri, giovedì 20 febbraio, avrebbe quindi dovuto registrare il confronto tra il medico legale della difesa, il torinese Lorenzo Varetto – luminare della materia, già interpellato nella medesima veste in processi quali quelli di Cogne e Garlasco e quello sulla morte di Elena Ceste –, e la consulente dell’accusa, ma l’assenza di quest’ultima, insieme all’avvicendamento tra i giudici Alberto Giannone e Francesca Di Naro, ha costretto a rimandare l’importante momento processuale all’udienza già programmata per il prossimo 28 maggio, quando l’imputata potrà peraltro presentarsi senza l’ausilio della scorsa.  

"L’integrazione probatoria – spiega l’avvocato Roberto Ponzio – è finalizzata ad accertare la concreta idoneità omicidiaria dei comportamenti messi in atto dalla mia cliente, in quanto la perizia dei consulenti del pubblico ministero si è limitata a esaminare gli effetti collaterali in astratto.Sostanzialmente il quesito è quindi se, sotto il profilo tecnico e scientifico, in concreto quella somministrazione fosse idonea a cagionare la morte in relazione alla tipologia di sostanze utilizzate e alle dosi somministrate. Si tratta di un quesito indispensabile ai fini della decisione, anche alla luce del fatto che la mia cliente, molto depressa e profondamente angosciata, ha sempre ritenuto che tale somministrazione fosse utile al marito, di aver voluto proseguire cure utili nel timore che queste fossero state sospese, e che tale somministrazione è avvenuta in ospedale, sotto la massima sorveglianza dei sanitari".

Ezio Massucco

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