/ Politica

Politica | 24 marzo 2020, 11:35

Soave: “Il virus è una sfida anche per la democrazia”

Abbiamo chiesto un parere all’ex parlamentare, ex sindaco di Savigliano e docente di storia contemporanea sulla crisi istituzionale che sta attraversando il Paese. “Indispensabile – dice – un dialogo leale e costante tra Governo e Regioni”

Soave: “Il virus è una sfida anche per la democrazia”

L’emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova le istituzioni, tant’è che c’è chi arriva a parlare di “democrazia commissariata”. Qual è il suo parere prof. Soave?

“Bella domanda! Come si sa, questa è una situazione che gli Stati democratici dell'Occidente non hanno mai affrontato. Tanto che la si paragona a una situazione di guerra. Ora, se mi chiede un parere da storico, durante le guerre del passato, il potere esecutivo, esercitato dai governi centrali, ha sempre “forzato” le sue ordinarie prerogative, comprimendo o annullando il potere legislativo proprio dei Parlamenti. Nel nostro caso, poi, c'è un altro equilibrio da mantenere: quello derivante dal concorso di poteri tra Stato e Regioni in tema di difesa della salute. Ora, siccome la battaglia anti virus interessa l'intero territorio nazionale il governo nazionale ha più di un titolo per decidere, ma sarebbe opportuno lo facesse dopo un preventivo concerto con le Regioni, talune delle quali a statuto speciale. Quanto al Parlamento, certo che rimangono le sue prerogative, ma se non è in grado di svolgerle per motivi sanitari e per la conseguente difficoltà di attivarle nei tempi previsti, il problema cambia natura. Come è stato detto, il virus è una sfida alla democrazia. E le sfide si possono vincere o perdere”.



Dal Parlamento ai Consigli comunali è tutto bloccato o quasi. Le decisioni, in questa fase, sono demandate al solo livello esecutivo. Gli esperti di Diritto Costituzionale stanno valutando il da farsi, con la preoccupazione che far saltare oggi la catena di comando rischierebbe di essere esiziale. Che cosa le fa dire la sua esperienza di storico e di ex parlamentare?

“Lasciamo lavorare i costituzionalisti, ma qui si tratta di una “quadratura del cerchio” che la politica, intendo dire la buona politica, dovrebbe essere in grado di risolvere, muovendosi intanto in tre direzioni:

Primo. Instaurare un rapporto di collaborazione per un fine superiore tra la maggioranza e l'opposizione che, anche senza mutare le regole del gioco, veda una convergenza sulle scelte più ragionevoli. Ciò, paradossalmente, dovrebbe giovarsi del fatto che quella che è minoranza in Parlamento è maggioranza nel più gran numero delle Regioni italiane; il che, dunque, rende lo scambio reciproco e non univoco.

Secondo. Mantenere un dialogo il più leale possibile con le Regioni, avendo chiaro che ognuna di esse ha diritto di proposta sulle materie concorrenti e potestà di agire sul proprio territorio per le materie esclusive. Lo scarica barile attuale non è edificante.

Terzo. Far funzionare per quanto possibile le Istituzioni.

Sono tre cose non impossibili, ma richiedono un costume di rispetto istituzionale che non può realizzarsi, senza rimettersi tutti in discussione”.


Se il Parlamento fosse impossibilitato a riunirsi per lungo tempo che cosa succederebbe? 

“Certo, a oggi, non può riunirsi nelle forme tradizionali (tutti in Aula a contatto di gomito), ma possibile che non si riesca a trovare, con gli strumenti attuali, una partecipazione da remoto che rispetti la possibilità di un migliaio di parlamentari di esprimersi anche con votazione telematica come avviene in altri Paesi? Qualche soluzione d'emergenza gli uffici di presidenza di Camera e Senato devono pur trovarla. Magari sollecitando le commissioni a lavorare in sede legislativa diretta (con una quarantina di deputati soltanto coinvolti, provvedimento per provvedimento). Altrimenti si mettono fuori gioco da soli”.

 

Può il Governo, in una fase così delicata, accollarsi l’assunzione della  gestione della crisi senza che il Parlamento venga coinvolto? 



“Per emanare decreti legislativi, il governo ha bisogno di una delega parlamentare; per i decreti legge, invece, il Parlamento interviene, entro 60 giorni, per approvarli o respingerli. O prima, o dopo, dunque, il Parlamento deve intervenire. Di lì non si scappa. Più delicato il caso dei Decreti Presidente del Consiglio (DPCM) cui siamo ormai abituati. Sono davvero solo attuativi come prevede la norma? Anche qui il Parlamento può dire la sua. Ripeto: oggi non c'è pericolo di golpe dell'esecutivo, ma di inadeguatezza del legislativo. E le istituzioni inadeguate, prima o poi lasciano vuoti che qualcos'altro o qualcun altro riempirà. Vedremo. Per fortuna abbiamo in carica uno dei migliori presidenti della Repubblica della nostra storia repubblicana”.

Un’ ultima considerazione. Nell’opinione pubblica si registra un certo sconcerto per il fatto che vi siano discrepanze tra il decreto del Presidente del Consiglio e quello della Regione Piemonte. Qual è la sua opinione al riguardo? 


“Le discrepanze sono legittime se rispettano i termini delle rispettive competenze. D'altronde ci sono 19 sistemi sanitari regionali diversi uno dall'altro ed è difficile che si ritrovino tutti allineati su una identica posizione. Sul contrasto Cirio-Conte, che attiene al delicato rapporto salute-economia, non ho elementi sufficienti per esprimermi. Forse si arriverà a una mediazione già domani (25 marzo), con il nuovo DPCM. Vorrei solo che tutti si dessero da fare con la massima energia per esercitare al meglio quelle che sono le proprie competenze. Ora Conte non è un novello Churchill, come sembra talora atteggiarsi, ma qui da noi, ad esempio, se Cirio ha dovuto rimuovere i principali responsabili dell'unità di crisi regionale, è perché così hanno chiesto gli ordini dei medici e gli infermieri del Piemonte, costretti tuttora a lavorare in carenza di mascherine, camici, tamponi e respiratori adeguati. Insomma, se è vero che da questa crisi non si esce da soli, è anche vero che, per intanto, ciascuno deve cercare di fare il proprio dovere a casa sua e evitare di ricadere nel solito teatrino della politica. Qui si tratta di salvare il Piemonte e l'Italia. Una volta superata, e speriamo presto, la crisi sanitaria, verranno tempi durissimi per il comparto produttivo che metteranno a repentaglio la coesione sociale e nazionale. Avremo bisogno di statisti e non di modeste figure di politici persi nei loro giochetti polemici. E' una speranza vana? Non so. La storia ci dice che le crisi generano energie insospettate e speriamo che anche la politica ne possa essere contagiata.

Se non lo farà, ne saremo tutti travolti, lei compresa”.

Giampaolo Testa

MoreVideo: le immagini della giornata

Загрузка...

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium