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Ad occhi aperti | 21 marzo 2020, 20:01

Ci ricordiamo ancora di chi bruciava i libri? - Highwater

Credo che la soluzione, quando si parla di opere d’espressione artistica, non sia mai la censura. Mai e in nessun caso. Non sarebbe forse meglio tentare la strada della spiegazione, della fruizione ragionata?

Le quattro copertine del ciclo narrativo "Highwater"

Le quattro copertine del ciclo narrativo "Highwater"

“Highwater” è un piccolo ciclo di storie (dal numero 164 al numero 167) della serie a fumetti americana “Hellblazer” (DC Comics), scritto da Brian Azzarello e disegnato da Marcelo Frusin.

Il protagonista della serie, il mago-male in arnese John Constantine, si trova in America ed è alla ricerca della moglie di un suo conoscente (suicidatosi, ma del cui omicidio è stato accusato lui stesso); la troverà ad Highwater, una cittadina con una dura rappresentanza di neo-nazisti.

Prendiamoci una pausa da tutto ciò che riguarda l’emergenza sanitaria e la pandemia planetaria, vi va? Si può – a giorni alterni penso che si debba – parlare d’altro, perché d’altro succede sicuramente, attorno a noi: il mondo non si è fermato con l’arrivo e lo sviluppo del Coronavirus, e questo di fatto è uno dei pensieri più confortanti in questo periodo.

Quando tutto questo finirà – perché lo farà - , avremo ancora un mondo a cui tornare. Che forse sarà diverso da quello precedente.

Una delle cose che è successa in questi giorni riguarda Amazon – il ben noto colosso dell e-commerce e, recentemente, anche dello streaming televisivo - , che secondo quanto riportato dal Guardian nel corso della settimana, avrebbe fatto sapere ai propri fornitori che il Mein Kampf (l’autobiografia di Adolf Hilter) non sarà più acquistabile sul proprio store, assieme a una buona quantità di altri libri di propaganda nazista.

La ragione? Il contenuto dell’autobiografia del Fhurer e le altre opere viola il codice di condotta del colosso di vendite online.

Giusto? Non giusto? Esagerato? Io ho una mia teoria.

Credo che, tra le possibili concezioni del mondo ideate dagli esseri umani nel corso della storia, quella nazi-fascista sia la peggiore possibile in senso assoluto. Che sia – mi perdonerete un parallelo con il periodo in cui ci troviamo – un virus dall’altissima capacità di contagio che si nutre e allo stesso tempo alimenta la parte peggiore dell’animo umano, e che vada combattuto in modo profondo.

Ma, allo stesso tempo, guardo a ogni atto di censura con occhio più che critico.

Credo che la soluzione, quando si parla di opere d’espressione artistica, non sia mai la censura. Mai e in nessun caso. È indubbio che esistano esempi di film, fumetti, serie tv, libri, poesie, quadri, sculture, capaci di urtare la sensibilità di chi le fruisce in modo molto serio e, perché no, anche di portare il proprio pubblico a forme estreme di comportamento o convinzione (specie se in presenza di altri fattori personali, ma su questo sorvoliamo).

Ma la nostra risposta può essere davvero la censura? L’impedire la fruizione? Non sarebbe forse meglio tentare la strada della spiegazione, della fruizione ragionata? Leggere il Mein Kampf ti rende un nazista? Io credo di no. Leggerlo senza capirlo, e senza metterlo in relazione con ciò che è stato, però, forse può farlo.

È esattamente questo il centro dei quattro capitoli di Highwater, uno dei cicli di storie di John Constantine – personaggio celebre del fumetto mainstream americano degli anni 80-00, ripreso in un film con Keanu Reeves e già alcune volte trattato nella nostra rubrica - , l’affrontare idee e concezioni in modo errato. Un comportamento che, specie in un contesto rurale e provinciale (quindi, per antonomasia, isolato) come quello della cittadina in cui si ambienta la vicenda, può portare a conseguenze molto gravi.

Nella storia a fumetti il protagonista viene a contatto con un gruppo di neo-nazisti che, di fatto, reinterpretano l’Antico Testamento in modo che la loro filosofia repressiva appaia più che giustificata (anzi, assolutamente logica e conseguente). In tutto questo, ovviamente, i membri più giovani e scapestrati del gruppo uccidono un trafficante d’armi perché “reo” di venderle sia a loro che agli afroamericani, e soprattutto di sostenere che le armi prodotte nello stato di Israele siano senza ombra di dubbio le migliori in circolazione. John, con il proprio solito fare caustico e la mancanza di scrupoli, si avvarrà di uno dei suoi incantesimi per smantellare il gruppo… in modo altrettanto violento.

Credo che la censura sia sempre la strada più facile, quando ci si trova a dover a che fare con questo tipo di “virus”. E che sia anche una delle sue caratteristiche più gravi e importanti: erano i nazisti a bruciare i libri, d’altronde, a non ammettere non l’accettazione di idee contrarie ma nemmeno un tentativo di comprensione. Dopo tutto questo tempo, dobbiamo essere diversi.

simone giraudi

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