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Curiosità | 27 marzo 2020, 13:04

Il cuneese Gianluca Bianco a Tenerife con la famiglia: "Se la Spagna avesse preso subito esempio dall'Italia, forse le cose adesso non sarebbero così gravi"

E' in quarantena con la moglie Daniela e i tre figli dal 13 marzo. "Ci prendevano in giro, adesso sanno che hanno agito in ritardo e guardano all'Italia come un esempio"

Il cuneese Gianluca Bianco a Tenerife con la famiglia: "Se la Spagna avesse preso subito esempio dall'Italia, forse le cose adesso non sarebbero così gravi"

Sono tante le testimonianze che stiamo raccogliendo, i racconti di cuneesi all'estero. Tra loro Gianluca Bianco, da tre anni a Santa Cruz di Tenerife con la moglie Daniela e i tre figli.

Come tutti, ha iniziato a seguire ciò che stava accadendo in Cina, ma senza particolari ansie, perché il problema sembrava lontano. Poi, con il passare delle settimane, quando il problema è arrivato in Italia, le preoccupazioni sono cresciute. E anche la consapevolezza.

"In Spagna l'opionione diffusa era che in Italia si stesse esagerando. Anche virologi accreditati parlavano di un'influeenza, aggressiva ma solo per chi aveva già patologie. Esattamente come era successo in Italia. Noi non sapevamo bene da che parte stare, non capivamo quale fosse la verità. Poi ci sono stati i primi casi qui a Tenerife. In particolare quello di un medico italiano in vacanza, che ha costretto in quarantena un intero albergo, circa 1000 persone. I contagi sono stati prima qui che nel continente. Ed erano tutti legati all'Italia. Quasi ci sentivamo in colpa, a disagio", racconta Gianluca.

Poi i primi contagi a Madrid, Barcellona, le prime misure, a pezzettini, esattamente come in Italia.

"Noi siamo in quarantena dal 13 marzo, quando sono state chiuse le scuole. Lo stop totale, salvo le attività essenziali, è iniziato ancora dopo. Le disposizioni sono diventate via via più restrittive. E su questo mi sento di essere molto critico con la Spagna. Doveva agire prima, aveva l'esempio di ciò che stava accadendo in Italia. Invece ha sminuito e adesso è in ritardo di almeno due settimane, con conseguenze che saranno pesantissime in termini di vite e di economia. Secondo me qui la situazione è addirittura peggiore, in proiezione" commenta ancora. 

Gianluca e la sua famiglia stanno bene, si stanno godendo la clausura forzata stando insieme. "Cerchiamo di vivere questo momento con atteggiamento positivo, tenendo il morale alto", evidenzia.

E poi una stoccata alle istituzioni. "Io sono qui in Spagna come tanti italiani. Siamo tutti registrati all'Aire (anagafe italiani residenti all'estero). Ci saremmo aspettati un contatto, una mail dal Consolato, un segno di vicinanza di qualunque tipo. Siamo comunque sempre stranieri. Bastava un: se avete bisogno di qualcosa, siamo a disposizione. Invece nessuno si è fatto vivo, come se non fossimo italiani!".

Barbara Simonelli

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