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Attualità | 25 marzo 2020, 19:15

“Vicini ai nostri anziani, un patrimonio da proteggere e tutelare ad ogni costo”

Nelle tante case di riposo della Granda infermieri, operatori socio sanitari e vari operatori impegnati sul fronte dell’assistenza ai soggetti più fragili, oggi ancora più soli perché nelle strutture non è consentito l’accesso a familiari e volontari

“Vicini ai nostri anziani, un patrimonio da proteggere e  tutelare ad ogni costo”

Carissimi familiari, in questi giorni tutti noi stiamo vivendo un’esperienza nuova, che ci spaventa e ci sconvolge. La stiamo vivendo tutti, ognuno a suo modo, cercando di trovare le forze per poterla superare. I vostri papà, le vostre mamme, i vostri nonni stanno trascorrendo questo periodo con una straordinaria forza che solo la saggezza e l’esperienza di una lunga vita gli hanno potuto insegnare. Sicuramente gli mancate tantissimo e voi a loro, le videochiamate danno tanta gioia e rassicurano sul fatto che andrà tutto bene! Tutto il personale sta cercando di non far mancare loro nulla, dall’assistenza al servizio infermieristico, dalla manutenzione al servizio di ristorazione. Non pensate che in questo momento il vostro stare a casa sia inutilità di fronte all’emergenza che ci sta colpendo, state facendo molto, state tutelando quel patrimonio immenso che sono i nostri anziani, testimoni silenziosi e discreti di questo mondo che corre troppo veloce”.

Con queste parole, i responsabili della residenza per anziani Tapparelli di Saluzzo, una delle maggiori del Cuneese, si sono rivolti ai parenti degli ospiti della struttura per tranquillizzarli e rassicurarli. C’è una parte cospicua di popolazione, quella anziana, la più fragile e la più esposta al rischio contagio, che soffre più di altre per l’emergenza Coronavirus e per le restrizioni che questa ha comportato. 

È soprattutto nelle tante case di riposo infatti - in tutta la Granda si contano migliaia di ospiti, molti dei quali non più autosufficienti - che la vita si è fatta ancora più difficile. Ormai da una ventina di giorni la serrata è totale. L’impossibilità di ricevere visite di figli, nipoti, parenti e amici ha generato ansia negli ospiti poiché non si capacitavano di ciò che stesse succedendo vedendo infermiere e Oss aggirarsi nei reparti con mascherine e accessori di protezione.

A quel punto – scrive una responsabili di una struttura assistenziale del territorio - ci siamo attrezzati: grazie agli educatori, abbiamo iniziato ad organizzare le video chiamate: stupore, incredulità nel vedere il viso delle persone amate nello schermo e, poi lacrime e ringraziamenti per aver fatto questo piccolo miracolo. Anche per i parenti, chiusi nelle loro case, avere questi contatti non solo telefonici, con i loro cari è di grande aiuto per gestire  ansie e timori. Vorremmo rassicurare tutti: quando gli operatori notano tristezza o nostalgia in un ospite parte la catena di aiuto: tutti entrano in azione coinvolgendolo in chiacchierate, attività e quanto è possibile fare. Se non è sufficiente si avvisano i parenti e cerchiamo di attivarci nei limiti delle nostre possibilità”.

Gli operatori, a tutti i livelli, sono sottoposti ad uno stress non dissimile da chi è sulla linea del fronte in ospedale. I problemi per le case di riposo sono tanti: semplici mali di stagione, che fino a qualche mese fa sarebbero stati considerati normali raffreddori, mettono in allarme.

Il ricorso al ricovero ospedaliero, in questo momento, è limitato ai casi davvero eccezionali visto che gli ospedali sono al limite della saturazione e il ricovero si rivelerebbe per loro ad alto rischio.

Il rigido rispetto delle norme da adottare da parte di chi lavora – ci viene ancora spiegato - è fondamentale per la salute dei nostri ospiti per cui ad inizio turno partiamo con tutta una serie di protocolli che vanno dalla misurazione della temperatura corporea, all’uso di mascherine, guanti monouso ecc. Purtroppo questi presidi cominciano a scarseggiare”.

Le situazioni sono tante, sia nella pianura che nelle valli, e un lavoro già di per sé difficile deve ora fare i conti con ulteriori complicazioni.

Il lavoro dei operatori, dagli infermieri agli Oss, dai fisioterapisti agli educatori, dal personale di cucina al personale di pulizia e lavanderia e agli psicologi e amministrativi, è reso più gravoso dalla mancanza dei volontari (impediti anch’essi all’accesso), che forniva un prezioso aiuto nella gestione della vita di tutti i giorni, soprattutto nell’assistenza individuale, ad esempio al momento dei pasti per chi non è autosufficiente, e nell’attività di animazione.

Il nostro – dice un operatore – è un lavoro oneroso già in condizioni normali ma adesso lo è diventato ancora di più. Ma non ci scoraggiamo, facciamo squadra e constatiamo come nei momenti di difficoltà emergano i lati migliori delle persone. Tutti diventiamo più generosi, più collaborativi e maggiormente disponibili verso il prossimo”.

Considerazioni che fanno meditare. Nel momento in cui si affacciano pericolose ipotesi,  tipo “l’immunità da gregge”,  è bene riflettere sul patrimonio di umanità e vita vissuta rappresentato dai nostri anziani: una generazione che si è tolta il pane di bocca per darci benessere e sicurezza economica. 

Una civiltà – è bene non dimenticarlo specie in questi frangenti - si misura dalla capacità che ha di tutelare e proteggere i soggetti più fragili.

Giampaolo Testa

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