Cuneo e valli - 13 marzo 2020, 15:33

Il grido di allarme dell'ordine dei medici della Granda: "Le Asl devono fornire i dispositivi di protezione a medici e pediatri di libera scelta"

Lettera alle direzioni generali di Asl CN1 e CN2. "Sono sul territorio e hanno contatti con i pazienti. Sono a rischio contagio e possono contribuire a diffondere il virus. Per il momento li acquisterà l'Ordine"

 

Medici e infermieri sono in prima linea ad affrontare la grave emergenza sanitaria in atto. Non solo quelli che lavorano negli ospedali, ma anche quelli sul territorio, i medici di base e i pediatri di libera scelta.

Il loro contagio va evitato in tutti i modi perché, muovendosi sul territorio, rischiano di essere a loro volta veicolo di propagazione del virus. Già alcuni di loro, in provincia di Cuneo, sono stati a contatto con pazienti poi risultati positivi, come è successo, per esempio, a Marene.

E' una situazione sulla quale ieri sera il Consiglio dell’Ordine dei medici della provincia di Cuneo si è riunito in videoconferenza per una seduta straordinaria.

L'ordine ha deciso di inviare una lettera alle direzioni generali di ASL CN 1  e ASL CN2, già spedita stamattina, in cui chiede di “voler ottemperare in tempi ristrettissimi alla dotazione a tutto il personale operativo sia in ospedale che sul territorio dei previsti presidi di protezione stante la primaria necessità di tutela della salute dell’operatore medesimo e della tutela della salute”.

Gian Paolo Damilano, medico presidente dell'ordine degli Odontoiatri di Cuneo, evidenzia la gravità della situazione: "Stanno arrivando e si stanno producendo dispositivi, in particolare le mascherine, che vengono forniti primariamente ai presidi ospedalieri. E' corretto. Ma i medici e i pediatri sul territorio sono da tutelare e proteggere come il personale ospedaliero, perché hanno contatti con i pazienti e possono veicolare il virus. Se sono costretti a mettersi in quarantena, la situazione sui territori rischia di diventare gravissima. Per ora abbiamo stanziato dei soldi per provvedere da soli, ma le ASL devono intervenire per tutelarci". 

Barbara Simonelli