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Monregalese | 26 febbraio 2020, 19:35

In ricordo della monregalese Enrica Galleano

Riceviamo e pubblichiamo

Enrica Galleano

Enrica Galleano

Ho visto cose….

In questa mia professione ho visto cose difficili da immaginare, se non in un contesto, quello della mia vita quotidiana, dove tutto viene inevitabilmente trasfigurato. Ho visto gente entrare in ambulatorio senza salutare e uscire senza ringraziare, gente sola in momenti in cui nessuno dovrebbe esser solo, coppie distrutte dalla malattia, notizie mal celate o non dette, adducendo motivazioni protettive, ma che nascondevano spesso incapacità a comunicare. Ho visto persone gettare la spugna dal momento in cui si sono seduti di fronte a me, ed altre che già lo avevano fatto prima di entrare. Ho visto familiari impegnati solo a proteggere se’ stessi, dimenticando spesso chi davvero quella carogna se la stava portando addosso. E poi ho visto lo sconforto, i sensi di colpa, le cose mal vissute che tornavano a galla quando invece andavano ricacciate giù, perché c’era ben altro di cui occuparsi. In tutte queste occasioni ed in tante altre ancora, non posso dire di esser stata bene, ma ho sempre pensato che tutto era pienamente legittimo e giustificato da quella malattia, che miete sicuramente più vittime del Corona virus e con un nome che ancora viene pronunciato sottovoce o cercando sinonimi che facciano meno paura (“il male brutto”).

Poi ti capita di incontrare leoni (scusa Guido, questa te la rubo), che ruggiscono contro qualcosa che nemmeno riescono a vedere, ma lo sanno bene che c’è. Leoni fieri, dignitosi, che con una zampata ricacciano indietro la paura e ti guardano fisso negli occhi chiedendoti onestà e verità, sempre. Ti capitano compagni rispettosi, sempre presenti, un passo avanti quando devono accompagnare, un passo indietro quando devono spingere, affettuosi anche quando ricevono solo rabbia, ma fermi e decisi, come serve, come è giusto che sia in un vero rapporto di coppia. Incontri figli educati, gentili, sempre con la schiena dritta, capaci di restituire alla madre lo stesso amore incondizionato, che lei gli ha trasmesso per anni. Ho visto donne con boccoli dorati, muoversi silenziose come farfalle, ma costantemente attente ai bisogni di tutti. Ho visto marcantoni di uomini con gli occhi lucidi aggirarsi nei dintorni con una mano sempre pronta da tendere. Ho visto maschere di carnevale entrare in una stanza buia, cospargendo coriandoli dalle tasche, ma con il cuore traboccante di tristezza. E poi ho visto orde di ragazzi di questa generazione social, quelli che spesso etichettiamo come superficiali ed incapaci di sentimenti, arrivare colmi di dolore a portare la loro presenza dinoccolata e riconoscente, con gesti semplici e puliti, che a lei sarebbero tanto piaciuti. In tutti questi momenti, allora mi sono detta che questo è ancora il mestiere che voglio fare e questa la società in cui voglio vivere, se una persona da sola riesce a lasciare un’eredità cosi grande.

Grazie Chicca, fai buon viaggio.

Lettera firmata

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