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Ad occhi aperti | 22 febbraio 2020, 14:30

Poveri sempre più poveri: non piove (sempre) sui giusti e sugli ingiusti allo stesso modo - Okja

E' stato dimostrato come il rapporto tra i redditi dei “più ricchi” e quelli dei “più poveri” nel nostro mondo sia il 25% superiore a quello di uno scenario privo di emergenza ambientale

Il "supermaiale" Okja e la protagonista del film

Il "supermaiale" Okja e la protagonista del film

Okja è un film del 2017 di produzione congiunta tra gli Stati Uniti e la Corea del Sud, scritto da Bong Joon-ho e Jon Ronson e diretto dallo stesso Joon-ho.
Protagonista della vicenda è la piccola Mija, allevatrice di un esemplare di “supermaiale” (maiali geneticamente modificati, esageratamente grandi) di nome Okja, che si troverà a scontrarsi assieme al Fronte Liberazione Animali con la Mirando Corporation, intenzionata a presentare al mondo questa nuova razza di creature dedicate al mercato alimentare: nonostante le difficoltà riuscirà a salvare il proprio esemplare, e a portare fuori dagli allevamenti intensivi un altro cucciolo.

A dichiararlo, purtroppo senza troppi dubbi, sono i dati del World Social Report 2020 (oltre a una buona quantità di altri studi e articoli di settore): le ricadute economiche del surriscaldamento globale stanno ricadendo, e ricadranno, per la maggior parte sulla parte “povera” del nostro mondo.

Nello specifico, è stato dimostrato come il rapporto tra i redditi dei “più ricchi” e quelli dei “più poveri” nel nostro mondo sono il 25% superiori a quelli di una realtà alternativa priva di emergenza ambientale.

Alla faccia del problema che non ci tocca direttamente: il riscaldamento globale ha più impatto nelle comunità, nei paesi, dove le disuguaglianze sociali sono maggiormente pesanti e presenti.

Come dire, oltre il danno la beffa. Oppure: piove sempre sul bagnato... ed entro il 2050 si stima che i cambiamenti climatici in Africa avranno abbassato di circa il 10% il PIL pro capite.

Sul vecchio – ma quanto mai realistico – adagio, il cineasta coreano Bong Joon-ho ha costruito un'intera carriera, che l'ha portato recentemente a trionfare letteralmente agli Oscar 2020 con Parasite, vincitrice nelle categorie di miglior film, miglior regia, miglior film straniero e miglior sceneggiatura originale. Un dominio assoluto su cui ci sarebbe davvero da riflettere, per l'unico autore orientale che – specie negli ultimi anni – ha saputo davvero conservare l'estetica e la narrazione asiatica rendendola allo stesso tempo particolarmente fruibile nel mondo occidentale.

Snowpiercer è stato il primo degli esempi. Okja, distribuito da Netflix alcuni anni fa, ne è indubbiamente un altro (pur non condividendo, probabilmente, la caratura qualitativa del primo).

Si tratta di una favola, di un film d'avventura spudoratamente rivolto a un pubblico (pre-)adolescenziale, ma che riesce al contempo a regalare agli adulti una serie di riflessioni interessanti rispetto al mondo contemporaneo: ambientato tra Corea e Stati Uniti d'America, mette in contrapposizione la vita di una famiglia di poveri allevatori e quella della direttrice di una multinazionale, condendo il tutto con una filosofia ambientalista che, del “volemose bene” in cui a volte prodotti di questo tipo scadono, non ha assolutamente nulla.

Nancy e Lucy Mirando, le vere antagoniste della pellicola, sono donne d'affari prive di qualunque scrupolo e che non solo non si fanno remore nello sperimentare su degli animali innocenti, ma manipolano qualunque altra persona con cui entrino in contatto con il proprio potere (economico, in questo caso). L'unico modo per metterle davvero in difficoltà è intaccarne l'opinione pubblica, e l'unico tipo di stimolo a cui rispondono è quello del guadagno: emblematico il finale, in cui la giovane Mija baratta la vita del proprio supermaiale con una sua rappresentazione in oro massiccio.

Se Snowpiercer (per esempio) sosteneva che l'unico modo per cambiare la società è quello di distruggerla e ricostruirne una nuova, che risponda a leggi differenti, Okja esprime invece un approccio non più morbido, ma meno “interessato”: la protagonista non vuole salvare il mondo dalle grinfie delle sorelle Mirando, ma soltanto poter tornare a casa, da suo nonno e dalla sua vita precedente.

I poveri restano poveri, nel film, e lo fanno perché per loro è giusto così.  Ma nella nostra realtà, esiste davvero una speranza di questo tipo? Quando anche il mondo in cui vivi sembra volerti schiacciare per ragioni fondamentalmente indipendenti dal tuo controllo, che cosa rimane?

Staremo a vedere, noi nati “dalla parte giusta”.

simone giraudi

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