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Al Direttore | 24 febbraio 2020, 14:16

"Perché a Cuneo un libero cittadino non può esplicitare la propria fede? E quanto, questo può incidere sulla sua integrazione?"

Riceviamo e pubblichiamo

Il centro islamico di corso Gramsci

Il centro islamico di corso Gramsci

Egregio Direttore,

è da diverso tempo che sono venuta a conoscenza della mancanza di rispetto di quelli che sono considerati diritti inviolabili della Costituzione, e oggi ho deciso di esprimere la mia umile opinione di cittadina italiana, cattolica.


Con molte polemiche e (a mio personale parere) inutili discorsi propagandistici da circa due anni è stato fondato il centro culturale musulmano in Corso Gramsci. Proprio la definizione “Centro culturale islamico” ha suscitato le maggiori e più recenti polemiche (Esequie nel centro islamico di Cuneo, ancora Bergesio (Lega): "Subito i sigilli alla moschea fuorilegge",17/02/2020, Targatocn): è risaputo che dentro il Centro viene praticata la preghiera.


Occorrono però due doverose precisazioni: la comunità religiosa è sprovvista di un altro luogo idoneo per esplicitare i propri riti, e tale “escamotage” è stato approvato dalla stessa autorità comunale, come riportato dallo stesso Giorgio Bergesio (Lega).


Non è assurdo che una comunità religiosa non possa disporre di locali acquistati per il fine ultimo che si prefigge: la preghiera? Non è insensato che la stessa comunità religiosa debba in qualche modo celare la propria identità, il proprio credo, al fine di non agitare i cittadini che professano, a volte, un altra fede? Infatti, prima e dopo la preghiera, i fedeli sono costretti a vedersi filmare o fotografare dalla popolazione residente, al fine di disincentivare il loro peregrinare verso il luogo di culto, quasi commettessero un reato.


Provo a mettermi nei panni di quei cittadini e non, credenti: penso che subiscano un'ingiustizia, grave, peraltro; basti pensare che la stessa Costituzione, sancisce con ben 3 articoli la libertà di questi cittadini che commettono il reato di credere in Dio, e di officiarne il culto:


- L’Articolo 8: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [cfr. ... Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.


- L’Articolo 19. “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Non ultimo l’Articolo 20 “Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività”.


Ora mettendomi nei panni dei residenti, provo a capire quali siano le conseguenze derivanti da una moschea vicino a casa: vedere persone camminare sul marciapiede, parlare, abbigliamenti non comuni all’uso comune (ma comunque non volgari), sentire accenti stranieri… tuttavia, in tutta franchezza, non ne riconosco l’elemento disturbante. Forse l’allarme terrorismo? Nel dubbio, voglio ricordare che è diritto di ogni cittadino accedere a qualsiasi luogo di culto: possono direttamente verificare il pericolo effettivo, non troveranno alcuna difficoltà, visto che si parla in lingua italiana nel Centro Culturale.


Io sono fiduciosa: so che l’organo di pubblica sicurezza è ben informato sugli elementi border line relativi ai facinorosi fondamentalisti. Non hanno nulla a che vedere con i credenti.


In conclusione, mi domando: per quale ragione un cittadino non può esplicitare la propria fede? Per quale motivo non ha diritto (effettivo) ad un luogo ove praticarla? Quando i cattolici in altri Stati, sono perseguitati, costretti a nascondere la loro religione, non ci sentiamo forse un po' tutti vittime di ingiustizia? Quanto questo può incidere nell’integrazione dei una comunità, che viene segregata senza l’uso della forza, ma tramite le camere degli smartphone e a colpi di articoli polemici sulla stampa locale e regionale? Parliamo di libertà fondamentali dell’uomo senza rispettarle nel quotidiano.


Grazie,

Lettera firmata

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