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Economia | 27 febbraio 2020, 11:35

Domani alla Mahle di Saluzzo ultimo giorno di produzione: dall'Isis alla Mondial Piston, 60 anni di storia che meritano una continuità

Ad oggi si rimane in attesa dell’incontro per ratificare l’accordo quadro tra azienda, sindacati, regione e Ministero. Tutto rimandato per emergenza coronavirus. Intanto è stato nominato l’advisor proveniente della società svedese Ural Mercury che si occuperà di valutare le possibilità di reindustrializzazione. Da lunedì tutti in cassa a "zero" ore

Domani alla Mahle di Saluzzo ultimo giorno di produzione: dall'Isis alla Mondial Piston, 60 anni di storia che meritano una continuità

Domani termina la produzione alla Mahle di Saluzzo. Da lunedì 1° marzo i 171 lavoratori dello stabilimento di via Grangia Vecchia saranno in cassa integrazione straordinaria. Niente turnazione: tutti a “zero ore”. Resteranno circa venti dipendenti per manutenzione e lavori sui macchinari. Ma quello che è certo è che - in attesa di notizie confortanti sul fronte reindustrializzazione - da sabato 29 febbraio non verrà più prodotto nessun componente per automotive a Saluzzo.

Lo stabilimento di via Grangia Vecchia ha una storia di 58 anni. Nel 1962 si insedia in quest’area un’azienda milanese e crea la Isis (Industrie Subalpine Ingranaggi Saluzzo): qui opera fino al 1968 quando lo stabilimento viene  rilevato dalla torinese Mondial Piston diventando Isis-Mondial Piston. Fino al 1974 quando Isis viene incorporata definitivamente dalla Mondial Piston. Ed è con questo nome che la fabbrica rimane impressa nella memoria dei saluzzesi. Diventa centro d’eccellenza per la produzione dei pistoni e punto di riferimento dell’economia del territorio.

Nel 1987 la Mondial Piston entra a far parte della Mahle (multinazionale con sede a Stoccarda e fondata negli anni ’20 del Novecento) entrando nel grande mercato tedesco della componentistica automotive producendo pistoni diesel per marchi del calibro di Bmw, Volkswagen, Audi e Mercedes, ma anche Fiat.  

Poi la volontà dell’azienda di chiudere i due stabilimenti piemontesi che ha tenuto banco nelle cronache locali e non solo degli ultimi mesi. Lo scorso 23 ottobre Mahle annuncia la volontà di chiudere i due stabilimenti di La Loggia e Saluzzo aprendo l’indomani la procedura di licenziamento collettivo per 453 lavoratori (209 a Saluzzo, 244 a La Loggia).

Da lì sono partiti i 75 giorni per trovare una risoluzione. Nel corso dei quali i sindacati hanno richiesto insistentemente il ritiro della procedura. Ritiro non avvenuto. I 75 giorni scadono il 7 gennaio. Con l’intervento del Mise si è riusciti a sospendere momentaneamente la procedura per dare maggiore respiro alla trattativa. Trattativa poi ripresa e che ha portato al ritiro dei licenziamenti con l’attivazione di un anno di cassa integrazione il 30 gennaio sempre a seguito di incontro al Mise.

Ad oggi si rimane in attesa dell’incontro per ratificare l’accordo quadro tra azienda, sindacati, regione e Ministero. Si sarebbe dovuto tenere nei primi giorni della prossima settimana, ma l’emergenza sanitaria legata al coronavirus ha fatto slittare l’incontro.

Intanto è stato nominato l’advisor proveniente della società svedese Ural Mercury che si occuperà di valutare le possibilità di reindustrializzazione del sito. Ad oggi a Saluzzo rimangono 171 dipendenti. 38 dipendenti si sono licenziati autonomamente.

“Abbiamo la necessità di chiudere l’accordo ministeriale
– dichiara Pierandrea Cavallero della Fiom Cgil -  il punto dirimente è la reindustrializzazione. Attendiamo confronto con imprenditori per dare un futuro all’azienda nel segno della continuità.”
Per quanto riguarda La Loggia la produzione dovrebbe continuare ancora fino a fine marzo, ma il percorso che si prevede procede di pari passo con quello di Saluzzo.

Daniele Caponnetto

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