/ Ad occhi aperti

Ad occhi aperti | 07 marzo 2020, 15:20

Uguaglianza nella "non-vita" - Go Home

Gli zombie non solo solo quelli che si scagliano con violenza cannibale contro altre persone per ragioni a dir poco ridicole. Ma sono anche, purtroppo, quelle stesse persone che per quelle stesse ragioni vengono messe ai margini

Una scena dal film

Una scena dal film

“Go Home – A casa loro” è un film indipendente italiano del 2018 scritto da Emiliano Rubbi e diretto da Luna Gualano.
Enrico è un giovane ragazzo romano con simpatie di estrema destra impegnato a manifestare contro l'apertura di un nuovo centro di accoglienza quando nella Capitale scoppia, improvvisamente, un'epidemia zombie. Il giovane troverà rifugio proprio nel centro di accoglienza, tra le stesse persone che ha sempre dimostrato di odiare... e le sue convinzioni verranno messe a dura prova.

Sì, certo, parlare di un film di zombie o infetti in un momento storico come quello che stanno vivendo in queste settimane l'Italia e il mondo è anche fin troppo facile. Ma no, questa settimana non parleremo del nuovo Coronavirus o delle sue conseguenze sociali o economiche, ma di un'altra crisi molto grave che letteralmente bussa alle porte di “casa nostra”.

120mila migranti provenienti dalla Siria hanno recentemente attraversato il territorio Turco – non più “filtrati” dal governo di Ankara – nel tentativo di entrare in Grecia e, quindi, nel territorio dell'Unione Europea. Una cifra di molto superiore a quella diramata invece da Atene e dalle ong presenti nella zona, e che non è stata ancora confermata; le autorità greche, invece, sottolineano di aver già respinto oltre 4mila migranti.

Che siano mille o centoventi volte tanto, personalmente, non ha molta importanza. Parliamo di persone (esseri umani) che in questo momento si trovano in una condizione sospesa e alienata, rimbalzati dall'Unione Europea alla Turchia e viceversa in uno scambio, anche, di notizie di cronaca e di accuse a mezzo stampa talmente fitto da rendere ormai impossibile comprendere davvero quali siano vere e quali invece false.

Un condizione caratterizzabile come “non-vita” in più di un senso, in una maniera che gli spero tanti fan del fumetto nostrano Dylan Dog trovino famigliare.

La correlazione “zombie – profughi”, per quanto drammaticamente azzeccata, non è certo innovativa o impossibile da realizzare. Ma “Go Home” è senza dubbio un progetto tra i più potenti e di pregio, nel panorama indipendente cinematografico nostrano.

La vicenda del giovane Enrico nel nuovo centro sociale di Roma si inserisce perfettamente nel filone romeriano del genere, regalando inevitabilmente una lettura fortemente politica dell'epidemia di zombie e profondamente negativa rispetto alle idee che lo stesso protagonista si vede costretto a mettere in dubbio. Ma non è e non può essere l'unica, di lettura.

Gli zombie non solo solo quelli che si scagliano con violenza cannibale contro altre persone per ragioni a dir poco ridicole. Ma sono anche, purtroppo, quelle stesse persone che per quelle stesse ragioni vengono messe ai margini, dimenticate, ignorate, alienate, costrette ad abbandonare la propria casa per sempre; per qualunque ragione, in effetti.

Gli zombie, insomma, siamo noi. Tutti noi. E questo ci rende sostanzialmente ancora più uguali.

simone giraudi

MoreVideo: le immagini della giornata

Загрузка...

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium