Attualità - 14 marzo 2020, 07:30

#coronavirus: contro l'infezione restiamo a casa oggi per poterci di nuovo abbracciare domani. Insieme ce la faremo (FOTO)

L’Italia dopo la fine di questo incubo forse non sarà più la stessa. Speriamo più solidale, capace di gustare nuovamente la realtà del contatto umano, dello stare insieme apprezzando con gioia ciò che ormai da troppo tempo si dava per scontato. Come il semplice ritrovarsi per la strada a chiacchierare con gli amici. E, quando la drammatica emergenza sarà passata, le Istituzioni si ricordino che sulla sanità e sulla ricerca bisogna investire e non tagliare. Così come serve un aiuto adeguato al mondo produttivo

Cuneo: via Roma deserta percorsa solo dagli operatori della Polizia Municipale in bicicletta

Cuneo: via Roma deserta percorsa solo dagli operatori della Polizia Municipale in bicicletta

Coronavirus. L’Italia è chiusa. Ferma. Le città sono deserte. Come non era mai accaduto dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. Mercoledì 11 marzo il Governo Conte, attraverso un secondo provvedimento, ha inasprito le regole contenute in quello firmato tre giorni prima con l’obiettivo di contrastare ulteriormente la diffusione del virus. Allargando la zona protetta all’intero territorio nazionale e ampliando i divieti.

Ora si possono solo attendere i risultati. Per gli esperti i segnali positivi di diminuzione del contagio non arriveranno prima di due settimane. Ed è proprio in questi 15 giorni che gli italiani devono dimostrare ancora di più il loro senso di responsabilità. Il restare a casa dei primi giorni, uscendo solo per esigenze inderogabili, tutto sommato sta funzionando. Nelle città della provincia di Cuneo le persone che si spostano sono poche. E così è nel resto dell’Italia. Questo serve per togliere benzina al possibile sviluppo del virus. L’unico modo per bloccarlo, non essendoci vaccini e medicine in grado di curarne gli effetti.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte,  lo ha detto chiaramente: “Gli italiani stanno cambiando le loro abitudini di vita e compiendo molti sacrifici, ma queste rinunce  offrono un contributo prezioso al Paese. L’Italia sta dando prova di essere una grande comunità. In questo momento tutto il mondo ci guarda: per i numeri del contagio, ma anche perché stiamo dimostrando grande rigore e resistenza. E domani ci prenderanno come esempio positivo di chi è riuscito a vincere la sua battaglia contro questa pandemia. Se rispetteremo tutti le regole usciremo più in fretta dall’emergenza”.

Infatti, e ne siamo profondamente convinti, rimanendo uniti e stringendo i denti, insieme ce la faremo.

In questa drammatica situazione vanno ringraziati di cuore e abbracciati, per il momento in modo solo virtuale, tutti gli operatori sanitari che stanno facendo l’impossibile per salvare vite umane e dare risposte. Massacrati dai turni di lavoro e dallo stress continuo. Quando il terremoto sarà passato le Istituzioni si ricordino che la salute è un bene prezioso e che sulla sanità bisogna investire e non tagliare. Tamponando i problemi solo durante i momenti critici non si va da nessuna parte. Rappresenta un atteggiamento estremamente miope.   

C’è poi un altro aspetto da prendere in considerazione: il coronavirus porterà delle conseguenze disastrose per l’economia, in particolare per le piccole e medie imprese. In un periodo non già facile. Anche in questo, le Istituzioni devono fare la loro parte. Il Governo, d’accordo con le Regioni, si sta attivando su tre fronti principali: aiutare le aziende, i lavoratori e le famiglie. Con l’augurio che l’impegno messo in campo possa essere adeguato alle necessità.

Ma l’Unione Europea, e non solo, invece, al momento paiono approfittare di questo nostro momento di difficoltà per affossarci ancora di più. Come la Banca Centrale Europea, guidata da Christine Lagarde. E non bastano le parole della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “Siamo tutti italiani”. Ci vogliono fatti concreti.

Lo dicono molti analisti: l’Italia dopo la fine di questo incubo forse non sarà più la stessa. Da parte nostra speriamo più solidale, capace di gustare nuovamente la realtà del contatto umano, dello stare insieme apprezzando con gioia ciò che ormai da troppo tempo si dava per scontato. Come il semplice ritrovarsi per la strada a chiacchierare con gli amici.     

Sergio Peirone

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