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Agricoltura | 23 marzo 2020, 20:15

Emergenza coronavirus: Caritas Saluzzo riorganizza i servizi e pensa ai problemi della manodopera nell’imminenza della stagione raccolta frutta

Sul sito Saluzzo Migrante “Speriamo inizino tavoli di confronto per valutare la situazione e agire di conseguenza”. Vicini ai più fragili, ma con aperture e modalità dei servizi in linea con le norme del Decreto ministeriale

Foto tratta dal sito:www.saluzzomigrante.it

Foto tratta dal sito:www.saluzzomigrante.it

 

Il presidio Caritas Saluzzo mantiene aperti e operativi i servizi, adattati alle nuove norme di sicurezza del Governo, nell'emergenza Coronavirus.

Ne dà informazione un aggiornamento sul sito: www.saluzzomigrante.it.

Sono stati limitati i giorni di apertura dell’ Infopoint in corso Piemonte 59, accessibile solo il mercoledì dalle 17 alle 19,30. Resta però attivo il numero di telefono del Presidio 24 ore su 24 (cell. 334. 1197296). Le persone sono invitate a contattare telefonicamente gli operatori per prendere appuntamento e rimandare tutte le assistenze non urgenti.  

I locali dell’Infopoint sono stati predisposti per il rispetto delle distanze di sicurezza e alle persone accolte nella sala d’attesa, viene misurata la febbre con un termometro a infrarossi, prima di accedere al servizio.

Le stesse misure sono state adottate anche in Casa Madre Teresa, i nuovi spazi per l’accoglienza e la coabitazione sociale in  via Sant’Agostino 27, dove al momento sono accolti 12 uomini nel dormitorio al piano terra ed al secondo piano una famiglia in condizioni di particolare fragilità.

C'è una grande necessità di informazione da parte di queste persone in una situazione di fragilità maggiorata dall'emergenza. "Molti ragazzi, in particolare quelli che vivono in Casa Madre Teresa, all’inizio erano evidentemente disorientati dalla situazione e a loro abbiamo distribuito materiale informativo in diverse lingue  europee, ma anche arabo e dialetti africani, per spiegare in modo specifico,  cos’è il Coronavirus. È stato molto importante anche riuscire a trasmettere un messaggio di responsabilità collettiva". 

Ma alle porte c'è un altro problema. 

Quali le preoccupazioni in vista della stagione della raccolta frutta prossima ad iniziare? Il comparto agricolo non è fermo per l’emergenza, si continua a lavorare e c’è la necessità di ragionare sulla manodopera che verrà impiegata, su come struttura l’accoglienza e riguardo alla sicurezza del lavoro, nel periodo dell’emergenza  sanitaria.

"Pensando alla stagione di raccolta che sta arrivando- spiega Virginia Sabbatini, coordinatrice dell’équipe di Saluzzo Migrante siamo doppiamente preoccupati: da una parte le aziende avranno bisogno di rispondere ad un fabbisogno e dall’altra, se le condizioni rimangono queste, probabilmente sarà complesso adibire i luoghi di accoglienza per la stagione. 

Sappiamo che qui a Saluzzo gli arrivi di solito iniziano proprio in questa stagione e siamo già stati contattati da agricoltori che ci chiedevano come reperire manodopera: c’è quindi il timore di non poter intervenire per presidiare gli arrivi e tutelare i diritti di quei lavoratori che, arrivando in questo periodo, sarebbero sprovvisti di una dimora.

Speriamo inizino tavoli di confronto con le Amministrazioni locali, l’Istituzione regionale e il comparto agricolo, per valutare la situazione e agire di conseguenza.

Il problema sicurezza sul  lavoro 

"Un’ultima preoccupazione è la sicurezza sui luoghi di lavoro - continua la coordinatrice -  ci chiediamo come poter informare i braccianti sul fatto che la loro salute vada tutelata anche negli ambienti di lavoro, anche per preservare e garantire la salute collettiva.  Attualmente riusciamo a contattare i lavoratori telefonicamente, inoltrando delle versioni scritte in italiano semplificato del Protocollo per la sicurezza nelle aziende siglato tra sindacati e aziende in accordo con il Governo e chiedendo loro di osservare circa il rispetto delle direttive.

In un momento delicato come questo è responsabilità delle imprese agricole quella di garantire il rispetto di tali previsioni e non esporre al rischio di propri dipendenti e la collettività, sia nel campo che nei magazzini o nei frigoriferi.  È evidente che siamo di fronte ad una situazione molto complessa, e quei lavoratori che già normalmente faticano a rinunciare a condizioni di lavoro inique, si ritroverebbero in difficoltà nel caso in cui dovessero scegliere  fra la propria salute e un impiego.

 

vilma brignone

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