Sanità - 27 marzo 2020, 17:55

Il Covid-19 e le case di riposo: "Lavoriamo in rete, istituzioni e terzo settore. Obiettivo deve essere il benessere degli anziani e di chi se ne prende cura"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera del presidente dell'Associazione Provinciale Cuneese Case di Riposo Pubbliche e Private

Foto generica - Pixabay

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In questo momento di emergenza sanitaria globale, la nostra Associazione ritiene doveroso farsi portavoce delle residenze per anziani (a qualunque titolo autorizzate), che ogni giorno, con i loro operatori, affrontano l’impresa di continuare, nonostante tutto, a prendersi cura dei propri ospiti.


Si tratta qui di circa 4100 anziani, seguiti da 1700 operatori socio sanitari, 280 infermieri, 80 fisioterapisti, 60 educatori professionali, 35 direttori sanitari, 50 psicologi, distribuiti nelle 72 strutture operanti nella provincia di Cuneo, che l’Associazione rappresenta attraverso il “gruppo dei direttori di struttura”.


L’emergenza COVID19 costringe anche le case di riposo ad affrontare difficoltà e rischi eccezionali, in un contesto di generale incertezza. In particolare, ci si interroga su quali misure potrebbero realisticamente essere messe in atto, nel caso in cui fosse richiesto alle case di riposo l’ingresso di ospiti risultati positivi al tampone per il COVID19, o anche di ospiti al momento negativi, ma comunque a rischio. Tali inserimenti richiederebbero ulteriori risorse in termini di spazi, strumentazioni e personale che al momento le RSA non sono in grado di reperire: basti pensare a quanto sia già difficile, per le strutture, trovare sufficienti dispositivi di protezione, come le mascherine. Il numero di mascherine a disposizione degli operatori, infatti, continua a essere insufficiente, nonostante gli sforzi nel reperimento delle stesse da parte delle singole amministrazioni. La necessità è urgente e inderogabile, senza contare che alle case di riposo, finora, sono state fornite soltanto mascherine di tipo chirurgico, ma non mascherine di tipo FFP2 e FFP3, che sono altrettanto necessarie e si può prevedere lo saranno ancora di più nel prossimo futuro.


Il contenimento del rischio di contagio all’interno delle RSA, richiede anche una diagnosi tempestiva dei sintomi sospetti: un ruolo fondamentale, in questo senso, può essere rivestito dal direttore sanitario. Pensiamo, però, che debba essere riconosciuta a questa figura una maggiore autonomia e libertà d’azione, in accordo con il medico di medicina generale, in quei casi in cui quest’ultimo non sia disponibile.


In ultimo, ma non per importanza, vogliamo evidenziare come l’emergenza renda sempre più problematica l’organizzazione del personale, soprattutto in previsione di un aumento del numero di operatori che dovranno ricorrere a permessi per malattia o a auto quarantena, avendo avuto contatti a rischio nell’ambiente lavorativo o extra lavorativo. Il problema della mancanza di personale si potrà ulteriormente aggravare in seguito alla chiamata di operatori OSS e infermieri da parte degli ospedali.


A fronte di una situazione tanto problematica, la nostra Associazione ribadisce l’importanza di lavorare in rete, istituzioni e terzo settore, per creare un fronte unito e trovare insieme le strategie più efficaci per continuare a operare. Il nostro obiettivo è sempre unicamente quello di contribuire, per quanto possibile, alla salvaguardia del benessere degli anziani e di chi si prende cura di loro.


Un ringraziamento speciale, in tal senso, va a tutti i responsabili e operatori delle nostre case di riposo che, in questi giorni di chiusura forzata delle strutture, si stanno prodigando anche per mantenere le attività di animazione e di socializzazione a favore degli ospiti, al fine di evitare loro di soffrire la solitudine, vista l’impossibilità di vedere i propri cari, salvo che attraverso le video chiamate.

Il presidente Silvio Invernelli

Al Direttore

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