Agricoltura - 21 marzo 2020, 12:30

Il nome di Amedeo Damiano nell’elenco delle vittime innocenti di mafia: commemorazione virtuale per la Giornata della Memoria di Libera

La cerimonia prevista oggi a Palermo, per l’emergenza Covid 19, è stata posticipata a ottobre. Ma il grazie alle 1.100 vittime innocenti di mafia viaggia sul web. Il figlio Giovanni Damiano scrive un toccante ricordo, la referente piemontese della "Sezione memoria" di Libera lo ricorda con una camelia rossa

Amedeo Damiano ex presidente Ulss 63 Saluzzo e Maria Josè Fava, referente piemontese della «Sezione memoria» di Libera.

Amedeo Damiano ex presidente Ulss 63 Saluzzo e Maria Josè Fava, referente piemontese della «Sezione memoria» di Libera.

Una camelia rossa per Amedeo Damiano, ex presidente dell’ allora Ussl 63 di Saluzzo, da parte di Maria Josè Fava, referente piemontese della "Sezione memoria" di Libera. E’ il suo fiore per lui postato sul web, oggi 21 marzo, Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

L’emergenza coronavirus non ferma la manifestazione dell’associazione Libera fondata da don Luigi Ciotti  in programma a Palermo, rinviata ad ottobre. Il ricordo diventa social.

L’importanza della cultura della legalità, la memoria e la gratitudine alle vittime, con l'abbraccio ai loro familiari scelgono, in attesa della cerimonia in autunno, la modalità virtuale.

L’invito è di abbinare un  fiore ad un nome dell’ elenco presente sul sito www.libera.it  e di postare la foto. 

Tra le 1.100 vittime innocenti di mafia in Italia, compare  quest’anno anche il nome di Amedeo Damiano, morto a Saluzzo il 2 luglio del 1987, in seguito alle complicanze del grave ferimento subito nell’agguato del 24 marzo dello stesso anno, avvenuto nell’androne di casa sua, in corso Italia.

L’inserimento del suo nome nell'elenco, attesta da parte di Libera, la responsabilità della morte di Damiano per mano mafiosa,  danneggiata dall’opera di moralizzazione della Sanità saluzzese,  messa in atto durante la sua presidenza di quegli anni.

“Anche se può sembrare assurdo parlare di mafia a Saluzzo-  commenta il figlio Giovanni Damiano Libera lo dice ufficialmente, scrivendo una realtà che a questo punto  è storica prima che giudiziaria.  Ringraziamo don Ciotti e Libera Piemonte che non hanno dimenticato questa tragica vicenda ed il torto subito  dalla nostra  famiglia ma  anche da tutta la comunità saluzzese".

In questa giornata significativa Giovanni Damiano, presidente dell’associazione “ Officina delle Idee per l’ospedale di Saluzzo” scrive un toccante ricordo del padre a 33 anni dalla sua morte.

"Mio padre Amedeo non è un ricordo “al singolare”, bensì è un ricordo “al plurale”. Quando penso a lui sopraggiunge infatti nella mia mente un susseguirsi di fotogrammi, in un disordine che ormai conosco bene.

E lui, mio padre - che per me bambino era il mio eroe, il mio gigante buono - ha contorni molto nitidi, ben delineati nella mia mente. Papà che ci aspetta davanti alle scuole con la cinquecento gialla, ma anche papà che torna dal lavoro vestito elegante; oppure papà in vacanza al mare che ci traghetta sul canottino verde; e ancora papà, con la mamma e noi piccoli, ai pranzi chiassosi delle feste.

Certe volte poi il ricordo di lui è fatto di dettagli: le sue mani grandi, o il suo sorriso di uomo buono. A volte basta davvero poco: un odore o un profumo famigliare per farlo comparire dal nulla.

Ma a volte arrivano immagini ben diverse: quelle di papà in un letto d’ospedale a Saluzzo, spaventato, umiliato, ferito a morte. O papà chiuso in una cassa portata a spalle verso la chiesa, in una città silenziosa e attonita. A volte penso che di fronte a vicende tristi come questa, nella gestione di questi ricordi, si sia chiamati a scegliere tra due percorsi diversi.

Il primo è quello di buttare via tutto, di cancellare, di radere completamente al suolo la memoria di chi non c’è più. Oppure si può tenere stretto quest’ insieme di immagini, convivendoci, facendole diventare in qualche modo amiche. Io ho scelto la seconda strada e questo mi ha procurato gioia e dolore allo stesso tempo. Un dolore intimo e profondissimo.

Ma anche una gioia uguale e contraria, altrettanto intima e profondissima. Dietro questi nomi, dietro i nomi di Bruno, di Carlo Alberto e da oggi anche di Amedeo come di tanti altri, ci sono infatti storie di dolore, di annientamento e di lutto, ma ci sono anche storie di vita, fatte di abbracci, di tenerezze, di mare, di musiche e di pranzi chiassosi.

Questa parte del ricordo di mio padre è per me – e forse un po’ per tutti noi oggi – il tesoro più prezioso, che stringo a me ogni notte.

 

vilma brignone

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